Dalla regione 2 milioni di euro per i disoccupati della montagna

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Renzo Tondo (Presidente Friuli Venezia Giulia) illustra ai sindaci dei 104 Comuni montani l'obiettivo del provvedimento "contributi per il sostegno all'utilizzo di prestazioni occasionali di tipo accessorio (voucher)", nella sede dell'Agemont.

La regione ha stanziato due milioni (1,7 per l’acquisto dei voucher; 300.000€ per corsi di formazione che si terranno al Cesfam di Paluzza) destinati ai disoccupati delle zone montane.

Il provvedimento è stato illustrato ieri dal presidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo ad Amaro. Il provvedimento deliberato dalla giunta prevede la retribuzione dei disoccupati e altre persone in situazione di disagio, in cambio di prestazioni occasionali di tipo accessorio per lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzioni degli edifici, strade, parchi e monumenti.

Il presidente Tondo ha assicurato che se i “voucher” per la montagna dovessero ottenere un successo, nuove risorse potrebbero essere reperite in sede di variazioni di bilancio nel corso dell’anno. Come ha rilevato l’assessore Angela Brandi, i “voucher” si affiancano ad altri strumenti largamente incoraggiati e sostenuti dall’Amministrazione regionale in questo periodo di crisi, come i Lavori Socialmente Utili (LSU) ed i Lavori di Pubblica Utilità (LPU). I Comuni montani, dopo aver stilato una graduatoria e individuato così i potenziali beneficiari, potranno presentare le domande entro il 15 febbraio al servizio Lavoro e Pari opportunità della direzione centrale Lavoro dell’Amministrazione regionale, che è a disposizione per qualsiasi chiarimento.

“Da tempo gli amministratori della montagna – ha detto Tondo – mi avevano segnalato situazioni di difficoltà occupazionale e di emarginazione, con conseguenti preoccupazioni per la tenuta del tessuto sociale. Quella che offriamo non è certo una risposta globale, ne siamo consapevoli, ma pur tuttavia un importante segnale di attenzione, uno strumento che consente di incidere concretamente sul territorio”.

mercoledì 25 gennaio 2012
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 35 Commenti

Laura Matelda Puppini
25 gennaio 2012, 10:44

Non si può che plaudere a questa iniziativa concreta del Governatore della Regione che, come evidenzia egli stesso, non rappresenta una risposta globale al problema occupazionale in Carnia come altrove, ma rappresenta” un importante segnale di attenzione, uno strumento che consente di incidere concretamente sul territorio”.
Ma agli interventi in urgenza devono seguire proposte più articolate. E questo tema ci faccia riflettere sulle scelte sinora fatte per la montagna! Ieri rileggevo le delibere della giunta regionale del 22 dicembre 2011 e mi chiedevo:”A chi servono bocciodromi, ampiamenti di manneggi, polisportivi, campi da bocce, campetti per calcio a 5, finanziati pure con i soldi della cultura? A chi? E chi li ha richiesto il finanziamento degli stessi? Chi e per chi? Io continuo a sostenere che la Regione e la pubblica amministtrazione hanno, sinora e non certamente solo ora, speso moltissimo in montagna per fare e disfare, per cementare, senza un piano, senza una logica. E mi vengono alla mente i 2 milioni di euro per la riqualificazione della piazza. Ma serviva riqualificare la piazza, mentre la gente protesta sempre più per lo stato delle strade? Infine la Regione o chi di dovere dovrebbe garantire i livelli occupazionali attuali, cercando di capire se le condizioni di macchinari e strutture, ed il mercato permettano di mantenere in loco l’occupazione attuale. Ma io non so se sia possibile nè come.

conclusione
25 gennaio 2012, 13:05

I soldi son finiti Puppini. Con quelli della riqualificazione della piazza ci paga lo stipendio di un mese, di un’azienda medio-piccola, salvo poi mandare comunque a casa i 70/80 dipendenti ivi occupati.
Cerchiamo di essere seri e un pò meno polemici, la leggo da parecchio e ho notato che non si è mai scagliata contro le spese inutili della pubblica amministrazione o dei soldi inutili che spendiamo per i baroni universitari e la loro congrega di parenti al seguito.
Con le poesie non si fa economia, che le piaccia o no. Con le infrastrutture e l’abbellimento di quelle già preesistenti , si creano posti di lavoro e si creano i presupposti per rendere turistico un paese o una città.

Chi ha passato la propria vita dietro una scrivania a leggere la lavagna, non sempre c’azzecca e comunque mi ricorderò di ciò che lei ha sempre scritto, quando al comune ci manderemo la sinistra….quella che se dice “cazzo” non lo farà, nè lo ha mai fatto, per rimandare qualche comandante sulla nave, ma per mettere in salvo sulle proprie scialuppe sempre e comunque i dipendenti pubblici.

adlf
25 gennaio 2012, 14:04

a conclusione
prima di scrivere accendere il cervello!!!

Alessio
25 gennaio 2012, 18:15

a me sembra puro assistenzialismo da parte dello Stato: perchè la Lega protesta contro i Lavori Socialmente Utili (LSU) ed i Lavori di Pubblica Utilità (LPU) solo quando riguardano le regioni del sud?

http://www.legablog.net/?p=3538

Plupieri
25 gennaio 2012, 23:28

Laura, i soldi della “piazza” sono arrivati, secondo vecchio adagio friulano, da “a puf da stiele dal tet”..Che si discuta sul progetto e sulle modalità di assegnazione questo è sicuramente doveroso, ma che si pensi oramai che non valeva la pena di spenderli e per giunta si restituiscano a storno sulla contabilità regionale, mi par proprio come quando si racconta di quel marito che per far “rabbia” alla moglie.. pensi ad un intervento “estremo” ecc.ecc. (il resto lo sapete)..

conclusione
26 gennaio 2012, 09:00

adlf..grazie, provvederò!

Laura Matelda Puppini
26 gennaio 2012, 16:03

Plupieri, e chi ha detto di rendere alla regione i 2 milioni di euro per la piazza? Mi scusi ma in questo caso fa tutto Lei. Io mi sono sempre chiesta se non si possano passare ad altro capitolo di spesa, sempre per il nostro comune, per esempio per marciapiedi e strade,e per fare qualche canaletta ai bordi delle strade stesse e per dare al manto stradale, almeno al centro,una curvatura a dorso d’asino come mio nonno Emidio mi mostrava facevano i nostri vecchi,così, magari,l’acqua scola nei tombini, ed i marciapiedi non si erodono. Comunque se si va in Austria, zona Steyr, tanto per fare un esempio, si può concretamente vedere come fanno le canalette per far defluire l’acqua nei tombini.

penso
26 gennaio 2012, 17:07

Dopo i tedeschi culoni e i francesi capoccioni, non potevamo che imparare pure dai mangiacrauti!
L’Italia dopotutto, è la patria degli amanti dell’esterofilia…..(che io reputo la più grande malattia di cui è affetta la nostra politica di sinistra), salvo poi rimanere i più grandi cornuti dell’Unione Europea….quando si tratta di ripagare l’Italia con uno sforzo comune.

Chissà se in questo innamoramento, impareremo anche a riaprire i casini, come per l’appunto fanno i nostri neo-maestri Austriaci, con le tasse che pagherebbe la prostituzione, potremmo riparare sia le canalette che i canaloni!

Claudio "pronti" Pellizzari
26 gennaio 2012, 18:07

8, basterebbero i soldi pagati per le puttane dell’utilizzatore finale (parole di Ghedini) Berlusconi

Laura Matelda Puppini
27 gennaio 2012, 09:57

Dai carnici, artigiani, capimastri, operai, c’ era molto da imparare, peccato che ci siamo dimenticati i loro insegnamenti, come nel caso delle canalette di scolo. Inoltre, come già scrissi, mi pare che ci siamo dimenticati, in Italia, la parola manutenzione.

Luca Marin
27 gennaio 2012, 10:00

“Con le poesie non si fa economia” dice Conclusione; “con la cultura non si mangia” diceva Tremonti (ve lo ricordate?). Bé del secondo non si sente più parlare anche se i suoi danni rimarranno a lungo nel nostro paese. Io credo più in quello che il grande Romano Marchetti ha detto non molto tempo fa ad Ampezzo: “La montagna sarà salvata solo dalla cultura”. E credo che per cultura, Romano Marchetti intendesse un ampia gamma di conoscenze e di azioni conseguenti. Cultura nel far impresa, il che vuol dire passare l’amministrazione di una azienda di padre in figlio capace di aggiornarsi e di fare ricerche compatibili per il territorio. Cultura vuol dire conoscere l’ambiente che ci circonda e intraprendere iniziative sociali ed economiche ad uno sviluppo sostenibile del territorio. Cultura vuol dire l’opposto di ipocrisia. Ipocrisia che in Carnia è sempre più presente, fatta di mancate promesse, di facilonerie nel portare avanti certi lavori pubblici e privati, etc. La mia breve permanenza in Carnia durante quest’ultimo mese è stata una dolorosa conferma. Passo e chiudo

penso
27 gennaio 2012, 15:34

Luca Marin…buon appetito!
Lei mi ricorda qualcuno che in televisione si accompagnava a Renzo Arbore nel proferire che è meglio scansarsi che sdraiarsi sull’asfalto di una strada, mentre cade la pioggia e sta per circolare un TIR.

Ma cosa crede, che la cultura di cui lei ci vuole rimpinzare la impariamo a scuola? O crede che una certa cultura imprenditoriale ce la possono insegnare in dei corsi pagati profumatamente dallo Stato, dalla Regione, dal Comune?

Io credo che lei appartenga alla casta dei professori/ini, quelli che negli ultimi 20 anni hanno solo insegnato aria fritta ai nostri studenti, altrimenti come spiegheremmo tutto questo rammollimento culturale che lei stesso denuncia?

Con le poesie non si fa economia, si crea solo prodotto interno lordo per chi ne incassa lo stipendio.

Passare l’amministrazione di una azienda di padre in figlio..le ricordo, significa solo ripetere le gesta delle caste come quelle dei Notai, Farmacisti e Avvocati…e non mi sembra che questo piaccia alla gente.

Per intanto le ricordo che a forza di far credere ai nostri ragazzi che studiare, studiare, studiare (tante volte aria fritta) è importante, abbiamo creato l’esercito dei bamboccioni quarantenni, che pieni di lauree altisonanti sul sesso delle farfalline, stanno ancora a casa con i genitori a guardare dalle finestre chi passa sotto casa.
Auguri.

27 gennaio 2012, 19:37

Ma quando si potrà discutere in questo blog dell’argomento proposto senza scadere ogni santissima volta nello sproloquio?
A tal proposito penso che:

1) di base non sono mai felice quando vengono distribuiti denari in questa maniera, perchè in linea di principio si rischia di incentivare l’assstenzialismo. Tuttavia…

2) … la situazione attuale è particolare e, semmai, giudichiamo dopo

3) semplicemente assurdo pensare che senza cultura si possa avere una rinascita. Anzi, l’impoverimento culturale (che non signiifca necessariamente scolarità!) permette ai poteri forti di omogeneizzare il pensiero più facilmente.

Ricordate cosa facevano i regimi nazisti, fascisti e comunisti una volta? I primi che facevano sparire era proprio la gente di cultura.

P.S. In realtà in Cina continuano a farlo

Paolo
27 gennaio 2012, 23:16

1. Mi sembra una mossa molto “elettorale” quella di Tondo. Mi sembra che non sia solo la montagna friulana a soffrire di crisi occupazionale (e non ditemi che qui si sente di più!).
sorgono domande allora: ma dopo i voucher la situazione occupazionale migliora? forse meglio incentivare posti di lavoro stabili che non mettere dei tappabuchi il dito del bambino nella diga???)

2. quale sarebbe la cultura che salva la montagna? chi decide quale sia la cultura che fa progredire se ognuno è portatore di una PROPRIA cultura?

3. che c’è di male a guardare (esterofilia!?) quello di bene che fanno gliu altri fossero anche due tombini in croce e una canaletta? se la fanno bene scemo io che non mi adeguo!

4. i noti locali austriaci mi sembrano tenuti in piedi da “molti italiani”…

5. chiunque ha bisogno di studiare, di sapere e di conoscere profondamente. guai se nn fosse così. la questione non è quanto imparo ma quanto quello che imparo mi è utile nella vita e mi aiuta ad essere migliore con me stesso e con gli altri.

28 gennaio 2012, 11:30

perchè tante storie per la piazza,che è in ordine?venite in periferia,ci sono buchi come in un groviera!i marciapiedi sono sfatti,è più sicuro camminare in strada!
e a proposito di marciapiedi:perchè le strisce non sono mai messe dove c’è un po’di scivolo ma dove c’è il gradino?con un passeggino o una carrozzella come si fa?

Laura Matelda Puppini
28 gennaio 2012, 13:25

walcause, concordo sulle strade accidentata in Tolmezzo e non migliori a Casanova. Sul Messaggero Veneto di oggi leggo, un titolo altisonante,rispett poi, al suo concretizzarsi, espresso nell’articolo: “Tolmezzo,strade sicure grazie a nuovi marciapiedi”.
Sotto lo stesso, in posizione centrale, campeggia, a colori, l’immagine dell’assessore e vice – sindaco Riolino,che non si sa perchè stia lì se, tra l’altro,il 77% della spesa per i manufatti in oggetto è coperta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, e comunque sono soldi pubblici. Ma, per tornare al dunque, si sa poi, leggendo l’articolo, che si prevedono, per una spesa complessiva di
435mila euro:
1- la costruzione di un tratto d marciapiedi in via Paluzza, ( per metri? ettometri? chilometri?) dal consorzio all’Eurodespar,(larghezza? altezza? materiali? Si prevedono interruzioni per scivoli per passaggio autoveicoli? Sistema scolo acque piovane nel tratto interessato e non solo? Manto stradale integro o no? Mistero),
2 – il rifacimento di due tratti di marciapiede in via Divisione Osoppo, da piazza Martiri della Libertà ( ex piazza rossa), all’ospedale ( o via Morgagni?), lavoro per il quale ci si pone le stesse domande che per il punto 1,e reso necessario a seguito, par di capire, di danno ai marciapiedi stessi da alberi in giardini privati, i cui proprietari non si sa se fossero stati avvisati di toglierli prima che il danno si producesse;
3 – ampliamento parco giochi di Betania, quando pare che Casanova ne chieda uno, ( quanti bimbi vivono in Betania e quanti a Casanova e che spazi esitono nelle due frazioni per i bimbi? Quanti bimbi nasceranno in futuro?)
4 – realizzazione di una struttura polivalente con tettoria per attività sportive, di intrattenimento e svago, che non si capisce se sia stata solo richiesta o se sia compresa nella cifra. Comunque con una dicitura del genere non si capisce nulla.
Naturalmente si parla sempre di realizzazioni nuove, a cui, nel caso dei marciapiedi di via Divisione Osoppo, si sarebbe potuto ovviare, se non si fosse lasciata deteriorare la situazione.
Concludo dicendo che, finalmente,qualcuno si è accorto che: “Non è raro vedere le persone camminare sulla strada, perchè non riescono, soprattutto se con carozzine, a farlo sui marciapiedi”.Ma ciò è normale o quasi a Tolmezzo,anche per anziani e per la frotta dei pedoni, a causa dello spazio pubblico concesso a privati che gestiscono bar e altro, che ormai occupano in modo vario e definitivo anche i portici del centro storico, e non solo, abbruttendolo con lampade, scritte e altro! Vedere “le vie del centro” per credere. E le strisce pedonali atteaversate da studenti di varia età? In quel caso il deterioramento del manoto sottostante è stato coperto dalla vernice rossa per legge, e lasciato tale e quale! Comuque, al di là di questo, ben vengano soldi per lavori socialmente utili, e la Regione si accerti che essi siano spesi secondo un programma preciso, non per far ramazzare strade con scope di saggina, come ho visto fare, quando il comune possiede, mi pare, un mezzo per pulirle! La mano d’opera deve venir usata con criterio e nell’ottica anche formativa per interventi di pubblica utilità.

Maremonti
30 gennaio 2012, 08:47

UFO e cos’è per lei, questo arricchimento culturale?
Lei dà fiato a molta teoria, ma non ci spiega dove vorrebbe andare a parare NEL CONCRETO.
CI ILLUMINI!!!
Esistono già numerosissime iniziative culturali in Carnia, non c’è alcun bisogno di crearne ancora, ma forse non le è chiaro che con i chiacchericci demagogici, non si creaano nè posti di lavoro nè prodotto interno lordo.
Mi rifiuto inoltre di pensare che rispetto alla cultura media italiana, il carnico debba coprire un gap. Siamo gente laboriosa che ha bisogno di rilanciare l’economia nel proprio territorio e men che meno di aggiustare i marciapiedi o le cazzatelle varie, suggerite dalla frustrazione politica di professorini senza alcuna cultura economica. Ecco….proprio cultura economica, è questa quella che veramente manca in questo nostro territorio.

UFO
30 gennaio 2012, 10:02

@ Maremonti

Il suo intervento rientra perfettamente nel punto 3 del mio post precedente.
Ricondurre tutto ad un problema di PIL o di “cultura economica” è esattamente ciò che altri vogliono farci dire e pensare. Non che non siano cose importanti, ma non sono il cuore del problema.
E’ straordinario inoltre che appena qualcuno parla fuori dal coro è subito bollato come demagogo. Prima ci si arrabbia con il governo dei tecnici e poi li si invoca appena qualcuno osa pensare.

Maremonti
30 gennaio 2012, 14:52

Si, ma pensare cosa? Lei continua a tergiversare sulla risposta che avrebbe potuto darmi!!!

Continui pure a brancolare nel buio, proprio come un UFO nella notte!

Per quanto alla vera cultura, quella che ha fatto forte ogni popolo apparentemente debole, le consiglio di iniziare a tirarsi su le maniche.

Gnotul
30 gennaio 2012, 18:14

A proposito di chicche e marciapedi, proprio di fronte all’ospedale a Tolmezzo, c’è un bel tubo di plastica in bella vista, nel quale pare esserci un bel filo che dovrebbe portare la corrente elettrica al palo della luce sistemato a pochi metri. Magari non é così, ma sarebbe bene controllare. In caso di pioggia si avrebbe un fenomeno curioso: “l’acqua corrente”. Ciò in quanto il prezioso liquido va a contatto con il filo che, in questi casi porta appunto la corrente elettrica.(Sigh!)

Gnotul
30 gennaio 2012, 18:23

E per stare al post, quello dell’assistenzialismo é l’anticamera del disastro, altro che plaudere all’iniziativa, cara Laura Matelda Puppini. Il territorio andava incentivato prima d’ora in riferimento all’altezza e al disagio favorendo l’imprenditoria privata. Questi aiuti a pioggia sono invece assistenzialismo allo stato puro e non serviranno a risolvere i problemi della Carnia, anzi!

Luca Veritti
30 gennaio 2012, 20:23

Per Cultura si intende quel qualcosa che non muore, si intendono i valori, si intende la conoscenza come la saggezza, si intende solidarietà. Cultura significa ciò che ci rende umani e non macchine produttive fine a se stesse, significa vivere, lavorare, pensare, discutere, condividere, non per gli interessi, per la corruzione, non per individualismo, non per il denaro o per i voti, non per le poltrone o per la finalità di farsi belli e bravi di fronte agli altri, non per l’apparire immeritato di questo o quell’assessore come descritto al commento 16 dalla Puppini.

Occorre tergiversare su questo? Intendendo cultura come all’inizio di questo mio intervento, il fine secondo me dovrebbe essere principalmente la crescita culturale di una comunità. Il problema di questa comunità che è anche un problema della società odierna è che ha smesso di puntare alla ricchezza culturale per dedicarsi anima e corpo alla crescita della ricchezza in senso prettamente economico dunque “soldi” e materialità. E’ successo ultimamente che più le persone si sono arricchite e più sono diventate aride, spregiudicate, avide, razionali, sempre più svuotate di quella ricchezza culturale. I soldi dovrebbero essere un mezzo non un fine, è questo che a mio avviso non hanno capito certi politici oggigiorno. Io penso che il mondo non uscirà dalla crisi se continua a ragionare solo su soldi e su materialità. La materialità da sempre è soggetta a decadenza così come i soldi.

Dobbiamo difendere e tenerci stretti l’unica cosa che veramente conta e non muore mai altrimenti possiamo far le valigie e se ci riusciamo andarcene a depredare un altro pianeta perchè qui da noi le risorse stanno finendo.

Maremonti
31 gennaio 2012, 08:15

E allora chiamiamola etica.
La cultura, soprattutto quella scolastica, ha illuso i nostri ragazzi che con un titolo in tasca si può scalare il mondo.
Per quanto alla caratura politica dei nostri rappresentanti, questa fa semplicemente riferimento a chi li ha eletti.
Io da sempre sostengo che bisognerebbe farne tabula rasa, ma molti miei concittadini hanno evidentemente paura di perdere il loro bastone di sostegno.

GG
31 gennaio 2012, 08:30

Di gente acculturata in Carnia ce n’è veramente poca.
Se tutti i carnici avessero quel minimo di cultura che li rendesse consapevoli che la tutela dei loro interessi, del loro stile di vita, del futuro dei loro figli sono nelle loro mani e non in quelle di politici incapaci di tutelare gli interessi di tutti gli elettori (IL POPOLO) allora sì che qualcosa cambierebbe e sarebbero in grado di farsi rispettare.
Una volta c’erano i “sestogradisti” perchè andavano in montagna.
Adesso abbiamo invece tantissimi “novantagradisti”.
Chissà perche l’italiano in generale deve sempre raggiungere il fondo (che più fondo non si può) prima di reagire?

Luca Marin
31 gennaio 2012, 09:34

Era quello che volevo intendere anch’io nel mio post 11 e che Luca Veritti ma anche GG hanno spiegato meglio del sottoscritto (“strano” però visto che per qualcuno, il solito anonimo, sarei er professorino! Di certo per un trentacinquenne “precario” come il sottoscritto è difficile insegnare “aria fritta” agli studenti, bastava leggere la mia scheda su “chi siamo”, altro che membro della casta, vero sig. Penso!). Cultura non vuol dire solo la lezioncina a scuola, come politica non vuol dire solo la dialettica partitica (che peraltro ha giovato non poco nella storia passata italiana allo sviluppo della nazione). Poi oltre a Marchetti mi piace ricordare un grande maestro del cinema e il suo pensiero sugli italiani: http://www.youtube.com/watch?v=cwKA-X6dNLM

Laura Matelda Puppini
31 gennaio 2012, 10:35

Io credo che alcuni interventi siano necessari “hic et nunc” altri debbano venir programmati.Chi è disoccupato deve avere un qualche sussidio immediato, ma non è con i sussidi che si risolve la mancanza di lavoro, ma studiando forme concrete per aumentare il lavoro in loco. La cultura, anche come studio della storia locale e del territorio,l’informazione, la mappatura dell’esistente e del possibile sulla base dell’esistente, l’analisi economica del mercato e sue possibilità, potrebbero fare da sfondo ad una progettualità concreta, oltre ad una rinovata etica, che punti al servizio al cittadino ed alla risposta ai problemi concreti dello stesso. Abbiamo tecnici ed economisti qui ed in regione? Pare di sì. Ed allora che si mettano all’opera. E la regione valuti prima di dare, chieda conto di come si sono investiti i suoi soldi, perchè è facile spindi i bez di chie atris (nostri) cussì ( cfr. delibere giunta regionle 22 dic 2011 voce cultura ,sport, ecc), riqualificazione piazza e quant’ altro. Comunque per fare un esempio di soldi non so se ben spesi, ma non mi pare proprio: a cosa serve che ogni ginecologia ospedaliera coltivi il suo orticello con aumento dello spazio per il suo reparto in ogni dove ( Tolmezzo, San Daniele, Udine) mantenendo una marea di ginecologi per chi non si sa, quando mancano altri specialisti, se ho ben presente, oltre che urologi, anche internisti? Inoltre perchè ampliare ospedali quando il futuro viaggia verso la minor ospedalizzazione possibile? E a cosa serve, nel caso della donna, che si sa come è anatomicamente fatta, avere una divisione fra il ginecologo e l’urologo?
E’a livello di programmazione che la cultura e la scienza possono indicare le direttrici per alcune scelte economiche e scolastiche. La cultura non è scissa dall’ economia, l’assistenzialismo non è una soluzione economica a lungo termine, bisogna conoscere e pensare prima di agire, ed avere un minimo di responsabilità ed etica, non pensando solo ad orti ed orticelli, a guadagni od a vendere la propria immagine ma al mondo futuro. Solo che mi chiedo. la scuola è ora come ora in grado di preparare persone che sappiano pensare e ricercare? Chiediamocelo.

Gnotul
31 gennaio 2012, 13:07

Laura Matelda Puppini, complimenti, che giravolta.
Quella che manca, cara Lei, é l’etica sociale, quella di rifiutare una Cig per un paio di anni e andare a cercarsi un nuovo lavoro. Lavoro che esiste, basta sapersi adattare. E nel passato questo succedeva, la gente viveva di lavoro, non di sussidi!
Ma allora c’era più povertà e sicuramente maggior senso della propria dignità! Oggi, quello che conta é il proprio tornaconto personale.

Laura Matelda Puppini
31 gennaio 2012, 14:59

Gnotul,per me anonimo, le sue sono solo parole. Una volta a trovava lavoro e ora se si vuole…pensa Lei. Ed allora ci scriva per cortesia, dove si trova lavoro. Neppure alle interinali, fra un po’, interinali che propongono poco, spesso solo su esperienza in settori specifici, e per un certo tipo di attività. E gli uffici per l’ìimpiego, da miei ricordi di qualche anno fa, ti dicono di andare a vedere cosa offrono le interiali, magari appeso nella loro bacheca. Ma se sbaglio o Lei ha altra esperienza non ha che scriverlo. Naturalmente confermo quanto già scritto in post precedenti, in riferimento a questo articolo. Quand scrivo d trovare riferimenti nel passato mi riferisco alla possibile creazione di forme di consorzio, alla riproposizione di lavori artigianali e di botteghe artigiane ecc. Ma io scrivo il mio pensiero che può anche non esser condiviso.

Gnotul
1 febbraio 2012, 09:03

Cara Matelda, glielo spiego subito, il lavoro si trova avendo le seguenti caratteristiche: voglia di lavorare e spirito di adattamento. Diversamente, inutile iscriversi alle liste di collocamento. Io che ho avuto in Carnia un’esperienza lavorativa di oltre trentanni, so come vanno le cose. Mi creda, nella mia esistenza non sono riuscito a stare un giorno senza lavorare. Che sia un caso?

Alessia
1 febbraio 2012, 10:56

Lavoro da una quindicina d’anni e di lavori ne ho cambiati tanti, anche grazie a i vari contrattini carini che ci sono ora…ma soprattutto per cercare di migliorarmi. A volte ho fatto lavori al caldo dietro una scrivania, a volte in negozi carini pieni di gente allegra, a volte in supermercati orribili e dove il mobbing era da lacrime ogni sera, a volte ho lavato pignatte e a volte ho ingoiato rospi più grandi della mia bocca. Ma non sono rimasta mai più di un mese a casa…è vero che il lavoro non c’è…ma si va dove c’è…e ci si adatta se si ha bisogno.

Maremonti
1 febbraio 2012, 13:32

Diciamo che la verità sta nel mezzo.
Ci sono persone meritevoli e modeste, che indipendentemente dal titolo di studio conseguito, si adattano a lavorare e con qualsiasi mansione.
Per contro, esistono invece parecchi aspiranti lavoratori, che per non subìre la frustrazione di aver studiato inutilmente, aspettano e cercano continuamente un’occupazione che faccia onore ai tanti anni trascorsi tra i libri.

Propendo ovviamente per i primi, ma anche per loro è durissima, perchè la concorrenza del lavoratore straniero tra i cosiddetti “lavori umili” è notevolmente alta. Se poi consideriamo che molti, anzi moltissimi, sono disposti anche al cosiddetto “lavoro a nero”, allora la concorrenza diventa del tutto spietata.

Personalmente credo che abbiamo lottato e in maniera sbagliata per gli sbarchi di Lampedusa o per fenomeni a questi assimilabili ( e il razzismo non c’entra assolutamente niente), credendo e reputando che il nostro Paese sarebbe stato capace di assorbire anche quella manodopera. Purtroppo ci siamo ritrovati nell’incubo della consapevolezza che il nostro Paese è iinvece sull’orlo del baratro economico. Ma oramai la frittata è fatta e ora ci tocca la concorrenza straniera (purtroppo molte volte sleale) di chi confida di trovare nel nostro Paese ciò che invece i nostri figli hanno quasi definitivamente perso….UN LAVORO.

Voglio pertanto sostenere che persone come Alessia…hanno molte ma molte più difficoltà di chi oggi sta a casa con una laurea ad aspettare un lavoro che gli sia attinente. Però cara Alessia…la colpa è del nostro stesso scellerato buonismo.

Pina del letame
1 febbraio 2012, 14:54

Il lavoro è una cosa seria, serissima, questi paliativi( spero sinceramente che spariscano tutti i contratti atipici ed assurdi) non garantiscono reddito, nè sicurezza, nè rispetto della persona. Sono parziialmente comprnsibili se dati a persone uscite, espulse dal mondo del lavoro, col solo reddito di mobilità e che cercano di ritrovare, per un periodo, il reddito perduto. Farli passare come una introduzione al lavoro per giovani è una bugia propagandistica. Producono quel minimo reddito in lavori, tante volte, lontani dal portarti accrescimento professionale od avvicinamento a quella strada che porti al lavoro a tempo indeterminato e che serve a dare un progetto di vita ai nostri figli. Piuttosto che a casa è meglio il piuttosto, ma non facciamoli passare per soluzione, sono una aggiunta al reddito precario o servono a risolvere progetti a brave termine. Tutti le persone armate di buona volontà fanno bene a raccogliere queste occasioni sapendo che costituiscono una piccola soluzione all’immediato e non certo ad intravedere una ipotesi di futuro.

Gnotul
1 febbraio 2012, 18:01

Si comincia a ragionare, aggiungo a quanto detto or ora da Pina che, non é con i sussidi che i carnici pensano di andare da qualche parte. Così facendo, si prolunga un’agonia che porta alla desertificazione del territorio, a renderlo una riserva indiana. I sussidi servono al potere per indebolre ulteriormente un tessuto sociale ed economico, che invece deve trovare dentro di se la forza e la voglia di reagire; e le energie non mancano.

1 febbraio 2012, 18:09

Sono perfettamente daccordo con Pina. Sono provvedimenti atti solo a mantenere la pace sociale e rimandare l’esplosione delle contraddizioni. Ci vuole ben altro per la montagna (vedi le autostrade telematiche o ferrate; entrambe avvicinano i territori e portano in Europa).Le soluzioni più semplici e meno onerose sono sempre le migliori, ma per qualche strano motivo non piacciono ai nostri politici e meno che mai alle imprese.

Maremonti
1 febbraio 2012, 19:38

Ira Conti..a proposito di ferrovie..provi a dirlo in piazza che bisognerebbe aprire nuove strade per l’Europa, le salteranno immediatamente addosso..gli ecologisti, gli ambientalisti, i fancazzisti nonchè i verdi, i gialli e i blù.
Ci siamo tutti montati la testa…vogliamo un lavoro, ma non facciamo nulla per creare le condizioni di crearlo.

In Giappone, tanto per fare un esempio, c’è stato un disastro nucleare e anzichè auspicare la chiusura delle centrali nucleari in tutta l’Europa, noi Italiani abbiamo come al solito voluto dare l’esempio di rinunciare a quella fonte di energia, ma non abbiamo rinunciato ad acquistarla presso le nazioni a noi vicine. Vogliamo sempre fare i fighi, salvo poi tenerci stretto, il primato dell’evasione fiscale, che a quanto pare sta facendo molti più danni di una qualsiasi centrale nucleare obsoleta.

Dobbiamo abbandonare la demagogia ed imparare a combattere per le questioni concrete che creano occupazione, soprattutto giovanile.

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