Legambiente: “La raccolta differenziata non basta”

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Pubblichiamo un intervento scritto dal circolo Legambiente della Carnia che analizza il tema della raccolta differenziata in Carnia e avanza alcune proposte:

Qual è la situazione della gestione dei rifiuti in montagna?

Dopo l’avvio scaglionato del servizio di raccolta differenziata “porta a porta” da parte della Comunità Montana, che ha coinvolto gradualmente tutte le vallate, i primi risultati sembrano dimostrare che i Comuni della Carnia stanno finalmente risalendo dal fondo della graduatoria regionale in cui erano ignominiosamente precipitati, in compagnia di Trieste, ormai da vari anni. Secondo alcune rilevazioni, Tolmezzo sarebbe passato dal 34 o 38% al 53% di raccolta differenziata, un risultato ancora lontano sia dal 76% che era stato annunciato come obiettivo, sia dall’obbligo del 65% fissato dalla legge per il 2012; secondo altre fonti (periodico Qui Conca) sarebbe invece già arrivato all’80%.

In attesa di una conferma e di un’attenta verifica di questi dati, resta comunque nei cittadini l’amara constatazione che, nonostante il miglioramento della situazione (che dovrebbe aver sensibilmente ridotto la quantità di rifiuti destinata alle discariche ed il relativo onere finanziario) e nonostante l’aggravio di impegni sopportato dalle famiglie, la tariffa di igiene ambientale (in poche parole, quello che ognuno di noi deve pagare per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti) non solo non cala, ma addirittura aumenta (a Tolmezzo di quasi il 7% nel corso del 2011). Insomma, l’impressione è che, dopo tutte queste novità e i cambiamenti introdotti nelle nostre abitudini, a guadagnarci siano sempre i soliti ….

La questione va quindi approfondita. Per cominciare, è giusto affermare che il valore percentuale ottenuto nella raccolta differenziata stabilisce il livello qualitativo raggiunto nella gestione dei rifiuti? Secondo Marco Lepre, presidente del circolo di Legambiente, la percentuale di raccolta differenziata è certamente un indicatore molto importante, ma, da solo, non è sufficiente a definire la situazione. Esso va, infatti, rapportato ad almeno altri due dati: la “qualità” dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata e la produzione pro-capite di rifiuti che si ha in un determinato territorio.

Per quanto riguarda il primo aspetto, è abbastanza intuitivo che, se la raccolta differenziata viene fatta bene, si possono ottenere vantaggi o risparmi dal recupero dei materiali separati; mentre un prodotto che presenta varie percentuali di “impurità” costringe ad ulteriori lavorazioni o addirittura vanifica gli sforzi effettuati. Si tratta, evidentemente, di un aspetto “delicato”, in quanto la negligenza di pochi può compromettere l’impegno di molti. Ora, la caratteristica principale e il vantaggio che consente il sistema “porta a porta” rispetto agli altri (quelli, ad esempio, che utilizzano contenitori stradali) è dato dalla possibilità di controllare puntualmente la qualità e la “purezza” delle tipologie di rifiuti conferiti. Se questo controllo non viene effettuato, ad esempio, perché non c’è un interesse “diretto” da parte della ditta che gestisce il servizio, il rischio è che tutto diventi inutile o quasi.

Secondo Legambiente, in montagna non solo si è tardato troppo nel far partire un tipo di soluzione che aveva già dimostrato di dare importanti risultati in tante parti d’Italia, ma, a questa importante modifica nel sistema di raccolta, non è seguito un profondo cambiamento di impostazione, che premiasse con costi minori i comportamenti più virtuosi e i risultati migliori. In sostanza, si dovevano introdurre incentivi o forme di penalizzazione economica – tanto nei confronti della ditta che effettua il servizio, tanto nei confronti degli utenti – in modo che venissero favoriti i comportamenti più corretti sotto il profilo ambientale e del risparmio energetico.

L’altro elemento essenziale per “qualificare” il dato percentuale di raccolta differenziata è la quantità di rifiuti pro-capite che vengono prodotti. Anche in questo caso è abbastanza evidente che, ai fini dell’impatto sull’ambiente e per la definizione del costo che i cittadini devono pagare, un conto è ragionare su 200 kg di rifiuti all’anno per ogni abitante, un altro su una cifra due o tre volte superiore. Alla fine, ad incidere pesantemente sul costo del servizio non è un valore percentuale, ma la quantità effettiva di rifiuti da conferire in discarica o in un impianto di trattamento. Per avere una esatta valutazione della quantità di rifiuti che vengono prodotti, non ci si può però limitare a quelli correttamente conferiti, ma appare indispensabile una verifica della presenza o meno nel territorio di discariche abusive, in quanto gli smaltimenti illeciti, sfuggendo al computo ufficiale, rischiano di inficiare questo tipo di statistiche, pur comportando un notevole costo ambientale e sociale.

La sensazione è, dunque, quella che molte cose siano ancora migliorabili e che, soprattutto, sia necessario l’impegno di tutti: cittadini e amministrazioni comunali in primis, che non possono, una volta affidata la delega per la gestione del servizio alla Comunità Montana, disinteressarsi o lavarsi le mani. Per il presidente del circolo di Legambiente, quello che si è trascurato in particolare è la prima cosa da fare, la necessità di ridurre la quantità dei rifiuti, “esigenza tanto più fondamentale in un territorio montano, caratterizzato dalla dispersione dei centri abitati, in cui le distanze da percorrere con i mezzi di raccolta, le caratteristiche delle strade e le difficoltà aggiunte dalla cattiva stagione, unite alla non idoneità ad ospitare discariche, comportano costi più elevati rispetto alla pianura o alle città”.

Nel 2010 ogni cittadino italiano ha prodotto in media 512 kg di rifiuti, una quantità enorme, che, come nel caso degli imballaggi inutili, gli spesso ignari consumatori sono costretti a pagare due volte: al momento dell’acquisto del prodotto nel negozio e sotto forma di rifiuto da smaltire poi. Questa autentica montagna potrebbe essere sensibilmente ridotta se solo si introducessero comportamenti e scelte più responsabili nei consumi: ad esempio, utilizzando le borse per la spesa riutilizzabili al posto dei sacchetti di plastica (compresi quelli definiti più o meno bio-degradabili); acquistando prodotti “alla spina”, invece che in contenitori “a perdere”; rinunciando all’utilizzo di acque minerali in favore di quella del rubinetto; sostituendo i pannolini “usa e getta” con quelli lavabili; etc., etc..

C’è poi l’assurdità dello spreco di beni considerati rifiuti solo perché a noi non servono, mentre potrebbero benissimo essere utili per altre persone e che finiscono in un cassonetto, invece che in un mercatino dell’usato: l’esempio più semplice è quello di un servizio da tè o da caffè in buone condizioni, che viene sostituito perché con gli anni sono venuti a mancare dei pezzi, ma che andrebbe benissimo per una famiglia meno numerosa. In varie parti d’Italia ci sono numerosi esempi di cooperative di giovani – e quindi di nuovi posti di lavoro – sorte con lo scopo di ritirare e rimettere in circolo questi beni, che erroneamente finiscono tra i rifiuti.

Un ultimo aspetto che merita essere ricordato riguarda i rifiuti organici. Dato il loro contributo in termini di peso sul totale dei rifiuti solidi urbani e considerate le loro caratteristiche (putrescibilità e quindi insorgenza di cattivi odori), la raccolta differenziata e possibilmente il compostaggio domestico di questa tipologia di sostanze è giustamente considerata un obiettivo prioritario da perseguire. È strano, però, che la raccolta differenziata della frazione organica non venga effettuata proprio in uno dei luoghi in cui quest’ultima è prevalente e più facilmente separabile: nei camposanti. Da noi, fiori e piante secche con la loro terra continuano ad essere mescolati nei cassonetti assieme ai lumini e alla plastica dei vasi o dei fiori finti: un’assurdità. Basta girare nelle vicine Carinzia e Slovenia, per rendersi conto che non solo ci sono contenitori differenti per la raccolta dei vari rifiuti, ma che spesso esistono piccoli impianti di compostaggio all’interno degli stessi cimiteri: un riciclaggio a “chilometro zero”, con tutti i risparmi e i vantaggi che si possono immaginare.

L’occasione della terza edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, che si è svolta nel nostro Paese con l’Alto patrocinio della Presidenza della Repubblica e che vede anche Legambiente tra i promotori, è stata utilizzata in Carnia per lanciare anche un’altra proposta; parliamo di “Sagre virtuose”, un concorso che è nato qualche mese fa, seguendo l’esempio di quanto positivamente è già stato realizzato in altre regioni per contenere la produzione di rifiuti in questo particolare settore.

Non è semplice calcolare esattamente quante siano le manifestazioni con distribuzione di alimenti che si organizzano durante l’anno in Carnia: una quarantina sono solo le principali, ma non è difficile immaginare che quasi ogni centro abitato abbia la sua festa. Tutti sappiamo quanto queste iniziative siano importanti, non solo per mantenere vive le tradizioni e le comunità, ma anche in chiave turistica. La proposta di piatti e prodotti gastronomici – dai Cjarsons nelle sue tante varianti agli gnocchi di zucca, dalla Mesta e busa al frico, dai fasui alla brovada e muset, senza dimenticare il prosciutto di Sauris – è diventato indiscutibilmente un elemento di attrazione per migliaia di visitatori. Le sagre e le rassegne gastronomiche sono però anche un’occasione in cui si producono molti rifiuti (basta pensare ai piatti, ai bicchieri e alle posate di plastica) e in cui anche effettuare la raccolta differenziata diventa problematico.

Il concorso “Sagre Virtuose”, che Legambiente ha lanciato nella nostra regione dalla scorsa estate, ha lo scopo di rendere più “sostenibili” sotto il profilo ambientale e quindi più gradevoli e simpatiche anche ai turisti, queste manifestazioni. Basta poco, infatti, per qualificarsi di fronte agli occhi degli ospiti; sarebbe sufficiente, ad esempio, proporre ai tavoli l’ottima acqua delle nostre fonti al posto di quella delle bottigliette in plastica, magari prelevata dal sottosuolo di Marghera e costretta a fare un sacco di chilometri in autostrada a bordo di inquinanti TIR. Oppure eliminare o contenere lo spettacolo di sacchi neri sempre strapieni di ogni genere di scarto. In un contesto rispettoso dell’ambiente, con l’eliminazione dei rifiuti, anche le nostre specialità si apprezzerebbero con più soddisfazione.

Il concorso si basa sull’adesione volontaria da parte degli organizzatori e premia con un marchio di qualità le sagre in cui: si utilizzano stoviglie lavabili e riutilizzabili, oppure realizzate in materiali compostabili; si riduce l’impiego di bottiglie usa e getta; si differenziano i rifiuti; si propongono prodotti agricoli locali; si prevede il recupero della frazione organica; etc.. Quelli che, in un primo momento, possono sembrare insormontabili problemi pratici hanno trovato in centinaia di esperienze diffuse nel nostro Paese la giusta soluzione. Una maggiore spesa iniziale per dotarsi dell’attrezzatura di servizio riutilizzabile, viene rapidamente ammortizzata con il risparmio sul mancato acquisto di prodotti “usa e getta”.

La speranza è che presto anche da noi i primi esempi di sagre “virtuose” vengano imitati e replicati, anche perché in questo modo si accresce la sensibilità e la coscienza dei cittadini. L’azione che la Comunità Montana e gli stessi Comuni potrebbero svolgere in questo quadro sarebbe molto utile: dai contributi finalizzati alla riduzione dei rifiuti, alla messa a disposizione di lavastoviglie e set di stoviglie riutilizzabili per le manifestazioni con minor afflusso. Dalla riduzione dei rifiuti e dal rispetto dell’ambiente abbiamo solo che ottenere benefici. Auguriamoci che lo capiscano anche i nostri amministratori locali.

Circolo Legambiente della Carnia

 

sabato 3 dicembre 2011
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 19 Commenti

Annamaria Bianchi
5 dicembre 2011, 09:47

NOTE PRATICHE Martedi scorso il secco indifferenziato nella zona nord di Tolmezzo non è stato raccolto.
Anche il martedci precedente per quanto mi riguarda non era stato racolto: nel secchio un biglietto con la nota “sacchetti non conformi”. Erano conformi, addirittura trasparenti e biodegradabili ma non quelli che inizialmente erano stati forniti un anno fa all’inizio raccolta.
Telefono al numero indicato in Comunità Montana ma senza successo per indisponibilità del numero.
Vado in discarica comunale e mi dicono che non ero la sola in questa situazione e che loro non potevano raccoglierla.
Che faccio? Alla terza settimana le dovrò portare in Comunità Montana? o facciamo come a Napoli?.
Quindi servizio inefficiente nonostante il nostro impegno e il costo maggiorato.

anonimo
5 dicembre 2011, 15:56

1) nessuno può utilizzare sacchi differenti da quelli consegnati
2) la comunità montana li distribuisce gratuitamente
3) in discarica non raccolgono il secco indifferenziato
4) il disguido della settimana scorsa era dovuto al fatto che una persona addetta alla raccolta si era infortunata

per i punti 1, 2 e 3 bastava leggere la nutrita documentazione fornita per il punto 4 bastava passare alla comunità montana, dove sono decisamente gentili e disponibili

Annamaria Bianchi
5 dicembre 2011, 16:24

Grazie per le precisazioni, soprattutto per il punto 4: non potendo essere al corrente della cosa ho pensato al peggio (visto che la precedente settimana non erano stati raccolti, mentre per questa ultima avevo inserito i sacchetti specifici)

Alberto Boiti
5 dicembre 2011, 19:10

Dai dati, che ritengo abbastanza ufficiali, dell’ARPA ( http://www.arpa.fvg.it/index.php?id=532 ) Tolmezzo nel 2010 aveva raggiunto la percentuale di RD del 56% (38,4% nel 2009, 33,7% nel 2008, 32,4% nel 2007) ma nel I° semestre 2011 ha superato l’81%.
Se la calda estate non ci ha fuso il cervello dovremmo essere messi bene, siamo stati bravi.
Possiamo fare meglio? Io penso di sì.
Insistere per una migliore separazione qualitativa e quantitativa è un passo importante.
Un altro passo potrebbe essere quello di differenziare il vetro per colore (trasparente/colorato, per cominciare).
Coinvolgendo la grande distribuzione si potrebbero informare i consumatori sulla quantità di imballaggi che i prodotti in vendita generano, compresi i cartoni di trasporto, sono convinto che i dati li hanno già. Almeno per i prodotti più venduti questo potrebbe portare a scelte più consapevoli.
Alla GDO si potrebbe chiedere anche di mettere alcuni distributori di prodotti sfusi.
Produciamo un po’ meno rifiuti della media (~472 Kg nel 2010), anche di quella regionale (~482 Kg) e forse nel 2011 faremo ancora meglio (207 Kg nel I° semestre) ma possiamo ancora migliorare.

maremonti
6 dicembre 2011, 15:05

Boiti….per cominciare separare il vetro trasparente da quello colorato?????????? E allora si potrebbe anche fare di più; potremmo buttare in un sacchetto le bottiglie di plastica della Ferrarelle….in un’altro quelle della Goccia di Carnia….e così via….altrimenti che raccolta differenziata sarebbe?

Se poi insistiamo..potremmo pure sostenere che le stanze della nostra casa dedicate ai 50 sacchetti diversi….possano essere esentate dal pagamento dell’ICI o della nuova IMU .

mè stesso
6 dicembre 2011, 15:55

@maremonti Non c’è una volta che non la metti in polemica.Ma ti senti realizzato si?
Non conosco Boiti..nn scrivo per difenderlo..ma la proposta del differenziare il vetro per colore ha un senso..è una possibilità…anche se dubito verrà attuata.
Potresti cmq mettere tutto il vetro nello stesso sacco…basterebbe poi buttare il colore giusto nella campana/cassonetto giusto. PANDOLO

maremonti
6 dicembre 2011, 18:27

Mi dovresti spiegare a quali polemiche ti riferisci! Se esprimere un’idea o controbattere quelle altrui è per lei polemica, allora si accomodi pure con Boiti a differenziare il vetro….e anche i barattoli dei fagioli da quelli dei piselli.

Io penso che il cittadino Tolmezzino stia già facendo tutto il possibile per collaborare alla raccolta differenziata. Forse lei si è già dimenticato che rispetto a qualche tempo fa, noi cittadini ci siamo trasferiti i rifiuti in casa, li differenziamo e li trasportiamo ai piedi delle nostre abitazioni..con pedissequa attenzione agli orari e ai giorni stabiliti dall’amministrazione comunale.

E non mi pare che a questo sforzo dei cittadini si sia data la risposta giusta di abbassare il costo delle bollette……tutt’altro!

In un contesto del genere chi chiede di fare degli ulteriori sforzi non può rivolgersi allo stesso cittadino che ha pagato un aumento della tariffa, ma si deve rivolgere alle amministrazioni comunali e pretendere una certa coerenza, altrimenti gli stimoli a fare di più verrebbero meno.

Se anche questa è polemica…faccia pure, ma a me non sembra che lei sia una persona civile…o più civile di me perchè differenzia il vetro a seconda del suo colore. a me sembra che lei sia semplicemente un fessacchiotto.

anonimo
6 dicembre 2011, 18:39

@maremonti
sei un idiota… il vetro è forse l’unico materiale davvero riciclabile senza grossi sforzi e l’unica accortezza che serve prima del riciclaggio è la differenziazione in base al colore… eh sì al colore mio caro maremonti.
Se vuoi vetro bianco devi usare solo bottiglie bianche e se mescoli tutto il riciclato ottieni solo bottiglie verdi (scuro).
In svizzera, in germania, in austria, nei paesi bassi, in scandinavia lo fanno da sempre… magari prima di parlare… PENSA.

maremonti
7 dicembre 2011, 10:42

Anonimo lei è invece malato di ESTEROFILIA…la stessa malattia che ha illuso gli italiani ad accettare questa Unione Europea, che ci sta dissanguando e disumanizzando.

Quando lei cita quei paesi, dovrebbe anche riportare – per correttezza – le tariffe che quei cittadini corrispondono ai loro Enti Pubblici di riferimento, per la raccolta differenziata.

dovrebbe quindi essere lei a pensare…ad informarsi, altrimenti il suo sarebbe solo uno SCIMMIOTTAMENTO fanatico verso le buone abitudini degli altri popoli, dai quali, invece, gli italiani non hanno proprio nulla da imparare.

Parafrasandola..direi pertanto che lei è una scimmia..idiota…malata di esterofilia.

Pierino
7 dicembre 2011, 17:12

Ma maremonti, ma smettila di sparare boiate di continuo…ma non ti senti solo e frustrato ? Ma come fai a non sentirti persona sgradita …
Sei di un’ignoranza imbarazzante…spero tu non abbia figli, spero che tu non abbia sparso il tuo seme in giro.
Cretino…il vetro si differenzia per colore si ! Ma dove vivi ? Se i rifiuti vengono riciclati in maniera corretta, il meccanismo dello smistamento e del riutilizzo funziona meglio e costa meno…
Ma torna a scrivere sul blog del tuo Presidente Tondo…
Grazie…ma fallo ti prego.
La gente si irrita solo a leggere il tuo falso nome…

maremonti
8 dicembre 2011, 20:17

Caro Pierino torna nelle barzellette….altrimenti renditi disponibile al volontariato della differenziazione del vetro trasparente da quello colorato.
Io scommetto tutto che voi siete di quella razza che predica, parla, esprime chissà quali scienze, ma poi nel concreto vorrebbero che fossero gli altri a darsi da fare.
Io faccio in base a quanto mi risponde l’Ente Pubblico di riferimento. non sono un fessacchiotto come te, non sono uno scimmiottatore europeo, ma sono una persona che pretende responsabilità da chi intasca le mie tasse.
Se tu credi di essere meglio di me..potevi mettere il tuo nome, cognome e indirizzo…così ti avrei portato le mie bottiglie da differenziare. Dato che non lo hai fatto, sei proprio di quella razza che predica bene ma razzola male.

Per quanto ai miei figli….spero che tu non ne abbia, perchè poveretti, se la dovrebbero vedere con i miei.

Per quanto alla gente che si irrita…portagli i miei saluti, ma ti assicuro che sono di una razza a cui io non vorrei certamente appartenere.

maremonti
8 dicembre 2011, 20:35

Pierino barzellettiere…quando poi asserisci che “dopo la separazione del vetro trasparente da quello colorato il riutilizzo funziona meglio e costa meno…”….ti riferisci al costo dell’Impresa che svolge il servizio (che ha già pattuito quanto dovrà intascare ) o alla nostra tariffa?????????????????????????? Perchè forse ti è sfuggito che nel frattempo è AUMENTATA…..

Alberto Boiti
10 dicembre 2011, 18:20

Sul sito gemello http://bora.la ho trovato un link per aiutare nelle scelte consapevoli per ridurre i rifiuti.
http://rifiuti.ea.fvg.it/buone-pratiche/
Sono riportati i punti vendita che in vario modo consentono il riuso dei contenitori.
Grande assente la Carnia, che pure qualche iniziativa ce l’ha.

maremonti
11 dicembre 2011, 09:25

Ho sempre preso atto della teoria, ma amo sconsideratamente la pratica, come pure l’efficacia di chi regolamenta gli stimoli di una popolazione: LA TASSA!!!!

Quando uno Stato ti chiede oramai la metà di ciò che guadagni..la tua coscienza si ribella.

Quando un comune si alza la tassa sui rifiuti, moltissimi cittadini reagiscono malamente.

Lei sig. Boiti ci racconta delle cose che sappiamo tutti fin troppo bene….anzi benissimo. Ciò che non volete accettare e fate male, è che il cittadino non ha nessuno stimolo, nessun incentivo, nessun interesse a collaborare con la pubblica amministrazione, perchè è quest’ultima ad aver sovvertito il patto di lealtà, di riconoscenza, di meritocrazia.

Al sottoscritto non servono gli appelli di un fanatico ambientalista, ma la risposta in tema di quanto devo sborsare per respirare a pieni polmoni ciò che è già mio.
Ho abbastanza buona educazione per non riconoscere lo smog o l’aria pulita….quindi non servono dei partiti politici per rappresentarlo, serve semplicemente che chi gestisce un servizio pubblico dia delle risposte adeguate ai cittadini che pagano!

troll
11 dicembre 2011, 09:42

Sig. Boiti….leggo che il pagamento dell’ICI per la Chiesa…è lasciato alla discrezionalità dei Comuni…..si..proprio del Comune..lo stesso che a noi ci ha aumentato la tassa sui rifiuti.

Come andrà a finire sig. Boiti?

Alberto Boiti
11 dicembre 2011, 11:42

sig. troll, ci dice per cortesia dove ha letto di questa discrezionalità dei comuni? Magari un link.
Grazie

troll
11 dicembre 2011, 12:50

Ai sensi dell’art. 7 del dlgs 504/92 sono esenti dall’imposta per il periodo dell’anno durante il quale sussistono le relative condizioni:

a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province e dai comuni (per questi ultimi l’imposta non si applica esclusivamente per gli immobili di cui il comune è proprietario quando la loro superficie insiste interamente o prevalentemente sul suo territorio), dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome (l’esenzione spetta anche agli istituti e agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti i cui immobili siano destinati ad attività ospedaliere che, pur non appartenendo alle unità sanitarie locali, concorrono, in ragione del rapporto di convenzione, a realizzare il sistema sanitario nazionale), dalle camere di commercio, destinati esclusivamente a compiti istituzionali. Detta esenzione si deve intendere applicabile anche ai consorzi tra enti territoriali ed altri enti che siano individualmente esenti ai sensi di questa stessa disposizione.

I comuni hanno la facoltà di disporre l’esenzione anche nel caso di immobili non destinati in via esclusiva ai compiti istituzionali (art. 59, comma 1, lettera b dlgs 446/97);

Sull’altro argomento del blog, ho trascritto un’articolo di Socci….che dibatte proprio su questo argomento.
gli uomini della Chiesa chiedevano agli Italiani di fare sacrifici….ebbene, li facciano pure loro e per il resto confidino sul profondo senso della carità.

Sig. Boiti..se ha qualche critica da muovere al riguardo, sarei lieto di conoscerla…ma credo che ci stiamo aizzando contro un partito come la Lega…al quale possiamo contestare un miliardo di cose (io e lei) ma in merito alla manovra del sig. Monti è stato il più lucido e coerente!

Perchè non facciamo in modo, UNA VOLTA PER TUTTE, che in questo nostro paese..le tasse non LE PAGHINO DAVVERO TUTTI? Perchè il sacrificio delle pensioni non deve essere chiesto anche a quei dipendenti del parlamento, mentre a tutti gli altri svioliniamo la parola SACRIFICIO?

Perchè l’ICI la dobbiamo pagare io e lei e con tanto di rivalutazione degli immobili, mentre lo stesso trattamento non deve essere riservato anche alla Chiesa e alle Banche?

Io di questo ho parlato…questo ho proposto e questo cerco di pubblicizzare per una corretta informazione.

Non conosco Rotter…però l’articolo l’ho apprezzato…per semplice onestà intellettuale e soprattutto per giustizia.

Maremonti

Plupieri
11 dicembre 2011, 14:07

MareMonti ale studiaat…

Alberto Boiti
11 dicembre 2011, 16:12

Quindi, non tanto il pagamento ma l’esenzione dello stesso.
E questa prerogativa dei comuni rientrerebbe nella parte portante del federalismo, tanto sbandierato dalla lega e così mal realizzato, l’autonomia fiscale.
Se gli amministratori comunali decidessero, che so, di esentare il Cinema David, affittato ad una impresa commerciale, dall’ici/imu dovrebbero renderne conto ai loro elettori meglio di un lontano governo centrale.
Ma poi, il cinema paga l’ici?

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