Estrapolo dallo spazio “commenti”, un intervento di Luca Marin, collaboratore di Carnia.La dall’Australia, in merito ai concetti di partecipazione e di Zona Grigia”. Buona lettura e discussione.
Partirei col termine “zona grigia” coniato per la prima volta da Primo Levi. E’ una fetta importante della nostra società che ha attraversato la nostra storia contemporanea e che perdura, anzi per certi versi si rafforza, nella società odierna. Della “zona grigia” faceva parte tutto quel ceto medio che all’indomani dell’8 settembre non si schierò né dalla parte dei nazifascisti, né dalla parte dei partigiani. Aspettava insomma la conclusione degli eventi con forme si di becero opportunismo ma talvolta anche di buon senso e di mediazione nei terribili anni dell’occupazione tedesca. La storiografia stessa ha ridimensionato in parte la spinta popolare e di massa della Resistenza in Italia (senza ovviamente arrivare alle becere conclusioni di certi noti revisionisti). Zona grigia la possiamo intendere poi tutta quell’area che rimase indifferente alle passioni e alle lotte più o meno giuste degli anni ’60 e ’70. E zona grigia la possiamo identificare, nel caso specifico, in quel ampio strato della popolazione che alla domanda che ne pensi della piazza e delle sue modifiche rispondono: mah a mi plui di tànt no mi intarese, baste chi no veti di paiaà di me sachete. Oppure a tutti quelli che prima si stracciano le vesti contro i no degli ambientalisti sulla politica turistica (soprattutto invernale) in regione, poi però quant che si tocin i becins, giustamente ma in forma tardiva criticano i nostri sorestanz. Non spetta a me condannare tali atteggiamenti, non perché ora sia all’estero bensì perché vedo che in tutte le società moderne questo tipo di atteggiamento è presente e diffuso anche in altri contesti ed anch’io ne faccio parte con stili e scelte di vita non sempre coerenti. Ti porto un esempio: Occupy Wall Street, Occupy Melbourne o Occupy Sydney… bé in quest’ultimo caso ho visto con i miei occhi la partecipazione media: 10 giovins e 12 poliziòts! Che dire allora? Si le firme possono essere considerate tantissime ma la proporzione ovviamente rimane impietosa, non tanto e non solo dal punto di vista numerico, ma anche e particolarmente dall’interesse che i cittadini hanno per un bene collettivo. Aggiungi poi che il contesto attuale non aiuta, guarda come si sono “congelati” gli esiti referendari dello scorso giugno. Insomma se non teniamo conto di questo fattore, rischiamo o di negare e avvilire gli sforzi di chi si interessa al bene comune o di arrivare agli attacchi personali, oramai tanto presenti purtroppo anche su carnia.la



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