Di Michele Colusso (coordinamento PD Alto Friuli)
In questo periodo è più difficile parlare di enti locali: è a rischio l’equilibrio generale, vacillano migliaia di posti di lavoro, sacrifici sono chiesti ai più per far stare a galla lo Stato ed avere il tempo di imbastire qualcosa che aumenti fiducia e progresso.
Tuttavia, la posta in gioco con questa nomina è importante, perché si tratta del futuro dei Comuni della Carnia. La scelta che si è prospettata ai Sindaci l’altra sera è stata tra un candidato di parte, con curriculum di istruzione, professionale e amministrativo medio, ed un candidato sopra le parti, senza tessere, con esperienza amministrativa media, istruzione ottima ed esperienza professionale di alto livello. Detta così la scelta sembra facile, ma la mancanza del numero legale alla riunione convocata dal Comune di Tolmezzo fa pensare che la questione sia stata vista in modo diverso oppure non sia stata compresa.
Cosa dovrà fare l’amministratore temporaneo? Avrà tre compiti: la gestione “ordinaria” dell’ente, la formazione dello statuto e la proposta di struttura organizzativa della nuova super-comunità montana chiamata “unione montana della Carnia”. La legge assegna un termine di 180 giorni all’amministratore temporaneo per chiudere questa fase, liquidare la Comunità Montana, approvare lo statuto e aprire il nuovo super-ente.
Diversamente da altri casi, sarà difficilissimo scrivere il nuovo statuto. O meglio, sarà difficilissimo scriverlo bene, perchè significa decidere quali funzioni sia meglio lasciare in periferia – al Comune – e quali al centro, alla super Unione, in funzione del miglior servizio ai cittadini.
Questo lavoro di scelta non era necessario nella precedente esperienza di chiusura e riapertura delle Comunità Montane, imposta ancora una volta dal presidente Tondo nel 2001-2002. Allora le funzioni del nuovo ente erano scritte sulla legge e serviva inventarsi ben poco.
La nuova legge è vaga e lascia ampi margini di manovra ai territori, con molte contraddizioni e creando anche parecchi problemi di coesione a territori fino a ieri uniti e che oggi vanno frammentandosi (vedi Val Canale – Canal del Ferro ad esempio). La legge è fatta molto male, l’abbiamo già detto, tanto che appena approvata già si apprestano a modificarla.
Ma la questione di oggi e della nomina è un’altra ed è legata alle opportunità più che ai problemi. Può un territorio come la Carnia, nella situazione in cui ci troviamo oggi, permettersi di perdere ulteriore tempo in conflitti che non abbiano come scopo il futuro e lo sviluppo del territorio?
Noi del Pd e del centro sinistra abbiamo promosso l’idea di una designazione unitaria (perché la Carnia possa riprendersi l’autonomia scippata da Tondo col commissariamento da ormai 2 anni e mezzo) e di alto profilo al di sopra delle parti. Lo abbiamo fatto pensando che sia necessario che la “lotta politica” arretri di un passo tutta insieme, per far progredire tutto il territorio. Quando si va a decidere le regole – in questo caso la posta in gioco è la stessa “esistenza” dei Comuni – è bene che tutte le posizioni siano ascoltate, valutate e infine mediate. È un lavoro difficile, che richiede a chi lo guida capacità di ascoltare e coinvolgere tutti i Sindaci, di vedere oltre il singolo interesse immediato, di trovare il terreno comune fra le parti, di collegare la visione locale-carnica a quello che succede nel mondo, di fare la sintesi.
Il traghettatore avrà una responsabilità enorme. Se non fosse adeguato e condiviso, si creerebbero ulteriori conflitti inutili fra micro-Comuni, fra Tolmezzo e gli altri Comuni, con nessun beneficio ed anzi, danni per i cittadini. Avrà l’imperdonabile colpa di aver fatto perdere altro tempo al nostro territorio, quando in questa fase di cambiamento globale si potrebbe invece lavorare per coglierne le sfide ed anticipare altri territori concorrenti.
Per questo abbiamo pensato ad una figura quotata, di alto profilo, “libera”, capace, autorevole, riconosciuta. I nostri Sindaci hanno anche trovato una persona con quei requisiti e ne hanno ricevuto la disponibilità, per il breve periodo costituente, a due condizioni: ampio consenso, supporto nella gestione ordinaria.
Probabilmente, il centro-destra non ha fatto in tempo a valutare questa proposta, che rimane valida soprattutto nei principi e – ripetiamo – sarebbe una proposta “del territorio”, di tutti i sindaci, di tutta la politica a favore di tutti i cittadini. Certamente, qualora rimanessero sulla posizione assunta, toccherebbe a quei sindaci di spiegare ai cittadini perché per risolvere un problema importante e complicato ci si possa permettere – fra due candidati – di non rivolgersi a quello che di gran lunga sarebbe il più appropriato al compito che l’aspetta. La questione può essere posta così: dovendo costruire la propria casa, un condominio di 28 appartamenti, e potendo, a parità di prezzo, rivolgersi per la progettazione al miglior architetto in circolazione, chi ne rifiuterebbe l’aiuto? E perchè?
Michele Colusso, coordinamento PD Alto Friuli



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