E per San Nicolò si mangia il Zuf (fotoricetta)

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Entriamo stasera nella tradizione antica della nostra cucina carnica con questo piatto frugale che riempiva lo stomaco prima di andare a letto ( variazione della semplice fetta di polenta dura),  e che io uso preparare  la sera della vigilia di San Nicolò.

Ingredienti per 4 persone:

200 gr. di farina integrale di mais
1,700 lt di acqua
1 lt di latte freddo
una noce di burro
sale

Nell’acqua bollente salata ho fatto scendere a pioggia la farina di polenta, mescolandola con una frusta (si usava per questo il  “zuvâr” l’apposito legno).

Ho versato il latte freddo nelle singole ciotole.

Ho fatto cuocere questa polentina molle per 30 minuti, poi ho aggiunto pochissimo burro prima di versarla nei piatti.

Ho versato il latte freddo nelle singole ciotole.

Ciascuno ha poi  raccolto a cucchiaiate la polenta calda nella terrina aggiungendo sopra il latte freddo.

Il zuf è tutto qui come saprete, ma la magia del nostro 5 dicembre si è ripetuta, almeno nel sapore, anche se oggi non circolano più le letterine a San Nicolò.

ANCORA SU  ZUF:

Si trova sul Nuovo Pirona del 1977: “E’ un miscuglio assai molle di farina di granoturco e acqua oppure latte, comunque salati, bolliti insieme che si mangia di solito in larghe scodelle, versandovi sopra del latte freddo”

ZUF COL  LATTICELLO:
La farina di granoturco va aggiunta al latticello con un po’ di burro, e si porta a cottura. Si consumava col formaggio in val d’Incarojo.

ZUF CON LA ZUCCA:
Si usava nella zona di Raveo.  Si frigge la zucca nel burro assieme alla pancetta e poi si schiaccia aggiungendo acqua. Quando l’acqua bolle si mette la farina di mais.

La sera del 5 dicembre i miei bambini mettevano calze o scarpe fuori della porta. L’inverno era già iniziato e solitamente rigido ai primi di dicembre. Il vento del nord avrebbe portato sulla soglia di casa S. Nicolò col suo asinello. Non era un santo ricco: forse avrebbe lasciato qualcosa, piccoli doni, un dolcetto o un frutto oppure pastelli colorati.

Era necessario e magico scrivere una letterina al vecchio santo che arrivava da molto lontano e che amava i bambini, ma che poteva portare nel suo sacco anche rimproveri e raccomandazioni.

Era buona abitudine lasciare sullo zerbino della soglia un bicchierino di grappa perché San Nicolò si potesse scaldare e una manciata di sale per l’asino.

 

Prima di lasciare la letterina fuori, al freddo, si mangiava sempre il zuf che ci riscaldava con la polentina calda e che faceva sognare i piccoli che tracciavano nel piatto i sentierini con il latte. Stradine bianche che avrebbe percorso San Nicolò per giungere fino a noi.

Alla fine i piatti da lavare erano pochi ma dovevo ricordarmi di rispondere alle letterine, far sparire il sale dell’asino e far bere al capofamiglia il grappino, ottimo dopo il latte!

Qui le precedenti fotoricette di Carnia.La:

STRUDEL DI FUNGHI

PERUZ CUN LI SPEZIIS

 

MARRON GLACE’

 

lunedì 5 dicembre 2011
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 8 Commenti

Laura Matelda Puppini
6 dicembre 2011, 13:58

Mia nonna Anna Squecco Plozzer faceva il zuf (anche giuf) con la zucca, se ben ricordo così: faceva bollire la zucca in una pentola alta di alluminio, uniche esistenti, e quindi la schiacciava. Poi aggiungeva acqua, latte ed un pugno di farina bianca ed uno di farina di polenta, e faceva cucinare mescolando spesso, fino ad ottenere una specie di crema densa. Non so se aggiungesse o meno burro, ma non mi pare. Sempre se ben ricordo, la stessa fonte mi narrava che a Sauris si mangiava una specie di polentina detta zuf, con latte ma anche condita in altro modo al mattino, ma non so esere più chiara.
Mio marito narra che a Rigolato si mangiava lu giuvinont, una specie di polentina condita con l’ont, che si faceva nel paiolo. Comunque il zuf era mangiare comune, come lu giuvinont, e non era detto si mangiasse necessariamente di sera. Vedrò, comunque, se posso essere più precisa chiedendo precisazioni o conferme a qualcuno.

Annamaria Bianchi
6 dicembre 2011, 15:40

Si penso anch’io si mangiasse anche di giorno o mattino, ma nella mia famiglia, come già detto, ho voluto tenere questa abitudine – portata da mio marito – dello zuf in occasione di San Nicolò per mantenere la tradizione di un piatto carnico, frugale ma secondo me molto affascinante.

Laura Matelda Puppini
6 dicembre 2011, 22:22

Ho chiesto lumi, stasera, a mia madre, Maria Plozzer Puppini, classe 1924, che mi ha confermato la ricetta di mia nonna nonchè sua madre, senza burro, e mi ha detto che mio nonno, Emidio Plozzer, a Sauris mangiava, a colazione, come abituato a fare da piccolo e da adulto quando si trovava al paese,una polentina tenerissima fatta con farina gialla e bianca, chiamata giuf, nel cui centro veniva fatto un oiccolo incavo al cui interno veniva posto un pezzetto di carne di maiale contornato dal sugo di cottura.

Annamaria Bianchi
8 dicembre 2011, 08:10

Sembra quasi di sentirne il profumo!

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