Religiosità in Friuli e Nordest: bassa la fiducia nella Chiesa. Pochissimi giovani a messa

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Aquileia 2

Pur dimostrandosi ancora ben diffusa e forte nel Nordest, la religione cattolica assume connotati che dimostrano il crescere della sfiducia nella istituzione chiesa. Lo si rileva dall’interessante studio dell’Osservatorio Socio religioso del Nordest su un campione di 2500 persone dai 18 ai 75 anni, presentato alla stampa e tema di studio verso il convegno ecclesiale delle chiese del Nordest in programma d Aquileia dal 13 al 15 aprile.

Ecco alcuni dati in sintesi (Documentazione più approfondita la si può trovare qui, sul sito del settimanale diocesano La Vita Cattolica):

Credenti:

Credono nell’esistenza di Dio il 56%

Sono incerti il 33,9%

Sono non credenti il 9,3%

Identità religiosa:

Cattolici senza riserve: 19%

Cattolici con qualche riserva: 34,9%

Cattolici “a modo mio”: 29,9%

Altre confessioni cristiane: 3,1%

Altre religioni: 0,6%

Nessuna religione: 12,5%

Frequenza alla messa:

Ogni settimana: 26,5%

2/3 volte al mese: 11%

Una volta al mese: 5,7%

Ogni anno: 37,5%

Mai: 17%

Frequenza alla messa una volta a settimana (per età):

Dai 60 ai 74 anni: 48,1%

dai 45 ai 59 anni: 27,3%

Dai 30 ai 44 anni: 23,1%

Dai 18 ai 29 anni: 13,4%

Giudizio positivo sulla chiesa (per età):

Dai 60 ai 74 anni: 47%

Dai 45 ai 59 anni: 36,5%

Dai 30 ai 44: 29,8%

dai 18 ai 29: 15,5%

Cosa le fa problema nella Chiesa cattolica?

Distanza tra Papa/vescovi e vita della gente: 70,1%

Modo uso suoi beni: 66,1 %

Morale sessuale: 65, 1% (seguono altre voci)

Altri temi:

Divorzio: è grave? Per il 61% poco o niente

Convivenza: per il 79% è poco o per niente grave

Sesso pre matrimoniale: 73% abbastanza d’accordo

Questi alcuni passaggi di commento da parte di monsignor Lucio Soravito De Franceschi, vescovo di Adria-Rovigo e vice presidente del comitato preparatorio Aquileia 2 che indica come secondo lui debba mutare la pastorale per intercettare le istanze emerse: “Dobbiamo impostare un’azione pastorale non chiusa dentro la parrocchia, ma che si svolge là dove la gente vive e che privilegia l’incontro diretto con le singole persone. Con una battuta: dobbiamo passare dalla pastorale delle campane a quella dei campanelli. Pastorale delle campane vuol dire chiamare la gente in chiesa e servire quelli che vengono; pastorale dei campanelli vuol dire andare là dove la gente vive. Io come prete e come vescovo mi sento chiamato non a reggere un’istituzione, ma a vivere delle relazioni con le persone. [...] Dobbiamo creare occasioni di dialogo, mettersi in ascolto, non mettersi a far le prediche, ascoltare e accogliere nella diversità. [...] Occorre ripensare la pastorale parrocchiale in funzione di quelli che non vengono più nelle pratiche religiose. Bisogna uscire da una immagine vecchia di parrocchia che si riduce a fare un po’ di messa e sacramenti. [...] Prendere sul serio l’area dell’incertezza: sappiamo che quelli che ammettono l’esistenza di un essere trascendente è ancora alta, però quelli che credono, lo fanno con grande incertezza, è un terreno favorevole alla ricerca religiosa. E’ necessario imparare a interloquire col dubbio, non mettersi a fare spiegazioni, dimostrazioni, asserzioni. Certo nel dubbio, oltre che ascoltare è importante che ognuno di noi porti la sua personale esperienza di fede. Più che fare un elenco di dotrrina, dobbiamo raccontare la nostra esperienza di vita, perc questa esperienza può essere significativa per tutti”.

 

sabato 18 febbraio 2012
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 13 Commenti

Luca Marin
18 febbraio 2012, 03:28

Il tema è cosi vasto e complesso che neppure una discussione quanto mai approfondita su Carnia.la potrebbe trarre delle conclusioni (peraltro parziali). Ad ogni modo penso di poter aprire questo topic con una mia brevissima impressione sulla “religiosità nel Nord-Est”. Alcuni anni fa mi sono “imbattuto” in un denso articolo di Claudio Magris dal titolo “Piazze piene ma chiese un po’ vuote”, eravamo nell’anno giubilare 2000. Bé pur non avendo la pretesa di essere esaustivo, penso che su alcuni temi odierni del rapporto società-chiesa-religione l’articolista abbia colto nel segno quando dice: “In questi ultimi vent’ anni la secolarizzazione e la scristianizzazione si sono allargate a macchia d’ olio, nient’ affatto contrastate dalle spettacolari e oceaniche manifestazioni di devozione di cui il Papa è così sapiente regista (si riferiva a Giovanni Paolo II). C’è una stridente contraddizione. Da un lato la Chiesa mostra un novello vigore, mobilita le piazze e le masse, è al centro dell’attenzione e dell’omaggio dei grandi mezzi di comunicazione e dell’intellighenzia laicista che, sino a pochi anni fa, guardava ad essa con spocchioso dileggio, con la sufficienza snob riservata ai parenti poveri e considerati culturalmente retrogradi. D’altro lato il cattolicesimo influenza sempre meno, concretamente e formalmente, la vita e la società. Dal matrimonio in chiesa all’osservanza di comandamenti e precetti, la pratica religiosa scompare sempre di più dalla realtà sociale, senza che nemmeno ce se ne accorga; ad esempio anche molti fedeli prendono la Comunione così come capita, secondo lo stato d’animo del momento, senza preparazione e senza aver ponderato la necessità o meno di confessarsi. Questo indistinto svaporare della vita religiosa non preoccupa, ovviamente, i non-credenti e non-praticanti … Un tempo per la Chiesa c’era forse il pericolo – pericolo da sinistra, per così dire – che il cattolicesimo annacquasse la dimensione trascendente in un impegno esclusivamente sociale e che l’ idea di redenzione, come diceva preoccupato il grande Augusto Del Noce, venisse assorbita in quella di rivoluzione. Ora per essa c’è invece il ben più grave pericolo – da destra, per così dire – che il karaoke universalmente imperante inglobi e polverizzi il cattolicesimo in uno spettacolarismo che riempie ogni tanto le piazze ma lascia ogni giorno più vuote le chiese. Immagino che nessuno ne sia così turbato come il Papa, consapevole che nella gazzarra del karaoke, nella sua beata e beota apologia del mondo e delle sue pompe (cui nel Battesimo si promette di rinunciare) e nella sua indifferenza al dolore, il lievito cristiano rischia di perdersi e svanire” (fine citazione).
Intendiamoci, rimango dell’idea che la Chiesa debba “cogliere i segni dei tempi” con una forma mentis che lo stesso mons. Soravito ha in parte colto nel suo intervento. Si veda per esempio i dati indicativi degli intervistati sulla morale sessuale e sulla distanza tra le alte gerarchie Ecclesiastiche e la comunità dei fedeli. Mi chiedo però: quale è la formazione dottrinale dei giovani credenti? Quali messaggi vengono annunciati? Possiamo affermare che la dottrina sociale della Chiesa ha dei testimoni validi?
Tralascio per questione di spazio i temi “caldi” presenti nel dibattito odierno (ICI, sovvenzioni, aspri conflitti nelle stanze vaticane, etc.). Insomma tanti interrogativi.

Veronica
18 febbraio 2012, 11:05

Io faccio parte di quei giovani che né vanno a messa, né credono in Dio e nei valori cristiani. Se tempo fa la Chiesa era fisicamente e spiritualmente molto più diffusa nella società rispetto ai nostri giorni, penso che questo sia dovuto a moltissimi fattori (che tutti noi immagino conosciamo o deduciamo). Tra questi la mancanza di problematiche come la povertà e l’ignoranza. Insomma, i tempi sono cambiati. Dal mio punto di vista, se i giovani non trovano più nella Chiesa un’istituzione in cui riconoscersi, evidentemente sta finendo un’epoca, si sta esaurendo (lentamente) il predominio politico, sociale e morale del cattolicesimo. A mio avviso – e mi dispiace urtare la sensibilità di qualcuno – non è poi così sconfortante. Anche se atea, non credo di essere una persona senza vivacità interiore o priva di valori sociali, anzi.

alessandro collavino
18 febbraio 2012, 13:32

difficile argomento da trattare su Carnia.la ma ci provo lo stesso facendo alcune riflessioni, la chiesa siamo anche noi (quelli che ci credono ovviamente) vogliamo che cambi ma noi non vogliamo cambiare mettiamo in discussione tutto e tutti tranne noi stessi di solito e allora mi chiedo perchè non cerchiamo di capire il perchè di certe regole o di certe indicazioni e ci fermiamo a domande banali (fatte ad arte secondo me) e a risposte banali? Ormai è diventato tutto normale tra i cattolici e i non cattolici poi le conseguenze già si vedono e si vedranno ancor di più … come si fà a dire che il divorzio è poco o per niente grave per esempio, provate a chiederlo alle maestre se è vero. Mi pare che stiamo diventando tutti individualisti e la famiglia è un’esperienza della vita se funziona bene altrimenti pazienza si costruisce poco con questo criterio diventa tutto incerto e al primo terremoto crolla tutto non parlo solo di cattolici… è strano vedere come poi si chieda il battesimo e il funerale in chiesa poi nel mezzo si vive come si vuole,è faticoso credere, mettersi in discussione, essere noi parte viva della chiesa, la strada cattolica è difficile da seguire ma ho avuto modo di vedere che spesso le scelte difficili sono quelle giuste quelle piene d’amore se vogliamo una vita che abbia senso una vita piena dobbiamo fare fatica sia che crediamo sia che non crediamo ognuno scegliendo la propria strada, dobbiamo costruire basi solide relazioni importanti altrimenti i servizi sociali, gli psicologi e forse anche i preti se ce ne saranno… avranno parecchio lavoro.
p.s. guardatevi questo video (la chiesa altrove la grande storia) io dico sempre se c’è una cosa positiva su 1000 guardiamo quella e proviamo a fare di meglio se ci riusciamo ripeto ognuno secondo le proprie convinzioni http://www.lagrandestoria.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-2f85488f-9e22-4e42-b838-607ad5f961ab.html

Plupieri
18 febbraio 2012, 14:16

Quoto Alessandro Collavino..Lo dico da agnostico, piu’ volte ho cercato di riavvicinarmi alla Chiesa, diciamo alla fede meglio, anche in momenti difficili, poi ne ho ravvisato la strumentalità (la mia intendiamoci..) “sol quanc ca ti comude o tu as bisugne”..ho pensato “mase facil”..In effetti ho sempre ritenuto per esempio che morire vicino a Dio, e’ sempre (forse?) meglio che morirci lontano..Ma vale la pena credere solo per la paura della morte quando in vita non hai la forza o la voglia di mantenere coerentemente la scelta? E’ difficile al giorno d’oggi, quasi impossibile, vivere secondo precetto evangelico, e’ difficile persino provarci..Perciò me ne sto lontano, non dico che vivo nel peccato, ma certo nemmeno nella virtù (non ci riesco..)
Tuttavia caro Alessandro senza dar colpe inutili ai preti che sono uomini come noi e quindi per natura fallaci, ravviso che all’interno della Chiesa, anche a Tolmezzo, la forma ha preso il sopravvento sulla sostanza, anzi essa stessa è diventata sostanza..Cosi’ come spesso la Chiesa nella storia non ha offerto limpide occasioni di dimostrare la sua vicinanza a Dio, cosi’ quelli come me ne approfittano per dire che comunnque mai ci riuscirebbero..
Con amicizia.

Mauro Biscosi
19 febbraio 2012, 08:47

Mi permetto di intervenire senza la pretesa di avere in mano la soluzione alla tematica posta anche perché, come già detto, in poche righe non si può trattare un tema così delicato, ma non complesso.
Pur essendo un peccatore esattamente come tanti altri (forse più di altri avendo fatto esperienza della Verità e della Bellezza), mi piace definirmi un cattolico in Servizio Permanente Effettivo.
Occorre fare una premessa indispensabile
A mio parere la questione centrale è che, purtroppo, l’epoca che viviamo, come in un’invisibile nube tossica, ha derubricato il fatto cristiano ad una delle tante ideologie a produzione umana, motivo per cui se tutte le ideologie sono giuste, nessuna è giusta. Se questo è certamente vero per le ideologie non lo è per il fatto cristiano (cioè Cristo) né per il suo “corpo mistico” (cioè la Chiesa). E questo per il semplice motivo che Cristo non è stato un’idea ma un uomo, un fatto storico in cui ci si poteva imbattere e ci si può ancora imbattere.
E’ per questo che milioni di persone sono state affascinate da Giovanni Paolo II o da Madre Teresa o da tutti coloro che, totalmente presi da Cristo, diventano essi stessi strumento attraverso cui Cristo incontro ognuno di noi.
La Chiesa (cioè noi), però, è fatta di uomini, anche peccatori: non deve perciò scandalizzare se gli uomini di Chiesa (consacrati e laici) sbagliano. Sono pronto ad essere lapidato da chi non sbaglia!
Ciò che la Chiesa deve riprendere a fare (e in questo senso fra 30-40 anni, quando rilegerremo il pontificato di Benedetto XVI senza il paraocchi ideologico capiremo dello straordinario valore di quest’uomo) è riprendere (o continuare laddove già lo fa) a proporre e parlare di Cristo, unica risposta alle domande fondamentali dell’uomo. E deve cominciare a farlo anche nelle prediche dove (se si eccettuano pochi casi come i nostri sacerdoti tolmezzini) sempre meno si pronuncia la parola Cristo. Non serve l’interpretazione di Cristo (spesso sbagliata anche da parte di alcuni preti post-moderni). Serve parlare di e far conoscere Cristo. Il modo con cui farlo poi lo ispirerà lo Spirito Santo: può essere l’aiuto al bisognoso come la mostra di arte sacra di Illegio, lo spettacolo teatrale come gli esercizi spirituali, e così via perché dipende dal carisma di ognuno.
Ciò che è decisivo è che la proposta di Cristo sia radicale: è ciò che affascina migliaia di giovani anche nella nostra epoca, che, paradossalmente, pur vivendo una stagione umana nella quale tutto sembra permesso e libero, anelano ad un bene più grande e totalizzante che li renda felici., Per questo, proporrei a Francesco Brollo un’inchiesta su quanti sono i giovani che,incredibilmente, scelgono la vita monastica o che riempiono santuari come Fatima o Medgiugorie.
E’ probabile che venga tacciato per impudente e incoerente integralista cattolico: ve l’avevo anticipato in premessa, sono un cattolico peccatore in S.P.E.

Laura Matelda Puppini
20 febbraio 2012, 21:50

Perchè qualcuno non si è chiesto quanti siano coloro che ritengono di muovere il prorio cammino pesonale sula base dei principi evangelici che sono tra l’altro: Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso? Gesù non disse che per seguirLo si doveva andare a Messa, salutare i sacerdoti, e quant’altro. Ma ora si fanno le indagini su quanti riempiono le chiese ed i banchi la domenica, per scoprire i veri cristiani, e si quantificano quanti sono contro l’aborto, garantito dalla legge dello stato entro i tre mesi dall’inizio della gravidanza, dopo un rigido protocollo,e contro i rapporti prematrimoniali ( consenzienti o meno?)contro il divorzio per chi non riesce a farsi annullare il matrimonio anche consumato (cfr,. Carolina di Monaco) dalla Sacra Rota. E tra l’altro, come disse Raniero La Valle, questi sono argomenti del mondo non dello spirito. Si urla:LA VITA deve essere tutelata. E si distrugge e si demonizza la donna per salvare un embrione di tre mesi neppure, e i medici, in barba al fatto che vengono pagati dallo Stato si rifiutano di metter in pratica la legge. E Dio c’entra ancora con questa Chiesa? Raniero La Valle disse, provocatoriamente, che Dio è stato gettato fuori dalle mura di Gerusalemme, e che ora si sono confusi temi del mondo con quelli dello spirito. E ancora: a quale Dio ci rivolgiamo? Ricordo a proposito una frase di De Andrè: “Non avrai altro Dio all’infuori di me,spesso mi ha fatto pensare:gente diversa venuta dall’est diceva che in fondo era uguale. Credevano ad un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male.” Quanto male, invece, si è fatto sbandierando il vessillo della croce? Quanto?

Tobias Fior
21 febbraio 2012, 00:47

La religione è ben diversa da quanto predicato dalla Chiesa. Credo che ognuno debba muovere i suoi passi non su quanto i preti predicano, ma sul bisogno di avvicinarsi alla Divinità, qualunque essa sia. Dio è ovunque non è necessario andare in una chiesa per pregarlo, quando ci si trova in un prato enorme, vasto, o su una montagna, o in una spiaggia, se ci si concentra si coglie la presenza di Dio. In qualunque posto ti trovi puoi pregare Dio, inginocchiarti e pregarlo non con l’Ave Maria o il Salve Regina o qualunque altra preghiera che ci hanno insegnato, ma con le parole che ti sgorgano dal cuore. Quelle sono le vere preghiere, quelle che nascono dal cuore.

pravettonicarcarlo
21 febbraio 2012, 09:48

le statistiche!?!?!?! se è accertato quasto calo di fede, una responsabiltà ha da esserci. Ci saranno dei motivi per cui uno non si è avvicinato o si è allontanato.E sullo specifico non vado oltre per non generalizzare! In sintesi dice bene Fior, un conto è la chiesa del prete e un altro è la chiesa del Signore. La chiesa del Signore sta ovunque uno trovi pace con se stesso, lì abbiamo la testimonianza della sua esistenza:

Geltrude
21 febbraio 2012, 09:56

Il tema sul grado di religiosità della nostra terra friulana è davvero molto interessante.
Vi si rispecchia in gran parte la caratteristica del nostro tessuto sociale, fatto di gente laboriosa, silenziosa, dura e severa nel carattere, ma anche molto critica e bacchettona.
Sono indubbiamente molte le occasioni, promosse dalla Chiesa locale, per riunire, amalgamare, discutere, ma non credo che in questi appuntamenti la partecipazione sia effettivamente attiva come ci si dovrebbe auspicare. Molti partecipano per il semplice “timbrare il cartellino” ma non sapremo mai le loro problematiche, i loro dubbi, i loro propositi, dato che a parlare in queste assemblee sono sempre i presunti maestrini o maestrine, che messi a capo di certe associazioni, dimostrano da una parte di aver letto “il libro”, ma poi nella vita civile e sociale di tutti i giorni, producono spesso con l’esempio, ignoranza e insensibilità, anche se queste fanno naturalmente parte dei nostri limiti umani.
E’ questa la vera crisi della partecipazione alla vita cattolica. La Chiesa, suo malgrado, ha fatto intravedere in alcuni cittadini la possibilità di una carriera politica e chi assiste a certi teatrini, può facilmente esserne nauseato. E’ infatti tra i temi di questo blog, la stucchevole polemica tra alcuni esponenti dell’UDC locale, quelli cioè dello SCUDO CROCIATO. Persone che rappresentano molto bene questa o quella iniziativa/assemblea di stampo Cattolico, ma poi nel compitino della politica, sono dei veri e propri coccodrilli mangia-budelle. E non venite a raccontarci che c’è in gioco il futuro dei nostri figli, perché a quello sono dedicate solo le esclusive preoccupazione dei genitori. L’UDC di CASINI è infatti troppo impegnato a quanto pare, a lavare le mutande di Monti, ad asciugare le lacrimucce della Fornero e a difendere le esenzioni dall’ICI/UMU non delle case dei vecchietti, ma di quegli immobili della Chiesa, che molto spesso, anzi spessissimo, producono soldi.
Il giornalista Antonio Socci sostenne in un suo articolo di dicembre 2011, “Perché il governo Monti ha usato l’Ici per realizzare gran parte della sua stangata sulle famiglie e sui pensionati e perché la Chiesa – basti vedere l’Avvenire – è stata una sfegatata sostenitrice di tale stangata. Che “a pagare siano ancora le famiglie”, come ha denunciato il Forum delle associazioni familiari, è diventato irrilevante: gli italiani – per il giornale dei vescovi – devono pagare e zitti.
La crisi della partecipazione è proprio questa. Se anche la Chiesa ignora i sacrifici che gli italiani onesti e lavoratori già facevano tutti i giorni, compresi quelli del pagamento di tutte le tasse, come può la Chiesa stessa ignorarli, concedendo anche l’appoggio morale ad una ulteriore e vessatoria stangata come quella che Monti ci ha rifilato? E dove sono gli editoriali di Avvenire o Famiglia Cristiana, che condannano la difesa ad oltranza delle Lobby degli Avvocati, dei Notai, dei Farmacisti? E le condanne alla difesa delle rendite parlamentari?
Ecco dove manca secondo me la Chiesa. Come facciamo noi credenti a non vederla diversa da quei terribili partiti politici che in tutti questi anni hanno solo pensato al proprio finanziamento. Cane non mangia cane?
Bisogna tornare tra la gente e ascoltarla. Se invece pretendiamo di chiamarla a corte perché dietro una morale si cela la falsa legittimità di un voto politico, allora sarà meglio rinunciare, ma la crisi andrà sempre più in avanti e sarà inutile interrogarsi per quali altri motivi.

pravettonicarcarlo
21 febbraio 2012, 17:53

…quoto GERTRUDE, la seconda parte più interessante. I politici rappresentano solo se stessi.

Luca Marin
28 febbraio 2012, 05:25

@Mauro Biscosi. Il tema è interessante e giustamente va approfondito in altre sedi che non siano solo carnia.la. L’interesse personale è dovuto – oltre ad un background cattolico, come tanti del resto – al fatto di aver studiato un po’ di storia della Chiesa. Molte volte nel passato ho sentito dire come lei nel suo commento n5: la Chiesa è fatta di uomini e come tale sbaglia. Bene, è non sarò io di certo a “lapidarla”! Una cosa però mi preme sottolineare. Non so quanti, anche tra coloro che si professano cattolici, sanno che l’infallibilità del Papa rientra nelle verità di fede (proclamata dal Concilio Vaticano I nel 1870 sotto il pontificato di Pio IX). Inoltre nel Catechismo del 1992 è stato ribadito il seguente concetto: Cristo, che è la verità, ha voluto rendere la sua Chiesa partecipe della propria infallibilità. Quindi un’estensione della stessa. Come la mettiamo in questo caso? Dopo il Concilio Vaticano II ci fu senza’altro una limitazione di tale infallibilità ma tuttora si persevera nel dire che o l’errore non c’era oppure non c’era stata una decisione infallibile. Per errori si intendono non quelli attinenti esclusivamente a materie di fede che potrebbero interessare esclusivamente la comunità dei credenti, ma anche a quelli in materia di morale (parità uomo-donna, libertà di coscienza, etc.) che tanto fanno discutere nel tempo presente. Bene penso che anche su questo la Chiesa debba fare un radicale ripensamento e penso che anche su tale tema si debba discutere nelle comunità parrocchiali, tanto per rimarcare la mia convinzione sulle idee espresse da Magris riportate nel mio precedente commento.

Geltrude
28 febbraio 2012, 08:47

Luca Marin; secondo me mancherebbe però da decifrare che cosa sia per l’uomo l’infallibilità. La perfezione d’altronde non è cosa di questo mondo!
Possiamo però intuirne il concetto e più questo ci risulta comprensibile, più ci allontaneremmo dal nostro vivere di questa terra.

La crisi della Chiesa è la crisi dei valori, di ciò che in qualche modo avvicina il pensiero dell’uomo a quello di Cristo. La perdita di fiducia non è nella parola di Dio, ma in quelle istituzioni che speculano e si nascondono dietro di lui, per giocherellare a fare i bravi manifestando una facciata seria e impegnata, ma che in realtà, fanno i furbetti per raggiungere i propri scopi professionali e politici.

C’è poi una grande confusione nel pensiero dell’uomo, dovuto ai bombardamenti mediatici che hanno inevitabilmente diviso le opinioni e le coscienze.
Il caso Englaro è emblematico.
Se poi parliamo della globalizzazione, allora la confusione è totale. Da una parte ha fatto emergere dei conflitti con altre religioni, tradizioni, culture, dall’altra ha fatto toccare con mano il grave problema economico che ci sta travolgendo.
E le risposte sia da parte della politica che da parte della Chiesa…pare non siano state sufficienti ad evitare che la gente si sia persa in una sbandata generale, che ancora stiamo vivendo.

L’uomo ha bisogno di speranze, ma anche di risposte. Questa vita del resto, la dobbiamo vivere.

Andrea Mazzolini
28 febbraio 2012, 09:00

La chiesa è un fenomeno UMANO e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.

Saluti

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