Sergio De Infanti, mitica figura di alpinista, scrittore e imprenditore di Ravascletto è stato ieri omaggiato del riconoscimento Friend d’oro all’amico alpinista dal presidente dell’Asca (associazione delle sezioni carniche del CAI) Mario Di Gallo nel corso del premio Leggimontagna. Nell’occasione De Infanti, stimolato dallo stesso Di Gallo, ha accennato all’amore per la montagna, alle sensazioni dell’arrampicata e, infine, al senso della vita. Ecco video ed estratti scritti dell’intervento.
“Bisogna vivere in sintonia con la vita, perché la natura non perdona, é una cosa terribile. Se uno riesce a invecchiare in sintonia, è un fortunato…
Le vertigini passano, per diventare alpinisti bisogna andare contro se stessi, contro le proprie fisime, le paure, le vigliaccherie. Piano piano si raggiunge una concentrazione, che non esiste più il mondo attorno. Esiste solo il problema e si riesce a far andare il fisico come una macchina, si sentono i tendini dove sono, i nervi, si sente tutto; si sente il cervello quando comincia a dire: fermati un po’ perché se continui salti. Si può spingere in avanti il corpo a far cose impensabili.
Da giovane si corre come matti, sotto all’attacco, poi su la salita e poi giù per la montagna. E non ha tanto senso, ma è la gioventù che spinge così. Piano piano, con gli anni, il passo diventa più lento e si comincia a guadrdare, se poi si aggiunge qualche buona lettura si vedono un sacco di cose, perché l’occhio vede ciò che il cervello sa. Se il cervello è imbottito di niente, non vede niente. Se uno tira fuori il cervello e lo trasmette agli occhi, vede tutto. Ama la vita per forza”.



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