Segno meno per legno, commercio e alberghi. Più per settore meccanico e Vino. L’indagine congiunturale della Camera di Commercio di Udine

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A fronte di un fatturato tendenziale generalmente stazionario o in lieve crescita tra 3° trimestre 2010 e 3° 2011 per i settori indagati (vitivinicolo, legno e mobili, meccanica, commercio e alberghi, altri alloggi e pubblici esercizi) a preoccupare è ancora il calo dell’occupazione, soprattutto nel legno e mobili (-3,3% rispetto al 3° trimestre 2010), commercio (-2,9%) e alberghi (-1,8%), con meccanica e vitivinicolo in controtendenza (rispettivamente con occupazione a +1,2% e +1%), in una provincia, quella di Udine, che anche nel 2011 si conferma particolarmente vocata all’internazionalizzazione, con un aumento dell’export del +14,9% nei primi 9 mesi: quasi 5 punti percentuali in più del Fvg e circa 2 più del Nordest, secondo le ultime rilevazioni Istat. Sono alcuni dati significativi emersi dall’ultima indagine congiunturale che la Camera di Commercio ha commissionato a Questlab srl, presentata dal presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo e dal presidente del Cda di Questlab Nicola Ianuale, e risultata dalle risposte di circa 600 imprese della provincia. «L’internazionalizzazione – ha detto Da Pozzo – è l’unica risposta possibile e le nostre imprese sono particolarmente impegnate su questa strada, anche se sono per la maggior parte di piccole e piccolissime dimensioni e vanno dunque accompagnate in percorsi di crescita e aggregazione che permettano loro di essere più forti e competitive sul mercato globale. In questi momenti – ha continuato – fare previsioni non è corretto e non è possibile. La situazione cambia di continuo, totalmente esposta all’incertezza. Non possiamo più leggere i dati con parametri tradizionali e non aggiornati: a questo ritmo dovrebbero essere rilevati ed elaborati di settimana in settimana». Da Pozzo ha poi ribadito l’importanza di agire sul nodo del credito. «La fiducia dei consumatori è ai minimi in Italia e i consumi interni sono in continuo calo. Se la filiera del credito alle imprese si interrompe, rischiamo il collasso. Sono dunque questi i cardini su cui agire per consentire alle imprese di andare avanti». Anche perché «bisogna ricordare – gli ha fatto eco Ianuale – che quando si stringono i cordoni del credito, purtroppo si stringono per tutti, cioè anche per le aziende e le realtà solide, che vengono così fortemente penalizzate»

Focus internazionalizzazione. L’indagine congiunturale ha, come d’abitudine, un focus su un tema specifico: questa volta è stata scelta l’internazionalizzazione (lo sarà anche per tutto il 2012, come confermato dal presidente Da Pozzo). I dati sono stati elaborati con il coordinamento del professor Daniele Marini, direttore scientifico della Fondazione Nord Est. Un focus che ha messo in luce dati inediti: ben il 56,8% delle aziende della provincia di Udine intervistate ha avuto rapporti con mercati esteri nel 2011, superando le percentuali del Nordest (47,5%) e dell’Italia, ferma al 38,8%, anche se in Friuli è più elevata la percentuale di aziende (11,8%) che ha dichiarato di non averne avuti nel 2011, ma in passato sì. Questa percentuale è solo del 4,4% sia in Italia sia nel Nordest. Oltre che per i tradizionali “vendere prodotti e servizi”, “utilizzare fornitori esteri” e “commissionare produzioni” o “produrre direttamente”, nell’ultimo biennio, in Italia e nel Nordest, sono emerse due “nuove” tipologie di rapporti con l’estero, cioè creare negli altri Paesi una rete di agenti o di filiali commerciali. Entra dunque la parola “rete”, che sembra esprime una necessità di radicamento più efficace nei Paesi-target. In Friuli questa nuova tipologia sembra non essere invece particolarmente utilizzata per affrontare l’estero, a vantaggio di relazioni più “tradizionali” con i Paesi-target. Ciò è dovuto anche alle piccolissime dimensioni del campione di aziende della provincia. Ha infatti creato una rete di agenti all’estero nel 2011 solo l’8,1% delle aziende friulane (contro il 42,4% del Nordest e al 40,4% dell’Italia); e ha creato una rete di filiali commerciali all’estero solo l’1,3% delle aziende friulane (contro il 28,7% del Nordest e il 21,3% dell’Italia).

Altro elemento interessante: se nel 2011, nel Nordest, il 13% delle aziende intervistate ha chiuso gli stabilimenti a seguito di internazionalizzazione, non l’ha fatto nessuna impresa della provincia di Udine. Ciò, anche se l’internazionalizzazione ha comunque comportato una diminuzione dell’occupazione per il 27% delle aziende del Nordest e per il 20,5% delle aziende della provincia di Udine.

Mercato interno. Nonostante la propensione all’internazionalizzazione, resta elevata la tendenza anche delle aziende friulane a rivolgersi al mercato interno: lo ha considerato più promettente nel 2011 il 59% delle nostre aziende, anche se il dato è inferiore a quelli del Nordest e dell’Italia (rispettivamente 65,8% e 69,2%). Le imprese friulane guardano ancora all’Unione europea (15,9% contro l’11,1% dell’Italia e il 12% del Nordest), ma molto anche ai Paesi Brics (13,5% contro il 6,8% del Nordest e l’8,8% dell’Italia). Dall’indagine è emerso come le aziende affrontino molto l’estero con il “fai da te”: il 68,2% delle friulane contro il 56,5% delle italiane e il 57,2% delle nordestine. Le prime istituzioni di cui si avvalgono, però, sono le associazioni di categoria (14,6%) e Cciaa (11,1% delle aziende friulane, di gran lunga superiore al 2,2% delle nordestine e al 5,3% delle italiane).

Indagine settoriale. Tornando ai risultati settoriali dell’indagine Questlab, le imprese della manifattura hanno dichiarato una produzione in diminuzione nel corso di un anno (la meccanica passando dal +14,9 del terzo trimestre 2010 al +5% del terzo 2011; il legno-arredo dal +4,1 allo 0%). La meccanica, sempre nell’anno, è però salita da +8,9% nel fatturato estero al +11,8%, confermando la propensione all’internazionalizzazione anche se in rallentamento nel corso dell’anno, mentre il legno dal +2% è sceso al -1,2%. Il vitivinicolo è cresciuto dal 5,6 al 5,9% di fatturato, con domanda interna positiva, mentre nello stesso periodo ha visto scendere il fatturato estero dal 14,4% al -4,1%. Il saldo generale è comunque positivo. Il fatturato degli alberghi, sempre fra 3° trimestre 2010 e 2° 2011 è invece risalito notevolmente, da -2,8% a + 6,7%, mentre quello del commercio è passato dal +2,6% al -4%. Sono settori che comunque risentono molto della stagionalità.

Previsioni di fatturato per il trimestre in corso. Le aspettative sono di sostanziale incertezza, con differenze fra i settori. Quello che ha attese migliori è il vitivinicolo, con il 41% delle intervistate che attende una crescita. Sostanzialmente positiva anche la meccanica (il 24% degli intervistati attende miglioramenti, ma il 35% prevede stabilità o comunque incertezza). Le maggiori difficoltà sono espresse dalle attese del comparto alberghiero: solo il 15% attende un miglioramento e il 31% incertezza, ma è più elevata la percentuale di chi si aspetta un peggioramento (il 54% degli intervistati, dei quali il 38% attende addirittura una diminuzione superiore al 5%).

Qualche dato dell’economia provinciale. Imprese attive in provincia di Udine al 30 novembre 2011: 47.645, di cui 14.953 artigiane. Le imprese femminili: sono 11.925, il 25,1% del sistema produttivo friulano. Le imprese giovani (under 35) rappresentano l’8,6% delle imprese e sono maggiormente rappresentate nelle assicurazioni e credito (14,2%), costruzioni (13,8%), servizi alle famiglie e alla popolazione (11,5%), turismo (10,9%). Le imprese “straniere” (imprenditori nati all’estero) sono l’8,6% delle imprese e sono più rappresentate nelle costruzioni (16,3%), commercio (9,1%), servizi alle famiglie e alla popolazione (9%), turismo (8,9%).

domenica 18 dicembre 2011
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 4 Commenti

19 dicembre 2011, 18:21

da pozzo finiscile di contà balotis che oramai tutti si sono resi conto che i meno in percentuale sono molto più pesanti.

GG
20 dicembre 2011, 09:54

Sul Messaggero Veneto dell’altro giorno c’era scritto che a Mirano (VE) avevano trovato il modo di risolvere la crisi economica.
Con quel sistema erano riusciti infatti a far aumentare il fatturato dell’esercizio in esame del 239%. Come?
Con un membro della Guardia di Finanza vicino alla cassa per tutto il giorno.
Scherzi a parte, Da Pozzo non è e non sarà mai in grado risolvere problemi che sono molto più grandi di lui e che a quanto pare non vengono risolti nemmeno a livello europeo.
Avrebbe potuto però darsi da fare per tutelare le Aziende che hanno finora foraggiato la CCIAA e non con i soldi di queste dare contributi alla creazione di nuove aziende che faranno chiudere (grazie a questi contributi) le aziende preesistenti.
Vorrei vedere il Da Pozzo senza gli emolumenti derivanti dagli incarichi che ricopre.
Se fosse rimasto come tanti un semplice “negoziante” il suo negozio sarebbe ancora aperto?
Voi che ne dite?

maria79
21 dicembre 2011, 11:15

Bè, almeno cerca di darsi da fare e credo sia uno dei pochi a quel livello…i politici che fanno se non aumentarsi la paga ancora una volta e votare compatti per i vitalizi?? Stiamo parlando dei “nostri” politici e non di quelli a livello nazionale. Stiamo parlando di Tondo &c. di Moretton & c, di Pittoni & c.. . . .c…o!!

Cittadina
21 dicembre 2011, 12:25

Ma perchè non tagliamo la testa al toro….e ai prezzi ?

Sono sicura che quei dati avrebbero una felice inversione di tendenza.

Si fanno infatti analisi orizzontali, verticali, voli pindarici sulle tendenze dei risparmiatori, sulla crisi, sul lavoro….etc. etc…..ma se l’inflazione è cresciuta, miei cari negozianti è perchè non siete disposti a fare anche voi sacrifici abbassando quei maledetti prezzi che da quando è entrato l’euro, avete voluto furbescamente raddoppiare.

Penso in definitiva che sia giunto il momento di cominciare a fare un pò di marcia indietro e vedrete, che allora il cittadino comincerà da parte sua, a fare qualche piccolo passo verso i vostri negozi.

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