LIEVITO MADRE: tentativi e successi col lievito selvaggio di Carnia.la (fotoricetta)

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Argomento di moda su cui si discute molto tra i blogger. Potremmo anche tramite Carnia.la testare la consistenza di questo interesse nella nostra zona.
Fortuna sì seguire un corso di panificazione ed avere in regalo un pezzo di lievito, ma vuoi mettere farselo da soli! Eppoi la creatura deve nascere nella tua casa, respirare la tua aria senza subire i traumi del passaggio da altre mani alle tue.
Queste righe non per insegnare, ma condividere.

Si comincia dalla curiosità, un giorno qualsiasi di autunno, quando fuori vince il grigio e senza rendersene conto si affonda pian piano nel beige, poi nel bianco assoluto, soffice e nel profumo di vino appena acido e leggermente fruttato e profumato di miele, quando sei giunto all’apoteosi di una lievitazione stupenda. E’ fatta!

NON SOLO MANI IN PASTA. Ormai ci sei dentro a questa materia che occupa nei vari contenitori un ripiano del frigo, ed uno dell’armadietto di cucina (l’attuale camera di lievitazione), massa leggera che si trova pure in forma di crosta secca in barattoli in cantina o entro due vasetti di vetro trasparenti nel congelatore , sospesa nel liquido ghiacciato, in forma di due palline che attendono l’eventuale risveglio nell’astronave ghiacciata.
( Ho pensato infatti subito dopo aver realizzato di avercela fatta, a mettermi al riparo da eventuali disastri, e lasciare ai posteri la mia eredità.)

IMMERSA NEL BIANCO
Tutti i tuoi sforzi e i tuoi pensieri sono volti al suo benessere, alla sua crescita che mi porterà al profumo di pane sfornato, in ogni sua forma e consistenza, croccante o soffice, “cafone”, ciabatta o baguette. E poi saranno pizze, dolci!
L’apoteosi dovrebbe configurasi pochi giorni prima di Natale con la preparazione del panettone (attualmente sto lavorando per una settimana sul lievito a questo destinato) e sogno anche il pandoro (compresa la lavorazione della sfoglia), se ce la farò!
Per ora continuo a coccolarlo, a lavare i panni che a volte lo devono avvolgere (rigorosamente a mano con sapone di marsiglia). Lo nutro, lo lavo, lo lego e slego con lo spago, lo impasto, lo “rullo”, secco le sue croste.
E per lui sto rinunciando ogni sera con grave danno per la mia cultura, alla tv di stato e privata e mi accontento della radio. Prima di andare a letto, dopo i vari “rinfreschi”, metto a lievitare l’impasto che ho preparato per il pane da Cuocere il mattino dopo e mi addormento pensando a come ritroverò la massa lievitata.

Il mio maestro di lievito e panificazione è la rete, ma è stata dura orientarmi in una mare di blog e video dove c’è di tutto: chi sbatte violentemente l’impasto sul tavolo, chi unisce sale al lievito, e chi dice che non si fa, chi parla appiccicato alla telecamera e ce lo lascia solo immaginare il suo lievito. Eserciti dotati di super planetaria da 600 euro e su, in confronto ai quali mi sento agli albori della civiltà con le mie sole mani .
Ci sono anche gli esperti, per carità, e ognuno col suo metodo.

PRIMA DELUSIONE: Il mio primo lievito di settembre era nato con l’uso di yogurt e farina, ma non è andato a buon fine, forse perché lo lasciavo, seppur coperto, sul mobile della cucina dove potevano esserci correnti d’aria. Dopo 10 giorni ho deciso con dispiacere di eliminarlo nell’organico (senza guardare nel secchio).
Avrei potuto provare col caco, la mela, l’uvetta passa ecc.

RICOMINCIARE: Quindi ho provato con successo e seguendo le regole, a creare la pasta madre (o pasta acida o lievito madre) partendo secondo il metodo delle Sorelle Simili, pare dai commenti sui blog siano eminenze del lievito. Poi ho seguito altri consigli e soprattutto l’osservazione del “soggetto” giorno dopo giorno, affezionandomi alla “creatura”.

Questo stesso metodo lo ritrovavo con molte altre “firme”, in ogni caso ha funzionato.
Non parliamo per ora qui di tutti i particolari (tipo di farina, durezza dell’acqua, ecc.) ma partiamo da zero (il mio zero).

PRIMO GIORNO –
200 grammi di farina 00 oppure manitoba
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaio di olio extravergine oliva
90-100 gr. di acqua
(possibilmente bollita, depurata o col cloro decantato: io uso una minerale leggera)

Unire i primi 3 ingredienti in una terrina mescolando e aggiungere poi l’acqua che viene richiesta dall’impasto.

Mescolare bene e a lungo fino a che sia sufficientemente sodo.

Metterlo in una terrina o contenitore di vetro con il fondo unto di olio, coprire con pellicola o un piatto appoggiato sopra e lasciarlo riposare in un luogo tiepido a 25-28°, lontano da correnti (tipo armadietto di cucina, con pentolino di acqua calda se fa freddo o forno con luce accesa) per 48 ore.
E’ bene intagliare a croce il panetto per osservare e favorire la lievitazione.

Passato questo tempo dovrebbe essere successo qualcosa, almeno dovrebbero esserci dei segni di lievitazione, delle piccole o medie bolle create dall’anidride carbonica. Se non succede niente, procedere ugualmente col primo ”rinfresco”. (se dopo altre 48 ore non c’è vita, buttare tutto)

RINFRESCO
perché la pasta possa vivere ha bisogno di nutrirsi e quindi di essere “rinfrescata” ogni 2 giorni se la teniamo fuori dal frigo come in questo caso (per il frigo vedremo poi), perché la rinfrescheremo così finchè non sarà pronta per la panificazione (15-20 giorni o anche prima).

Tutti i rinfreschi, com’è noto, sono necessari per raggiungere la giusta acidità e rivitalizzare la fermentazione alcolica.
In questa lievitazione naturale oltre alla fermentazione alcolica dei saccaromiceti che fa lievitare il pane, c’è anche la fermentazione acida dei lattobacilli. Il tutto ci darà il profumo e il sapore unici del pane di una volta che sarà fragrante, croccante e molto più digeribile di quello fatto con altri lieviti e infine durerà di più. Il fascino del lievito madre produce così effetti unici.

DOSI DEL RINFRESCO:
pasta madre 100 gr.
farina 00 (o altra) 100 gr.
acqua 50 gr.

Il resto della pasta madre va eliminata finchè non raggiungeremo la giusta maturazione del lievito (altrimenti ci ritroviamo alla fine dei rinfreschi con una quantità industriale di lievito)

Diluire prima la pasta madre con acqua e poi aggiungere la farina (o tutto insieme con l’impastatrice ?)

La farina può anche essere messa a fontana, con al centro uno spazio vuoto dove si mette l’acqua e la pasta madre che andrà tirata, spezzettata e sciolta con l’acqua. Si comincia ad inglobare la farina e impastare fino ad ottenere un panetto morbido.

La P.M. va ora conservata come detto sopra e ogni 48 ore va rinfrescata.
Durante la fermentazione la pasta crescerà e gli alveoli che si formeranno faranno aprire anche il taglio a croce che avremo fatto prima di riporla. E’ bene tenere nello stesso ambiente del contenitore un frutto maturo, una mela, o avanzi di bucce insomma della frutta che rilasci le spore. Ancora è bene lavorare agli impasti nell’ambiente dove si è fatto il pane. Tutto questo aiuta moltissimo la lievitazione.

Se invece si decide di tenere la pasta madre nel frigo, questa deve essere levata almeno 3 ore prima di effettuare il rinfresco che in questo caso si può fare ogni 5 giorni.

Dopo il terzo impasto la pasta madre dovrebbe lievitare più velocemente, in 4 o 6 ore. Quando raddoppierà il suo volume nella stessa giornata o nel giro di 4-6 ore il lievito dovrebbe essere pronto per la panificazione. Anche se per essere veramente buona dovrebbero passare 15-20 giorni. La pasta madre migliora sempre più col tempo e può durare finché lo vogliamo noi. (Si sa che veniva data in dote alle spose nelle zone del sud Italia e si tramandava per generazioni).

Se il lievito pronto è tenuto in frigo, bisogna fare almeno due rinfreschi fuori dal frigo prima di panificare e tre rinfreschi per fare dolci.

MATURITA’ E CORREZIONI

Il lievito è maturo quando ha un sapore appena acido, con una pasta molto soffice e bianca, che si stacca dal contenitore e non si appiccica troppo alle mani. Ed ha gli alveoli irregolari ed allungati (non solo rotondi). Il suo PH acido è 5.
Questi i rimedi che ho trovato sul web per eventuali problemi alla P.M.:

Se è troppo appiccicosa: diminuire la quantità di acqua , aumentare i rinfreschi e lasciare che ci sia ossigeno (il contenitore non deve essere sigillato).
Se la pasta è troppo acida: fare rinfreschi giornalieri per 3 o 4 giorni raddoppiando le proporzioni della farina (farina 2 parti, pasta madre 1 parte)
Se la pasta è scura: cambiare la farina usandone una meno forte (per esempio passare dalla farina manitoba o farina 0 alla farina 00) e rinfrescarla giornalmente per 2 o 3 giorni.
Se ha poca forza: ha il sapore acido-dolciastro, pochi alveoli, colore bianco e PH 6-7. Aumentare i rinfreschi, magari aggiungere un po’ di zucchero ogni tanto o passare direttamente alla legatura.
Se è troppo forte: ha il sapore acido amaro, gli alveoli rotondi, il colore grigio e il PH 3-4
Se è proprio inacidita: ha un odore di formaggio, il sapore di acido acetico con colore grigio. La pasta è appiccicosa e vischiosa, il PH 3, molto basso.

BAGNO E LEGATURA

Vanno bene anche per rinforzare la pasta madre e quando si prepara il lievito per il panettone.
(Fra gli hobbisti del lievito c’è chi non ha fatto mai bagnetti e legature ed usa normalmente la P.M.)

Col bagno si purifica il lievito, si ossigena e si controlla l’acidità.

Prendere il lievito, tagliarlo a pezzi e metterlo in un bagno di acqua del rubinetto a temperatura dai 16-30 gr. con un cucchiaio di zucchero. L’acqua deve essere abbondante almeno 5 volte il peso della pasta e permettere che la stessa possa venire a galla senza essere chiusa dal contenitore..
Dopo che il lievito è andato a fondo verrà a galla entro 48 ore massimo per effetto dell’anidride carbonica che si forma all’interno della pasta.
Se la pasta viene subito a galla vuol dire che si è sviluppata la carica batterica ottimale con la giusta acidità (volendo si può controllare l’acidità della pasta con la cartina di tornasole)

Se non viene affatto a galla bisognerà ricominciare col lievito dall’inizio (in questo caso è salito dopo 10 minuti).

Fatto il bagnetto, si preleva il lievito, si strizza leggermente e si procede al rinfresco con pari peso di farina e il 35% di acqua (es. 1000 farina, 1000 lievito venuto a galla, 350 di acqua)

L’impasto si arrotola e si avvolge in un telo (il più possibile robusto. Cosa che io non ho fatto con questo telo vecchio:

e si lega con uno spago senza stringere tanto. Ci penserà la fermentazione a tendere lo spago, se non a romperlo e ad aprire la porta del frigo, come è successo a me. (Ecco come la creatura ha rotto la stoffa, è fuoriuscita insinuandosi fra la tela)

Oh! Si è rotto un po’ di spago… e questo lievito da dove è uscito?

Ecco da dove!

In questo caso la fuoriuscita del lievito ha spaccato la crosta e la parte interna si è un po’ seccata. Così ho preso le croste (riciclo prezioso)e le ho messe ad asciugare perfettamente per 3-4 giorni e chiuse in un barattolo di vetro per farle resuscitare e ridiventare lievito se necessario.

Ho prelevato il cuore della pasta madre, pesato e provveduto al solito rinfresco.
Questa serie di operazioni va ripetuta finché la madre non avrà raggiunto la purezza che di solito si ottiene dopo un ciclo di 20 gg.

Ripeto che questo procedimento va usato se vogliamo complicarci la vita, come in questo caso che mi sono messa in testa di fare il panettone con un buon lievito, ma la maggior parte dei “lievitatori” per passione credo non lo facciano e si limitino ai classici rinfreschi fuori e dentro il frigo.

Qui una pasta madre ruspante e fiorita che diventerà il cuore di un pane delle foto successive… e saranno naturalmente altre storie.

Questo il racconto della mia esperienza da due mesi a questa parte. La cosa che dovrei sottolineare è che, come con le piante o tutte le cose vive della natura, anche in questo caso ci vuole affetto e tranquillità: dare il tempo al lievito di crescere e abituarsi a te, alla tua casa. Ti darà un pane incredibile e la soddisfazione di creare il pane quotidiano.

PS.Chi è nuovo dell’argomento ma curioso ha bisogno solo di tempo, tanto sono diffusi i blog su lievito e panificazione. Posso segnalarvene qualcuno:
http://profumodilievito.blogspot.com
http://www.lapastamadre.net/main/

http://www.gennarino.org/lievitonatu.htm
http://www.lacucinaitaliana.it/default.aspx?idPage=1856

(Aspetto consigli, esperienze, e il profumo del vostro lievito che scende dai canali della Carnia!)

Qui le precedenti fotoricette di Carnia.La:

STRUDEL DI FUNGHI

MARRON GLACE’

ZUF

venerdì 9 dicembre 2011
Altri articoli su questi argomenti: ,

 17 Commenti

Gnotul
10 dicembre 2011, 09:10

Stupendo questo argomento. Diciamo che per almeno 25 anni ho avuto le mani in pasta.
Vorrei ricordare innanzitutto a me stesso dell’importanza di un ingrediente che, per il pane é di fondamentale importanza: l’acqua.
Quell’acqua che sgorga dalle sorgenti della Carnia e che davvero può fare la differenza.
Ciò é stato scientificamente dimostrato. Ne parlava, in una serata dedicata ai cereali un professore del CERN, egli giunto in Friuli per una conferenza lo ha spiegato molto bene.
Alla fine della serata, avendo egli portato da Roma due grandi forme di pane, dopo averlo spezzato, come Cristo, ce lo fece assaggiare. La differenza tra i due “pani” consisteva proprio nel fatto che in uno dei due impasti era stata utilizzata l’acqua di sorgente, acqua che non manca di certo in Carnia.
Provare per credere, naturalmente. E proverò anch’io questa ricetta per l’impasto madre.
No si finìs mai di imparâ, e ce che non si sâ a le plui impuartant di ce che bielzà o savin! Mandi

Annamaria Bianchi
10 dicembre 2011, 10:20

Davvero le sorgenti!!!Con la concentrazione sui vari ingredienti, non avevo pensato alla sorgente. Certo che si. Grazie del sugggerimento importante. Andrò di corsa a prenderla magari subito a Verzegnis o alle Tre Croci.
Bisognerebbe fare anche il discorso sulle farine (bio, a chilometri zero, ecc.) ma per ora ho usato solo una volta per il pane una farina biologica. E’ che costano care e bisogna fare i conti con il taccuino sempre più leggero.

Gnotul
10 dicembre 2011, 11:10

Cara Annamaria, bisogna dire che spesso, quello che sta davanti ai nostri occhi non lo vediamo. Poi però vorrei anche assaggiare il frutto di tanto lavoro, quindi aspetto l’invito.
Ad ogni buon conto, vorrei anche parlarvi di un altro ingrediente fondamentale: la farina, o meglio le farine.
Tu fai riferimento al chilometro zero e però citi la “manitoba”.
Devi sapere che le farine sono quasi tutte contaminate, non é questa una mia invenzione, dalle micotossine, chiamate nel caso di specie: “Aflatossine”.
Una eccezione va doverosamente fatta per le farine del nostro Sud-Italia.
Ed é una questione prettamente climatica, il clima, particolarmente secco, non favorisce lo sviluppo di questi funghi, e le aflatossine, sono in generale pressoché assenti dal grano colà prodotto. E naturalmente questo dato é tanto più interessante se rapporato al consumo di pasta, oltre che di pane, biscotti e più in generale quando ci riferiamo ai dolci da forno, che giornalmente si consumano nelle nostre case.
L’aspetto salutistico é tutt’altro che trascurabile, queste aflatossine, che ricordiamolo, non si eliminano assolutamente con la cottura, sono la causa di molte patologie che a lungo andare provocano nel nostro organsmo.
Ed ecco ch,e le farine manitoba, pur essendo ottime sotto l’aspetto della doppia V, sono cioè molto ricche di glutine, sono altresì tra le più contaminate. Questo, anche e soprattutto per un fatto climatico e per il non trascurabile fatto che anche il trasporto a mezzo nave, favorisce l’aumento delle aflatossine.
E allora, quando facciamo dei discorsi citando: “Biologico e chilometri zero”, dobbiamo fare attenzione che, biolgico, non significa a tuuti i costi: sano. E che, chilometri zero per le farine, può significare farine prodotte nel nostro meridione, ricche di sostanze nutritive e povere o adirittura esenti da aflatossine.
Del resto, queste notizie, difficilmente le troviamo in televisione. Nella scatola sopra il comò, ci rifilano piuttosto una “genuinità” inesistente, fatta di improbabili mulini bianchi, quindi fasulli.
Ultima, ma non per ultima, il pane integrale, é quello che ci vuole per il nostro organismo, troppo pane bianco inserito nella dieta non fa bene alla nostra salute. Mandi

Stefano Barazzutti
11 dicembre 2011, 15:05

Pure il caffè viene più buono se fatto con acqua oligominerale.
Ricordo di un amico campano che aveva una pizzeria ad Ampezzo….la pizza era stupefacente…quando decise di trasferirsi a Tolmezzo la pizza cambiò…. :-(

Plupieri
11 dicembre 2011, 15:45

Mi spiegate per favore, Voi tecnici (anche il diretor)..perche’ cavolo se mangio pane, ingrasso como un piter?? Nemmeno il profiterol mi fa “lievitare” tanto come il pane..e di qualsiasi tipo..(bianco, nero e pure Juventino..) I prof. parlano di metabolismo lento, cavolo sto metabolismo, oppure di fame nervosa (il pane si presta all’inzozzamento da stress). Ho sentito tuttavia che i panificatori talvolta c’inseriscono degli additivi coloranti che pur non essendo assolutamente nocivi per la salute, in realtà per processo chimico si trasformano in zuccheri, percui tu sei convinto di mangiare pane, ma è come se mangiassi “pandoro”..Vero o falso? Grazie.

Annamaria Bianchi
11 dicembre 2011, 15:58

@Gnotul
E’ una fortuna per me sentir parlare di acqua e farina da chi ha avuto le mani in pasta. Per le farine appunto sono allo scuro di tutti i “retroscena” per cui vado avanti così, ma con ci l’intenzione di capirci di più un pò alla volta. Oggi ho incontrato a Sapori di Carnia di Raveo un panificatore-pasticcere e gli ho chiesto pareri sulla farina per panettoni: quella che io sto usando per i rinfreschi destinati al panettone, la manitoba, secondo lui è troppo dura per l’impasto di questo dolce. Così sono in crisi perché voglio fare il dolce di Natale la prossima settimana.
Ho conosciuto la magia molti anni fa di incontri ravvicinati del primo tipo con il grano, la farina e il lievito delle Murge, in Puglia. Addirittura per il lievito laggiù non avevano molti problemi, lasciavano un pò di impasto di acqua e farina, così com’è, sul mobile in cucina e, senza tanti problemi facevano il pane con la crosta scura tipo Altamura (era lì vicino) e ogni donna lo portava a cuocere al forno vicino a casa.
Per l’assaggio…non sarebbe male organizzare prima o poi un assaggio generale e condiviso dei nostri prodotti. Naturalmente più avanti, direttore permettendo, vorrei pubblicare le mie ricette dei pani (forse anche di almeno due pesci).

Annamaria Bianchi
11 dicembre 2011, 16:02

Sicuro! Ci sono gli acceleratori ed altre porcherie nei prodotti da forno. Un dietista alla quale mi sono rivolta tempo fa mi ha quasi proibito di mangiare pane, solo pochissimo, 30 gr, ogni tanto

Gnotul
12 dicembre 2011, 00:10

Il pane bianco, va alternato e possibilmente sostituito con quello prodotto con farine integrali che sono ricche di fibra, sali minerali ed oligoelementi.
Da sfatare la credenza che il pane ingrassa, piuttosto é la dieta squilibrata a creare problemi alla nostra salute. Dobbiamo imparare che una dieta varia é la migliore di tutte, salvo i casi patologici, ma va adeguata alla attività fisica di ciascuno.
Non voglio demonizzare i panifici, tutt’altro, solo che ormai tutti o quasi i produttori cercano scorciatoie e additivi che sostengano un sistema di fare pane che non rispetta i tempi che si addottavano fino venti anni fa, quando il pane si faceva di notte. Ma questo modo di produrre ha un punto debole. E consiste nel fatto che la chimica non potrà mai sostituire il metodo corretto. E il prodotto che si ottiene, purtroppo, é quello che é.

Stefano Barazzutti
12 dicembre 2011, 10:54

@Gnotul
Il pane come qualsiasi cosa che contiene zucchero fa ingrassare. Perchè il pane può far ingrassare una persona + di un’altra??? Semplice…per una minore sensibilità all’insulina (per un individuo per bilanciare 10 gr. di carboidrati può bastare una unità d’insulina mentre per un altro individuo ne possono servire 2) e + insulina si ha in circolo + s’ingrassa.
Esiste una dieta (la sconsiglio in quanto si tratta di una dieta non equilibrata) che consiste nel mangiare esclusivamente carne ed in grande quantità…i risultati sono certi. Tale dieta si fonda proprio sul concetto che meno insulina (se mangio solo carne non stimolo il pancreas a produrre insulina) si ha in circolo e meno s’ingrassa!!!!
Concordo sul fatto che la dieta migliore è quella varia ed equilibrata (65 % carboidrati, 30 % proteine, 5 % grassi) ma aggiungo anche che molte volte è difficile “mantenere l’equilibrio” durante le feste…. :-P
IMHO ritengo impossibile pensare di stare alla larga da addittivi chimici in quanto onnipresenti…l’unica via sarebbe quella di prodursi tutto da soli…una strada di fatto impercorribile.

Gnotul
12 dicembre 2011, 13:42

Stefano Barazzutti@, di diete autosomministrate si può anche morire, converrai.
Del resto, avevo premesso che vanno esclusi i casi patologici.
Rimango dell’idea che se una persona, con un metabolismo in regola, mangia pane nella norma, un panino a pranzo e un’alro a cena, non ingrassa. Non ingrassa se il totale delle calorie che ingerisce non supera di molto il suo fabbisogno. Per quello ho detto in precedenza che la quantità di cibo dev’essere rapporatata al movimento fisico. Sono convinto che, il pane, a queste dosi, non c’entra, essendo, di fatto ininfluente ai fini dell’aumento di peso.
Durante le feste é vero si tende, per ovvi motivi, all’abbuffata. Passate le quali, però, bisognerebbe mettersi almeno per un po’ a stecchetto! E occhio alla bilancia, sempre! Mandi

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