Domenica: tempo di riposo o di compere?

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Proponiamo alcune riflessioni riguardanti la domenica, alla luce delle liberalizzazioni degli orari nel commercio volute dal governo. Si tratta delle parole dell’Arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, pronunciate martedì nella conferenza stampa dopo la festa di S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Poi quelle del presidente della Provincia Pietro Fontanini, diffuse ieri in un comunicato stampa. Infine quelle di Giovanni Da Pozzo, presidente di Confcommercio Udine, diramate in una nota stampa, a sostegno della posizione di Mazzocato.

Mazzocato: “Come vescovi abbiamo sempre ribadito l’importanza domenica; ha una dimensione cristiana fortissima e di tradizione di equilibrio sociale. Se le famiglie non hanno spazio per incontrarsi, ci rimettiamo anche economicamente. Il ritmo tra lavoro e festa è una grande saggezza cristiana perché è il giorno del Signore, ma risponde anche al bisogno creaturale di avere un ritmo vitale”.

Fontanini: “Non credo sia un bell’esempio quello di esprimersi attraverso il continuo pellegrinaggio nei Centri commerciali. La funzione svolta dai punti vendita che decidono di tener aperto anche la domenica non è vitale: vi sono servizi indispensabili come quelli forniti dalla sanità o dalle forze dell’ordine. Ma non credo possa essere definito “vitale” il servizio domenicale di un addetto alla vendita di un Centro commerciale. Indispensabile solo, è evidente, a chi ne trae il profitto. Vi sono Centri che, addirittura, durante la settimana, con lo scontrino, consegnano buoni spesa validi solo per l’apertura domenicale. Siamo quindi vittime di un sistema di mercato che ci illude di essere protagonisti ma che in realtà maschera il fatto che siamo numeri, dati di un fatturato e basta. Sicuramente va rispettata l’iniziativa imprenditoriale, ma debbono essere messi dei paletti soprattutto in questo caso. Ancora. Tra chi si lamenta di non riuscire ad arrivare a fine mese, e il problema c’è ed è reale, vi è sicuramente chi ci sarebbe arrivato “meglio” se non avesse fatto quel giro della domenica dove, invece di resistere all’offerta irripetibile, ha aperto il portafoglio e ha speso”.

Da Pozzo: “Proprio i rilievi sollevati da mons. Mazzocato – il diritto al riposo, la presenza del lavoratore in famiglia, l’equilibrio persone-società – sono stati alla base della posizione di Confcommercio e degli altri sindacati di categoria che è servita a indirizzare la politica a condividere l’opportunità di una mediazione virtuosa, quella delle 29 domenica di apertura all’anno, un tetto che ha ben tenuto prima del decreto Monti e sul quale, dunque, si dovrebbe fare quadrato ribadendo l’autonomia della Regione in materia. sarebbe assurdo pensare che un consumatore dal potere di spesa tanto ridotto possa essere agevolato sotto il profilo commerciale da un regime di deregulation. Dilatare orari e aperture in un periodo di calo di consumi non fa invece altro che aumentare i costi fissi delle aziende di distribuzione. In una regione che certo non è rimasta indietro rispetto ad altre su questi temi, il dibattito sugli eccessi dell’uso delle liberalizzazioni, con conseguenze sotto gli occhi di tutti nel comparto finanziario, meriterebbe più di qualche riflessione, non solo di natura economica ma anche politica”.

 

giovedì 26 gennaio 2012
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 11 Commenti

roberto chieu
26 gennaio 2012, 17:50

Anch’io come commerciante associato a “Vie del Centro” penso che la Domenica è una giornata di Festa e come tale andrebbe santificata. Sono da sempre contrario alle forzature e, nel caso di specie, alle aperture domenicali.
La normativa regionale sul commercio, L.R. 29/2005, permette già le fatidiche 29 giornate festive di apertura (e anche di più, viste le deroghe previste per i centri storici), a beneficio soprattutto della smisurata proliferazione dei centri commerciali, responsabili della separazione dei lavoratori dipendenti (specialmente donne, quindi mamme!) dalle proprie famiglie nel giorno, la Domenica, dove invece ci si dovrebbe riunire e ritrovare. Inoltre, essendo praticamente quasi sempre aperti, obbligano anche noi piccoli commercianti a fare altrettanto per la procurata sleale concorrenza, che contribuisce ad impoverire la già debole economia montana. Trovo veramente triste e frustrante l’idea di passare la domenica in un centro commerciale, come fanno in molti, dove sono gli stessi genitori che instaurano nei propri figli quella cultura consumistica che toglie la libertà e con essa i veri valori della vita.
Santificare vuol dire ridare alle persone gioia, forza, fiducia in se stesse e negli altri. E’ necessario allora che la Festa torni ad essere non soltanto un giorno di riposo dal lavoro, ma il giorno nel quale i credenti possano dare grande importanza alla loro fede, e nel quale la vita riacquisti quella naturale bellezza che durante i giorni feriali viene inevitabilmente mortificata, a causa della fatica del lavoro, dello studio, a causa dei problemi della vita quotidiana.

Alberto Boiti
27 gennaio 2012, 15:47

Credo che ci sia un errore di inetrpretazione, di fondo, che deriva dall’impostazione corporativistica del commercio e del lavoro.
Poter aprire senza limitazioni non significa doverlo fare.
Le 29 domeniche di apertura, se contemporanee, fanno certamente aumentare i costi fissi senza ottenere un vantaggio per le aziende, la spesa è più o meno sempre quella, e pochi vantaggi pe i consumatori, cosa faranno durante le altre domeniche?
Lo stesso vale per gli orari: se tutti aprono e chiudono alla stessa ora quali sono i vantaggi?
Se le organizzazioni dei commercianti si dessero da fare per distribuirsi equamente nel corso dell’anno le aperture festive e lasciassero liberi i propri associati, e non, di organizzare il loro orario senza parlare di concorrenza sleale, non sarebbe meglio?
E se fossi impiegato nel commercio, mamma o papà, non avrei piacere forse di poter passare un pomeriggio di un giorno qualsiasi con i miei figli? Senza essere obbligato a migrare in branco come una pecorella?
E i sindacati potrebbero trattare correttamente sulle eventuali compensazioni per il lavoro a turno, se effettivamente più disagevole, senza preclusioni.
Quanto alle offerte mirabolanti preferirei che si stimasse di più il consumatore, ritenendolo in grado di distinguere e spendere oculatamente, il lunedì come la domenica. E mi risulta che una grande azienda, di quelle che cambiano il traffico nella zoana in cui si insedia, gli sconti li offra proprio nei giorni feriali.
Insomma, queste opinioni mi paiono miopi e molto ideologiche, schierate a difendere la propria politica o interesse.

gianni
27 gennaio 2012, 16:12

Il “valore” delle giornate festive sono nelle civiltà mature e adulte, momenti di riposo, svago, coltivazione dei propri interessi privati (dalla cultura al divertimento, dall’intensificarsi degli affetti personali alla professione e per i credenti, della propria fede).
È cosi in gran parte dell’Europa, anche perché siamo ormai in una nuova epoca: fuori dal consumismo della fine del secolo scorso e fuori dall’illusione di una crescita continua dell’economia e del reddito.
È poiché la crisi in atto è la conseguenza di questo sistema consumistico e decadente di valori, ritengo che nelle domeniche e nelle feste si devono “consumare” soprattutto i beni relazionali tra le persone, prima ancora che quelli materiali.
Si rispetti anche chi non vuole scimmiottare l’american-life e il fast-life, ma che vuole uno stile di vita più lento, più adeguato ai tempi dell’uomo e delle relazioni sociali.

Ma siamo sicuri che liberalizzazione tout court degli orari farà aumentare il Pil?
Non ha senso liberalizzare gli orari dei negozi, ben sapendo che si fa un regalo ai poteri forti della Grande distribuzione e si penalizza cosi il negozio di vicinato che è invece da tutelare.
La sua funzione, oltre le finalità meramente commerciali, da sempre agisce da collante sociale e da presidio del territorio quale medicina alla malattia del degrado e delle sacche di insicurezza sia nei centri storici che nelle periferie e nei piccoli comuni.

Sicuramente meglio un più equilibrato modello di sviluppo!!

Alberto Boiti
27 gennaio 2012, 17:49

Io parlerei del valore del tempo, non delle giornate festive.
Intrupparsi a sciare, a lignano o mauthen o dedicare il proprio tempo alla famiglia solo alla domenica mi sembra riduttivo.
E perchè mai i negozi “di vicinato” devono aprire tutti alle stesse ore, chiudere gli stessi giorni?
Se potessero farebbero anche le ferie negli stessi giorni, naturalmente per tipologia!
I ritmi dell’uomo e della natura sono giornalieri, lunari, stagionali ma non certo settimanali.
E sono ben gli orari stretti dei negozi che mi costringono a correre assieme a tutti gli altri alla sera o al sabato quando sono libero dal lavoro a fare le compere anche vitali e non consumistiche.
Non è nemmeno un problema di crescita del PIL in senso stretto ma di concorrenza e possibilita migliori per i consumatori.

Il temine “tutela” spesso nasconde interessi ben precisi di categorie poco disposte ad innovarsi e fare vera impresa. O vera rappresentanza sindacale, se è per questo.

gianni
27 gennaio 2012, 22:59

A proposito di “tempo”
Viviamo in paesi ricchi, ci siamo affrancati dalla povertà di massa e abbiamo accesso ai beni di consumo, all’istruzione, alla sanità, a una vita più lunga e sana.
Pure ognuno di noi avverte nell’aria il serpeggiare di un’insoddisfazione diffusa, di un malessere e un disagio psicologico che si esprimono in una dolente litania che passa di bocca in bocca: la mancanza di tempo.

Viviamo di corsa in mezzo a individui frettolosi.
E a mancare è prima di tutto il tempo delle relazioni con gli altri, sacrificate sull’altare del benessere materiale, che conosce solo due imperativi: lavoro e consumo.

Siamo più ricchi di beni e sempre più poveri di relazioni.
Ecco perché siamo sempre più infelici.
È questo il quadro desolante confermato dagli studi di varie scienze sociali sulla “felicità” nei paesi a più alto grado di sviluppo.

Ma davvero per divenire più ricchi economicamente dobbiamo per forza essere poveri di relazioni interpersonali, di benessere, di tempo, di ambiente naturale? Davvero non esiste un’altra strada?

silvano struchel
28 gennaio 2012, 09:29

SE ANDIAMO AVANTI CON QUESTO SISTEMA DI COMMERCIO ANDREMO IN MOLTI AI SUPERMERCATI!!! (MA PER MANGIARE A SBAFFO SENZA COMPRARE NIENTE!!!!)

roberto chieu
28 gennaio 2012, 16:44

La miopia a cui si fa riferimento nel lungimirante precedente intervento è tutta opinabile, io la penso così a prescindere dalla mia professione. Non andrei la domenica in un centro commerciale per tutto l’oro del mondo, neanche se mi regalassero una Ferrari, tra l’altro non ci vado neanche nei giorni feriali, i centri commerciali mi trasmettono solo sensazioni negative, quindi, se posso, spendo a Tolmezzo dando così da vivere in prevalenza alle imprese locali.
Il discorso è la desertificazione dell’area urbana della montagna, ovvero l’inevitabile chiusura dei piccoli esercizi commerciali, e con essi l’animazione socio-culturale dei luoghi.
Ma tornando al concetto di miopia, è sotto gli occhi di tutti coloro che transitano per il centro tolmezzino, nel poter constatare quanti negozi, anche storici, hanno chiuso negli ultimi anni. Per non parlare dei centri minori della Carnia tutta, dove in paese non c’è più neanche la bottega del pane, con grande disagio per i residenti, soprattutto per gli anziani. E’ questo lo scenario che vogliamo vedere in futuro? E’ chiaro che il piccolo esercizio non può fare concorrenza alla grande distribuzione, favorita nel suo insediamento da cospicui contributi pubblici, ecco perché parlo di slealtà. Concordo col fatto che tutte queste liberalizzazioni non faranno sicuramente aumentare il PIL, a tal proposito mi sembra che questo Governo stia razzolando nel buio, facendo divampare pericolosi focolai di disagio popolare. Per essere credibile avrebbe dovuto, in via assolutamente prioritaria, tagliare i costi della politica, quelli della famigerata casta per intenderci, per essere più credibile ed in sintonia con il popolo italiano.
Perché inoltre non si pensa a porre immediato rimedio alla esasperata delocalizzazione delle imprese, a beneficio dell’economia del sol levante, secondo me punto nevralgico della crisi, favorendo in questo modo una reale crescita per il Paese? Ricordiamoci che se non si produce ricchezza i consumi non potranno che diminuire, così facendo risolveremo definitivamente il problema delle aperture domenicali chiudendo le nostre attività per sempre, allora non ci resterà che emigrare negli States per poter effettuare comodamente i nostri acquisti 24 ore al giorno…bye, bye!

Plupieri
28 gennaio 2012, 19:36

Chieu apprezzo lo spirito del tuo intervento, tuttavia è evidente che a Tolmezzo la chiusura degli esercizi commerciali alle sette, meno, sottolineo meno cinque.(tutti insieme come un monolite).non agevola..Non voglio dire che alle sette e un quarto comprerei cose che non avrei comprato alle sette meno un quarto, ma la liberalizzazione degli orari pone ognuno di Voi di fronte alla scelta di liberamente riorganizzare, certo il Vostro tempo libero, ma anche il vostro tempo di lavoro e l’offerta oraria (quindi anche qualitativa) complessiva..Cosi pare va il mondo, non dico che sia un bene, dico che bisogna abituarsi..

denis furlan
29 gennaio 2012, 14:34

In Austria,il piu’ grande centro commerciale d’europa,domenica e’ CHIUSO

roberto chieu
30 gennaio 2012, 00:32

Plupieri, in merito agli orari hai ragione, però è una cosa che non mi riguarda perchè, nel mio piccolo, orari proprio non ne ho, nel senso che se entra un cliente dopo l’orario di chiusura, anche se mi rendo conto che di questi tempi è pura utopia, lo accolgo con spontanea cordialità professionale.
Ma l’oggetto della discussione riguarda comunque le aperture domenicali, che anche oggi si sono puntualmente verificate in diversi centri commerciali regionali.
Urge convocare un tavolo di concertazione con i soggetti interessati per definire una nuova normativa regionale che regolamenti il diversificato settore del commercio e tenga equamente conto delle diverse realtà presenti sul territorio, magari tutelando per una volta anche la piccola distribuzione delle aree marginali, ma anche questa, probabilmente, è mera utopia!
Mandi

Luca
4 febbraio 2012, 21:19

domenica negozi rigorosamente chiusi.
c’e’ tutta una settimana per occuparsi dei beni materiali, almeno la domenica le persone dovrebbero stare in famiglia o dedicare il tempo libero ai propri interessi e passioni.
andare al cinema, fare sport, leggere, ascoltare musica, incontrare gli altri….ecc, ecc….
qualsiasi cosa, ma lasciar stare negozi e centri commerciali (se vogliamo definire cosi’ le Valli di Carnia).
riprendiamoci il nostro tempo !!

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