Vade retro Carniacque. In scena a Cercivento la protesta di chi vuole che la gestione di acquedotti e fognature resti in mano ai comuni

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I manifestanti davanti al municipio di Cercivento

Oltre cento persone si sono ritrovate stamattina, lunedì 18 aprile, di fronte al municipio di Cercivento per dire no al passaggio della rete idrica comunale a Carniacque. Alle 10, infatti, un rappresentante della Spa che gestisce il ciclo delle acque dell’Alto Friuli avrebbe dovuto presentarsi per prendere possesso dell’acquedotto. “Avrebbe”, perché come già previsto nei giorni scorsi – probabilmente per evitare l’alimentarsi di tensioni – non si è presentato nessuno.

Franceschino Barazzutti durante il proprio intervento

Di fronte a una dozzina di componenti delle forze dell’ordine, i manifestanti si sono radunati con cartelli e bandiere per chiedere che ai comuni che lo vogliano (in Carnia è il caso di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo), venga garantita la possibilità di gestire in proprio l’acquedotto.

Al megafono si sono alternati alcuni oratori, ecco i video degli interventi (quelli che non si vedono sono in attesa di caricamento):

Renato Garibaldi (Carnia in Movimento)

“L’acqua è un diritto, non una merce. Quando si presenteranno qui con la pretesa di prendere la rete idrica che è nostra, saremo di più e più incazzati, perché solo a incazzarsi si ottiene qualcosa. [...] Quello che decide le battaglia, e che ha deciso sull’elettrodotto, perché quella è una vittoria confermata: l’elettrodotto non si farà mai più, dipende da quei 3500 carnici che si sono svegliati e andati in piazza a dire quali sono i nostri diritti. Diritti che oggi sono quelli dei comuni di gestire in proprio le acque, se lo vogliono. Non domandiamo nulla di sconvolgente a chiedere di gestire il patrimonio idrico”

Franceschino Barazzutti (Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento)

“Dicono che vogliono l’autonomia dei comuni e oggi si fa l’opposto, la si calpesta. [...] Hanno individuato che quello dell’acqua ha una grande probabilità di essere utilizzata come una fonte di business: è per quello che invece di fare un consorzio che risponde alle norme di diritto pubblico – se proprio volevano – per gestire l’acqua in Carnia, hanno fatto una società per azioni e le azioni sono pezzi di carta che rappresentano una proprietà e un pezzo di capitale della società che si quota in borsa e che si compra e si vende. Chi le compra in fine dei conti? Fra un po’ di anni saranno le banche. [...] Hanno agito con prepotenza: una società per azioni, quindi commerciale, di diritto privato, si permette di fare un’intimazione a un’ente pubblico di rango costituzionale come è il comune; perché l’ordinamento della nostra repubblica prevede lo stato le regioni, le province e i comuni e non prevede né Ato, né Carniacque”.

Antonino Galassi (comitato acqua libera di Paluzza)

“Carniacque fino a quando troverà un gruppo compatto come il nostro dovrà fare i conti con la propria coscienza, perché non potranno fare i prepotenti”.

Roberto Pizzuti (presidente WWF Friuli Venezia Giulia)

“Sono orgoglioso di poter essere qui di prima persona. Questa è una battaglia fondamentale non solo per la proprietà, ma perché riguarda la salute, perché l’acqua deve essere pulita, non si deve speculare ed evitare di non ristrutturare gli impianti solo perché altrimenti non ci sono guadagni”.

Cristian Morassi (Vicesindaco di Cercivento)

“Essere qui oggi non è inutile, perché quando verranno su (Carniacque, ndr), staremo a vedere. Ciò che mi fa rabbia è chi ha lavorato prima, le amministrazioni che negli anni a Cercivento hanno messo a posto acquedotti e fognature e ora dobbiamo regalarle alla gente di fuori? [...] Che se arriva un problema ad esempio a Costa, non sanno nemmeno  dove è Cercivento, non dico Costa”
 

[youtube ]

William De Stales

Candido Pitt

 

lunedì 18 aprile 2011
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 74 Commenti

acqua azzurra - acqua chiara
18 aprile 2011, 21:48

Anche se Carniacque aveva preannunciato che sarebbe bastata una civilissima lettera dei Sindaci dei tre Comuni (cosa che hanno prontamente fatto) per non andare a Cercivento, anche per evitare eventuali disordini provocabili da “teste calde”, invece la comparsata è andata in scena ugualmente, e mi ha fatto un certo effetto vedere, nei filmati qui pubblicati,alcuni giovani impugnare i forconi mentre chi parlava sembrava, con quel megafono, “DONNE E’ ARRIVATO ROCCO” quello di Zelig. E poi Barazzutti ……., bisogna dirGli che i COSACCHI non ci sono più e anche che Cuba e Fidel stanno cambiando idea. La cosa che mi sconvolge è come alcune persone, specie i giovani miei coetanei (pochi per la verità) sono ancora lì ad ascoltare quelle ca—te….!!!!!
Per carità divina, i temi trattati sono seri e legittimi, e meritano tutti gli approfondimenti del caso, però le informazioni vanno prese a 360°, parlando di acqua, bisogna abbeverarsi a più fonti. Io penso che tutto sarà chiaro appena ci saranno elezioni in vista in Carnia, allora gli pseudo-paladini dei diritti alla gente, getteranno giù la maschera e mostreranno finalmente a cosa mirano: “AI NOSTRI VOTI”……!!!!!!

robertodecaneva
19 aprile 2011, 07:29

cercare di mantenere nel proprio piccolo comune l’acqua pubblica (visto che è un loro diritto) non sono cazzate, io credo che sia un errore che il governo italiano abbia dato il via libera alla privatizzazione dell’acqua unica vera e granda CAZZATA; l’anno scorso l’IDV e pure altri comitati si sono impegnati in tal senso a livello nazionale per raccogliere le firme per il referendum abrogativo per l’acqua il legittimo impedimento ed il nucleare, siamo riusciti a farcela e a giugno si terrà il referendum, spero con tutto il cuore che la gente partecipi tanto da arrivare a cambiare questa assurda legge!!!
l’acqua è un bene di tutti non può avere padroni, deve rimanere pubblica!!!

FEDERICA
19 aprile 2011, 12:12

“acqua azzurra acqua chiara” inizia tu a togliere la maschera e metti la tua firma…… ;)
ci vorrebbero più uomini come Barazzutti e Garibaldi persone che non hanno paura a dire la loro opinione e che impiegano tempo, denaro ed energia a difesa di un territorio che amano, a difesa dei diritti delle persone e della loro dignità….il pregiudizio crea malessere specie in chi lo prova. ” abbeverarsi a più fonti”scrivi …. la gente è informata….. e le bollette parlano chiaro! piena solidarietà ai sindaci resistenti … ed evviva le teste calde…. almeno lì il sangue circola!evviva anche quei giovani ( non illuderti non sono pochi) che hanno capito l’importanza di partecipare attivamente …… le ca…te SONO ALTRE!

FEDERICA NODALE
19 aprile 2011, 12:13

“acqua azzurra acqua chiara” inizia tu a togliere la maschera e metti la tua firma…… ;)
ci vorrebbero più uomini come Barazzutti e Garibaldi persone che non hanno paura a dire la loro opinione e che impiegano tempo, denaro ed energia a difesa di un territorio che amano, a difesa dei diritti delle persone e della loro dignità….il pregiudizio crea malessere specie in chi lo prova. ” abbeverarsi a più fonti”scrivi …. la gente è informata….. e le bollette parlano chiaro! piena solidarietà ai sindaci resistenti … ed evviva le teste calde…. almeno lì il sangue circola!evviva anche quei giovani ( non illuderti non sono pochi) che hanno capito l’importanza di partecipare attivamente …… le ca…te SONO BEN ALTRE!

Alessio
19 aprile 2011, 12:37

Il governo ha appena bloccato la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. Questo purtroppo farà fallire i rieferendume del 12 giugno quando si voterà anche contro la privatizzazione dell’acqua.

Furlan
19 aprile 2011, 12:54

Federica neanche tu però ci metti la faccia, il solo nome è come il mio o come quello di acqua azzurra. Scrivi anche il cognome. Inoltre cara mia prova a chiedere al Barazzutti cosa hanno insegnato, a lui e ai sindaci (?) retinenti, durante il convegno di sabato mattina presso la Comunità Montana i rappresentatnti della prov. di Trento. Eppoi guarda la seconda foto di questa pagina: non ti sembra che il Medio Evo sia ripiombato nel 2011? I forconi? Perchè Garibaldi non tira fuori anche la spingarda o non mette il cappuccio nero dei boia? Questa rappresentanza della Carnia è patetica. Se i turisti, che già fate scappare, vedono questi esempi ci penseranno bene prima di farvi visita. Forse li volete infilzare con il forcone o bruciare sul rogo. Il rogo: il posto giusto per coloro che vogliono il Medio Evo.
Gemona del Friuli

Luca Marin
19 aprile 2011, 13:06

@Alessio. Perché pensi al fallimento dei requisiti? E’ il solito trucco per impedire di raggiungere il quorum (temono soprattutto per il legittimo impedimento), bisogna sensibilizzare ancora di più l’opinione pubblica sui tre quesiti referendari rimasti, e vedrai che forse non tutto è perduto!

acqua azzurra - acqua chiara
19 aprile 2011, 13:32

@federica……..
dica la verità, “ROCCO” ha sempre il suo fascino, ecco perchè GARIBALDI & BARAZZUTTI. usano il megafono………………..!!!!!!
Ma NOI altri, usiamo la testa per piacere…..!!!!!
Io posso solo postare su un Blog, per altro di parte, per poter esprimere qualche concetto con la presunzione che la mia cultura possa ulteriormente informare Chi si limita a leggere i volantini del DUO MEGAFONO, Garibaldi – Barazzutti.
Il referendum che abrogherà, se passa, l’art. 23 bis del Decreto Ronchi, non sarà altro che la volontà espressa dai Cittadini di non affidare la gestione dell’acqua ai consorzi o alle società private, cosa che mi trova pienamente d’accordo, per cui, noi nel nostro territorio avremo la fortuna di avere già costituita e funzionante la società pubblica per la gestione idrica. Se i Comitati fossero più “seri” Ci avrebbero informato che Carniacque è al 65% di proprietà dei Comuni e 35% di AMGA Udine, che entro l’anno cederà la sua quota al CAFC che è il Consorzio Acquedotto Friuli Centrale, il quale è totalmente di proprietà dei Comuni Friulani, e quindi totalmente di proprietà pubblica.
Quindi, a me che piacciono gli uomini che comunicano senza “aiutini” (il megafono nella fattispecie), preferisco gli uomini di Carniacque che hanno fatto in modo di evitare inutili disordini ieri a Cercivento, fomentati da Chi vuole affermare le proprie idee con i forconi e i cani senza museruola.
VERGOGNA………!!!!!

Nonino Stefano
19 aprile 2011, 20:05

@acqua azzurra – acqua chiara
Visto che dici di essere informato, mi puoi dire se Carniacque, che ha convenzione approvata con l’Autorità d’Ambito del Friuli cenjtrale nel dicembre 2008 e che all’art.3 (Decorrenza e durata della convenzione) comma 1 afferma che il termine della convenzione è quello stabilito dall’art.23-bis, c.8 Legge 133 / 2008 (sono fatte salve le eventuali successive modifiche ed integrazioni normative) novellato dal D.L. 135/2009, rientra nelle società al comma 8 lettera c, come all’art. 23-bis della sopra citata L. 133, per le quali la convenzione cessa alla scadenza prevista nel contratto di servizio (ti sfido a trovare la data di scadenza sul sito di Carniacque, se non una presunta perchè il programma degli investimenti è compreso tra il 2009 al 2011) e se la società , visto se come dici tu è al 100% pubblica, può continuare ad esserlo anche nei confronti delle scelte che vengono fatte sempre allo stesso articolo della stessa citata legge o dovrà scegliere fra le diverse possibilità offerte?
Forse questo lo sanno i comitati! e speriamo che il referendum passi! A dimenticavo, Carnaacque è una SPA anche se è pubblica! e sai cosa vuol dire SPA!

plupieri
19 aprile 2011, 20:05

Acqua Azzurra concordo con te che la rappresentazione “rivoluzionaria” a Cercivento lascia piu’ che perplessi anche perche’ le parole di Garibaldi non erano per nulla rassicuranti all’insegna del “boia chi molla”. Tuttavia e non e’ per cerchiobottismo (un colpo a destra, un colpo a sinistra “cusi son duc contents”) non pensi che la partenza di CarniaAcque sia stata da “brivido”?? Sono stato un Consigliere Comunale che ha votato la delega e lo schema di convenzione della Societa’ Pubblica, nel comune di Preone tanto per capirsi, e l’ho fatto per gli stessi motivi, diciamo pure etici e politici, che hanno mosso per esempio Adriano Rainis e che intravedo nelle tue motivazioni (lasciando perdere Cuba e Cosacchi che credo sia ingiusto scaricare persino su Barazzutti). Il singolo Comune NON PUO’ gestire in solitaria l’acqua come Bene Pubblico essenziale in maniera economica ed efficiente e questo naturalmente non oggi o domani ma in una prospettiva media, tenuto conto norme nazionali e comunitarie nonche’ condizioni generali di sistema. DETTO questo ci e’ voluto PELO SULLO STOMACO però a far partire quelle Cazzo, scusa mi e’ partito di nuovo il Coso, di Bollette astronomiche e a mio parere ingiustificate a peso dei cittadini cosi’ tanto per vedere come reagivano gli utenti, magari sa lave strucje..Il dovere della politica e’ spiegare prima le cose, prima di farle, prime di “petale”. Qui il deficit e’ essenzialmente politico ammetto e non economico, ma anche alla regina Maria Antonietta di Francia dissero un giorno “il popolo non ha il pane” , “mangi Le brioches” fu la risposta. E’ chiaro che con questa rappresentazione camaleontica e poco trasparente alla fine gli “incazzati” saranno sempre di piu’ e non solo a Cercivento dove magari ultimamente lo sono sempre per partito preso. Saluti.

roberto
19 aprile 2011, 20:39

Acqua azzurra, Plupieri … nella manifestazione del 15 gennaio c’era un cartello che mi ha colpito. Riportava una frase di Ghandi: Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.Io non c’ero a Cercivento, ma solo perchè non potevo assentarmi dal lavoro. La prossima volta non mi tiene nessuno. Invece con la gente come voi, Acqua sporca e Plupieri, non ci sarò mai!
Era ora di tirare fuori i forconi quando non bastano le firme. O dobbiamo prenderla sempre in quel posto? Dove lavora Acqua azzurA è chiaro. Dove ci portano, mica tanto

Silvia
19 aprile 2011, 20:48

Io c’ero. Mattinata memorabile, vera democrazie come ha detto Garibaldi.Speriamo che non si stufi a forza diu leggere le ca… che scrive qualcuno e continui nelle sue battaglie che sono anche le nostre. Io partecipo anche a mmolte delle serate culturali di Carnia in movimento e devo dire che è un peccato che non siano propagandate un po’ mneglio perchè danno la misura che in carnia sta succedendo qualocosa di veramente importante.E poi è figo!

plupieri
19 aprile 2011, 20:54

Ci fu quello che disse anche: “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi..” Non ho nessuna intenzione di essere dove ci sei tu Roberto anche perche’ i forconi pungono..Naturalmente libero resto anche di non seguirti. Ritenersi comunque i depositari della verita’ in esclusiva non porta una bella strada per nessuno. Dove lavora Acqua Azzurra non mi interessa, piu che altro bado a quello che dice e che scrive. Saluti.

acqua azzurra - acqua chiara
19 aprile 2011, 21:08

http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2011/01/25/UD_18_PROF5.html

@nonino-stefano
basta leggere il Messaggero Veneto (qui sopra, per Sua comodità il link da cui leggere):
25 gennaio 2011 — pagina 18 sezione: Udine

TOLMEZZO. La delibera dell’Ato, l’Autorità d’ambito Centrale Friuli, datata 21 dicembre 2010, dichiara che sarà Carniacque spa ad avere in carico la gestione del servizio idrico integrato dei 40 comuni soci dell’Alto Friuli almeno fino al 31 dicembre 2017. I Comuni soci di Carniacque mantengono così l’autonomia decisionale e strategica nella gestione dell’acqua della montagna friulana…………..

Anche se non ho studiato ad OXFORD o alla BOCCONI, S.P.A. vuol dire società per azioni, e in Carniacque le azioni sono di proprietà dei Comuni soci e di riflesso dei Cittadini dei Comuni amministrati, quindi società PUBBLICO PARTECIPATA.
Inoltre nessun Socio può vendere le proprie azioni se non dopo averle “offerte” per diritto di prelazione agli altri Soci Azionisti (gli altri Comuni), quindi se non “impazziscono tutti assieme” i nostri Sindaci da Noi eletti, Carniacque resterà sempre “talis e qualis”.
Invece, fu Dario De Alti a enunciare in una Sua dichiarazione alla stampa che avrebbe venduto le azioni in possesso del Comune di Cercivento (0,01% = €.60 -120.000 Lire del vecchio conio)agli stranieri:
« Mi sono incontrato – precisa De Alti – con i colleghi sindaci di Forni Avoltri e Ligosullo per discutere della possibilità, essendo Carniacque una società per azioni, di avviare trattative con soggetti privati anche in ambito europeo, per vendere le azioni societarie in nostro possesso al miglior offerente». Pertanto l’intendimento dei tre sindaci sarà quello di portare la proposta alla discussione nel prossimo consiglio comunale «al fine di dare mandato al sindaco di procedere ad un’eventuale vendita».
Messaggero VENETO 28 gennaio 2011 — pagina 17 sezione: Udine
qui di seguito il link…….sempre per Sua comodità
http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2011/01/28/UD_17_PROF9.html

RINGRAZIO SENTITAMENTE INTERNET PER LE INFORMAZIONI CHE HO COPIATO E INCOLLATO, VISTO CHE TUTTI QUESTI DATI SONO FACILMENTE REPERIBILI IN RETE,QUELLI SULLA COMPOSIZIONE SOCIETARIA DI CARNIACQUE E’ SUL SITO http://www.carniacque.it MENTRE GLI ESTRATTI DAL MESSAGGERO VENETO SONO SUL SITO http://www.messaggeroveneto.it
Informatevi gente, informatevi liberamente e non solo dai volantini del “DUO MEGAFONO”…..!!!!!!

CJARGNELE
19 aprile 2011, 22:13

BEN DETE @ Roberto!
ad acqua azzurra acqua chiara : l’unica VERGOGNA è il non ascolto e la non democrazia!!!!!!!!!!

Furlan
20 aprile 2011, 09:23

@duo megafono #15 significato???
@cjargnele ti sei definita nel nome
@silvia sei quella che sostiene il megafono? ovvero la porta(borse)megafono? avrai un futuro squillante
@roberto è meglio che resti al lavoro
@plupieri chiedi al duo megafono cosa hanno detto quelli che lavorano con la testa e non con il ….. sabato mattina al convegno da loro indetto a Tolmezzo
@acqua chiara non lavorare o fare ricerche per gli altri, è quello che vogliono – gli altri pagano (fiscalità generale) loro godono del servizio

MAX
20 aprile 2011, 12:38

FURLAN ci faccia un riassunto lei (illustre signore) del convegno… dato che è così pronto nei giudizi e nel puntare il dito……. sarà più utile un’informazione di questo genere….. che altro!

Furlan
20 aprile 2011, 15:39

@max c’erano due telecamere a riprendere, si faccia dare la cassetta o i due megafono l’hanno secretata per la vergogna?

MAX
20 aprile 2011, 17:59

NO COMMENT …..:)))))

paskowski
21 aprile 2011, 07:44

vi spedisco io il video..fuori gli indirizzi!

marietto
21 aprile 2011, 11:54

@paskowski manda il video a brollo no? il blog te ne sarà grato

21 aprile 2011, 12:11

Vorrei solo dire una cosa, è giusto pagare l’acqua a chi la deve gestire (ente,comune,persona ecc.) ma non a questi prezzi.
Poi: come mai non sono stati adottati i contatori per ogni abitazione?
Capisco che i contatori dell’acqua costino, l’utente finale potrebbe anche spendere quei soldi, circa 100€, farli installare da un operaio qualificato con un rilascio di corretta esecuzione dei lavori e di conformità del prodotto(anche se siamo nel 2011 dobbiamo avere sempre quel milione di carte) e pagare effettivamente quanto consuma e non un prezzo forfettario.

ora come ora uno può dire: pago esempio 64 € all’anno per persona, che consumi 1 litro o che consumi 1 milione di litri, a me non sembra giusto..

Adriano Rainis
21 aprile 2011, 13:10

@paskowski, Adriano Rainis adrainis@gmail.com vediamo quanto c’è di vero

Furlan
21 aprile 2011, 13:28

@max nessuno è più sordo di uno che non vuol ascoltare, e nessuno è più cieco di uno che non vuol vedere. Leggi qui http://carnia.la/2011/04/16/carniacque-vs-cercivento-forni-avoltri-e-ligosullo-la-disputa-sullacqua-entra-nel-vivo/#comment-7875 (è il sindaco di Preone) pure lui sinistroide, ma vuol vedere e vuol ascoltare. Dagli l’indirizzo a paskowski (ma non puoi scegliere un nome più semplice da scrivere!) che ti fai una cultura (ammesso che tu sappia ascoltare)

remo brunetti
21 aprile 2011, 17:11

‘O eri ancje jo a la manifestazion di Çurçuvint. A è stade une manifestazion corete dulà che oratôrs e manifestants a àn pandût clâr il lôr pinsîr cuintri Carniacque SPA e par lassâ i comuns libars di decidi se metisi insieme tun consorzi di comuns o aministrâ dibessôi acuedots e depuratôrs. A è stade ancje une manifestazion pe libertât e pe autonomie dai nestris comuns. Cumò, dopo let ducj i coments vignûts fûr su gjornâi e blogs, mi plasares che cualchidun, cence fâ gjalinârs, mi spiegas cemût mai che i sindics trentins si aministrin lis lôr aghis cence che nissun ur disi ne ceu ne beu, e cuant che invessit i sindics cjargnei a domandin di fâ compagn, al è un scandul, di sbregâsi i vestîts come Caifa tal Sinedrio.

Furlan
21 aprile 2011, 18:04

@ remo brunetti – i sindaci della provincia di Trento possono fare questo in virtù dell’ampia autonomia della provincia stessa. Infatti questa provincia, al pari di quella di BZ, non ha recepito la 152/06 e sono le uniche provincie in Italia che non hanno costituito gli ATO. Va ricordato però che questi comuni, in ogni caso, scaricano tutti i costi sulla bolletta al pari della tanto bistrattata Carniacque, del resto dell’Italia e dell’Europa. La Carnia, con le tariffe “concorrenziali” di De Alti, invece, voglione incrementare il debito pubblico tanto caro a Barazzutti, tanto lui non lo pagherà. Oggi, forse, questi comuni “ribelli” non hanno bisogno di investimenti, domani probabilmente si, e Trieste o Roma non daranno niente. A quel punto voglio vedere come faranno a finanziarsi.

arcobaleno
21 aprile 2011, 19:57

nessuno è più sordo e nessuno è più cieco di chi guarda in un unica direzione ed ha la convinzione di avere sempre e comunque ragione …… volate bassi o voi che criticate chi la pensa diversamnente da voi …… e rispettate gli altri e le loro opinioni per cortesia! c’è tanto astio in queste pagine ….e verso persone che stanno semplicemente difendendo i diritti della gente. w i comitati!!!!!!

Romano D.
21 aprile 2011, 21:25

Non date retta alle critiche: si sa dove lavorano quei signori. I frequentatori del blog ricorderanno i nomi o i contenuti. Cambiano gli argomenti ma lo spirito polemico è lo stesso e le persone anche. Il comitato fa paura e Garibaldi anche. Cercheranno di demolirlo in tutti i modi, ma secondo me il tempo gli darà ragione. Anzi glilo ha già dato se ha ragione Vita Cattolica di questa settimana riguardo all’elettrodotto. E vincere contro la giunta regionale e gli indusitriali non è da tutti.

remo brunetti
21 aprile 2011, 21:49

Joi, siôr Furlan, al è propit un pecjât che Lui nol seti podût vignî a lis nestris manifestazions. Al vares podût cussì savei che se il Trentin a è une provincie autonome, ancje la nestre regjon a à un statût di autonomie che i permet di dâsi des lez ancje rivuart a cemût doprâ lis âghis. Dome che i sorestants trentins a cròdin te autonomie là che invessit i sorestants “friulgiuliani”a passin il timp a fevelâ di triveneto o di nordest. Alore in spiete di cambiâ sorestants, scomencin par intant a dâ, a di chei comuns che a pensin di podei garantî il servizi des aghis ai lôr citadins, la libertât di podeilu fâ. Podopo la nestre int no a mai det di volei vê le âghe a gratis. Che anzit, a son ben contents di pajâ il cost dal servizi. Visinsi che tai nestris paîs a ere la file par pajâ lis prediâls cuant che in altris bandis si cirive invessit di no pajâ chestis tassis. Ma no son par nuje disposcj a pajâ boletis astronomichis par tignî in pîs une Carniacque SPA, che ancje se a ves i miôrs aministradôrs dal mont, cun chest so implant centralistic , no podarà mai garantî un bon servizi al just presit. E alore ricognossin che Carniacque SPA al è stât un erôr e din plene libertât ai comuns di organizâsi cemût che a crodin. E se un doman Triest o Rome nus dinearàn i lôrs finanziaments, poben, in non dal prinzipi di sussidiarietât ‘o tignarin chenti lis tassis che nus coventin pes nestris dibisugnis….

Adriano Rainis
21 aprile 2011, 22:19

Remo, la sussidiarietà è una cosa seria. Un comune come Cercivento per fare, senza i contributi, il depuratore dovrebbe spendere circa 1500 euro pro capite, non per famiglia, per il depuratore gli allora 440 dipendenti della cartiera avrebbero dovuto sborsare 30000 euro per mantenere, senza sussidiarietà, i propri posti di lavoro. Se poi andiamo al terremoto per i soldi da sborsare, saremmo ancora cul pit alzat. Carniacque non è stato un errore, la sua gestione forse. L’acqua non è un bene dei comuni, ma un bene comune, da gestire cercando di avvicinarsi al Trentino senza spendere quello che fanno loro. Consorzi di comuni per le reti idriche e provincia per la gestione dei depuratori.

acqua azzurra - acqua chiara
21 aprile 2011, 22:42

La realtà è che lo Stato non trasferisce più fondi ai Comuni per la gestione del Servizio Idrico Integrato, e che quindi la Legge Galli (vigente su tutto il territorio nazionale quindi anche nei 3/4 Comuni Ribelli)regola chiaramente la materia, obbligando a reperire tutti i fondi che occorrono alla gestione del S.I.I. nella bolletta che Noi Cittadini paghiamo.
Inoltre, una sentenza recente della Cassazione, in maniera inequivocabile, ha vietato la gestione in economia ai singoli Comuni, per cui la battaglia di principio che De Alti & soci stanno conducendo è senza speranza, anche se con i referendum si riuscisse ad abrogare la legge vigente.
La dura realtà è che non ci sono soldi pubblici per le gestioni, e che quindi tutto va reperito nella tariffa, che oggi è più cara del passato proprio perchè include oltre al servizio anche gli investimenti attuali e futuri.
Non possiamo credere che se qualche Comune ha le condotte a posto, non debba prima o poi provvedere alla fognatura e alla depurazione, lo prescrive la Legge, e per costruire un tratto di acquedotto si spende in media €.150 al metro e per la fognatura €.300. Un kilometro sono mille metri (scusate la banalità) fate Voi i conti e poi aggiungete un piccolo impiantino di depurazione €.500.000 almeno.
Detto questo, vorrei essere spiegato dal Sindaco del Comune con meno di 1.000 abitanti, come farebbe a ripartire in bolletta nel proprio Comune e tra i Suoi concittadini importi di questa portata.
Allora, ecco che la Legge ha previsto il concetto di solidarietà, ove la gestione fatta da una Società che comprende un ambito omogeneo di territorio possa distribuire i costi in bolletta facendo sì che con i soldi dei Comuni più grandi e comunque senza bisogno urgente di infrastrutture per il S.I.I. si possano finanziare le opere dei Comuni più bisognosi.
Questo significa fare sistema e difendere la Montagna, tutto il resto è demagogia finalizzata al proprio teatrino di consenso politico.

paolo martinis
21 aprile 2011, 23:05

adriano: deduco, forse sbagliando, che le hanno girato il video del convegno…
se è così, ha visto il conto che ha portato il sindaco pisoni prima di presentare la bolletta media? nei costi di gestione entravano praticamente mezzo operaio comunale per controllare il potabilizzatore e l’energia elettrica (a prezzo politico, ammiro i trentini per questo) per farlo funzionare, più (forse, non ho capito bene) quella per le pompe. (tra l’altro: non capisco come non abbiano avuto nemmeno un tubo rotto in tutto l’anno e se le bollette e le carte le faccia sempre quel mezzo operaio… :-) ). nei mutui su investimenti ho invece notato una cospicua quota di contributo della p.a.t.
con ciò voglio dire che l’ordine di grandezza delle tariffe è quello di calavino o di carniacque o di tutti gli altri gestori (beh, no, veolia ad aprilia no, è decisamente più alto), salvo ottenere enormi finanziamenti pubblici per gli investimenti. che secondo me non ci daranno mai più, comune o carniacque che sia, e che probabilmente non ci meritiamo nemmeno perchè potevamo usare (ancora meglio di quanto è stato fatto) i soldi del terremoto.
c’è poi il particolare che la provincia di trento (che a occhio è ben più dinamica di quella di udine) non gestisce i depuratori, ma ne controlla (bene) la gestione, che è affidata alle tre aziende che li hanno costruiti (private, a quanto ho capito).
una cosa che mi ha toccato profondamente è stata, invece, l’intervento imprevisto del signore in carrozzina che parlava della neve fatta con gli scarichi della fogna. non so se ha ragione e non voglio imputare responsabilità a 360° come ha fatto lui, ma penso sia una cosa su cui tutti dovremmo riflettere a fondo.
buonanotte.

arcobaleno
21 aprile 2011, 23:54

and’è int che encje sa ven a manifestazions e riunions….. a no scolte e ano impare ……mase convinte das sos posizions… bocje vierte e ment scierade!iu las mans da l’aghe!!!!!

remo brunetti
22 aprile 2011, 00:07

Adriano, jo ‘o vûl dome dî, che se Rome o Triest no pensin a lis dibisugnis dai piçui comuns, i piçui comuns a àn dirit di tignî pes lôr dibisugnis i bêz des tassis che a varessin di lâ a Rome o a Triest.Dopo ch’o sepi jo il comun di çurçuvint nol a dibisugne di depuratôrs.Podopo il depuratôr da Cartiere al costave sì, ma la sô costruzion a à permetût la continuazion di une ativitât che cu la ricjece prodote e distribuide in gracie dal lavôr di ducj lu a pajât. Par finî la ricostruzion dal Friûl dopo dal taramot dal 76 a faseve part dai doveis sociâi da Republiche. Un otim esempli dulà che la Republiche ‘e a metût fûr i bêz e nô ‘o vin savût ben aministrâju.Pal rest, fate salve le autonomie e la libertât dai sengui comuns ‘o soi dacordo cun te

paolo albano
22 aprile 2011, 09:15

Sono assolutamente d’accordo in linea di principio con tutti quelli che “combattono” affinchè l’acqua sia un bene disponibile per tutti e non una merce su cui fare profitti, l’acqua non si vende e non si compra, altrimenti avrebbe una quotazione in tutte le borse del Mondo come accade per il petrolio, quello che si paga è il servizio che fin quando sarà gestito nel nostro territorio da una Società i cui azionisti sono i Sindaci dei Comuni stessi dove il servizio viene svolto, sarà effettuato pensando alla buona gestione e non certo al risultato di bilancio. Tengo a ribadire questo concetto perchè trovo assolutamente ingiuste e infondate le accuse che qualcuno “urla al megafono” affermando che Carniacque è un “baraccone”. Con appena 35 dipendenti gestiamo 36 Comuni per effettuare tutto il SERVIZIO IDRICO INTEGRATO, (acquedotto-fognatura.depurazione) oltre a tutta la fase amministrativa e di programmazione infrastrutturale.
Sapevo che il mio compito di Presidente,assunto meno di un anno fa sarebbe stato pieno di insidie, ma ho accettato di buon grado perchè nei due anni che ho vissuto come consigliere di amministrazione, ho capito, osservando dall’interno, quanto “amore” per il proprio lavoro gli Uomini e le Donne dipendenti di Carniacque mettono in tante situazioni che in Carniacque sono quasi sempre di emergenza e di straordinarietà.
Il mio impegno è stato finalizzato a dare giusta dignità al lavoro che la nostra Società svolge, e sapendo di avere dei collaboratori validi, il mio compito è stato meno difficoltoso, perchè ho potuto sempre argomentare di una Società efficiente ed impeccabile, senza paura di smentita. E’ stato, ed è un gran lavoro di comunicazione con gli utenti e con le istituzioni per spiegare, tra le altre cose, che è una opportunità avere Carniacque, una società del territorio e per il territorio, mi hanno confortato tutti gli attestati di stima ricevuti in questi mesi dai vari Sindaci ed Amministratori locali, per come Carniacque sta lavorando. Tutto ciò mi infonde ulteriore consapevolezza che il buon senso prevale sempre sulla ostinata ottusaggine di alcuni personaggi, trascinatori di inconsapevoli portatori di astio e di forconi.
Concludo complimentadomi con i dipendenti di Carniacque che stanno “facendo grande” questa Società lavorando anche di notte e nei festivi se occorre, un episodio su tutti, l’intervento su a Resia durato tre giorni, ed erano tre giorni a cavallo del Capodanno.
Paolo Albano
Presidente di Carniacque S.p.A.

Giorgio
22 aprile 2011, 10:05

Signor presidente,
non occorre auto elogiarsi, è normale che gestendo un bene primario come l’acqua abbiate dovuto lavorare di notte e festivi. E’ come se i medici si vantassero di aver fatto le notti, lavorato a natale e capodanno, oppure i pompieri o le forze dell’ordine e potrei andare avanti a iosa. Io non ho nulla contro Carniacque in se, tuttavia quel S.p.a. nella denominazione sociale non mi piace per nulla.

@ Acqua azzurra-acqua chiara, guarda che la cassazione non vieta/permette niente, inoltre il parere della cassazione non è vincolante se non per quello specifico giudizio, ma nessuno vieta di aprirne un altro e ottenere una decisione di un orientamento del tutto diverso. A volte non si seguono nemmeno decisioni delle sezioni unite, quindi…..

Ripeto che non ho nulla contro Carniacque, comunque, ritengo solo che sarebbe giusto dare l’opportunita ai comuni che vogliono, di gestirsi il SII, con oneri e onori ovviamente.

Adriano Rainis
22 aprile 2011, 14:07

Remo devo spiegarti io cos’è l’apologo di Menenio Agrippa? I comuni si ribellano a Trieste e Roma? Bene! non ricevono più soldi e dal momento che non siamo la parte più ricca del paese, penso abbiamo tutto da rimettere. Tutti i comuni debbono avere la depurazione propria od associarsi a quella di vallata. La sussidiarietà e quella per la cartiera, la solidarietà quella per il terremoto. Comunque il ” Fasin besoi ” non esiste. Quando c’è il bisogno si deve trovare la disponibilità degli altri ed è forma di gratitudine dimostrare di non sprecare gli aiuti.
Signor Presidente a quando un piano pubblico di interventi nel medio periodo e finalità nel lungo?
Quando fate un passo indietro sull’affidamento ad Equitalia della riscossione dei crediti?
Carniacque come tutte le società che amministrano beni primari deve funzionare bene e farsi conoscere e stimare.
Presidente, una sua parolina sul Referendum???

paolo albano
22 aprile 2011, 14:46

L’esito del quesito referendario per Carniacque sarà assolutamente neutro, nel senso che Carniacque è già una Società che ha il 35% di capitale privatizzato (AMGA Udine) ed entro quest’anno ci sarà il perfezionamento della cessione del “ramo acqua” (quindi anche della partecipazione societaria in Carniacque) di AMGA al CAFC (Consorzio Acquedotto Friuli Centrale) che è una Società totalmente pubblica. Quindi se si va al referendum e non si abroga il famoso art. 23 bis, Carniacque ha già la tutela almeno fino al 31/12/2017, se poi passa il referendum………idem….!!!!
Equitalia è stata incaricata in ultima “ratio” dopo ripetuti solleciti bonari; la tariffa applicata è calcolata sempre al netto dei furbi impenitenti. Non è eticamente accettabile che tutti paghino oltre il servizio anche per quelli che non vogliono pagare!!!

GIOVANNI 1
23 aprile 2011, 10:19

Per Paolo Albano o per chi mi sa rispondere:

perchè AMGA o il Consorzio dell’acquedotto dell’alto Friuli in Carnia acue?
Grazie

GIOVANNI 1
23 aprile 2011, 10:20

scusate acque con la “cq”

ginetto
23 aprile 2011, 11:46

allora mi ci metto pure io, siamo sicuri che sia proprio tutto pubblico? non è che in AMGA ci siano soci che pubblici non sono? e come la mettiamo con le sponsorizzazioni? se in carniacque FORSE non ci sono in AMGA hanno prodotto già qualche polemica? RISPONDI MO…………

remo brunetti
23 aprile 2011, 12:50

Forsit Lui siôr president Paolo Albano nol a colpis, ma il contrat che i comuns a vevin fat cun Carniacque al proviodeve che il 30% dai incas al tornàs ai comuns. Dome che i aministradôrs di Carniacque a fasèrin tancj di chei debits che ur tocjà domandàur ai comuns socios di rinunciâ al lôr 30%. Pensaiso un doman di podei tornâ a distribuî chescj bêz ai comuns o vino di sujâsi la bocje? No nus tocjarà migo mandâ Equitalia a recuperâju?

paolo martinis
23 aprile 2011, 13:15

@ giovanni e remo:
su questo blog di entrambe le cose se ne era già parlato nel post http://carnia.la/2011/01/07/elettrodotto-questione-di-punti-di-vista-un-dibattito-e-un-video/
se andate al commento 53 (secondo e terzo paragrafo) c’è la mia spiegazione, che credo non sarà difforme da quella che vi darà il presidente (che rappresenterà la risposta dell’azienda, le mie sono solo opinioni a titolo personale).
non faccio un copia e incolla per invitarvi a leggere tutta la discussione che c’era stata sul tema, lunga ma secondo me interessante.
buona pasqua.

Claudio "pronti"
23 aprile 2011, 15:30

UN SIMBOLO DI LIBERTÀ
Carlo Petrini, Repubblica 23.04.11

Il nonno diceva a un Tonino Guerra bambino: «Se non guardi mai indietro, come fai ad andare avanti?» Se io guardo alla storia dell’acqua vedo che a periodi bui e drammatici dell’epopea umana sono sempre corrisposti un arretramento nella sua distribuzione e utilizzo e diverse forme di privazione. Che, guarda caso, ha la stessa etimologia di privatizzazione. Si pensi alle tecnologie idriche, per quel tempo stupefacenti, dei Sumeri o più tardi alla maestosità degli acquedotti romani. Facevano capo a società floride, che avevano inventato modi per distribuire l’acqua liberamente a tutti, per affrancarsi dal limite di doversi insediare presso i fiumi e le sorgenti. Era tutta acqua pubblica, cosa che a quel tempo nessuno avrebbe mai messo in discussione. Anzi, i castellum acquae di epoca romana, dove finiva l’acqua degli acquedotti per essere poi attinta, erano opere pubbliche, a volte anche sfarzose, donate pomposamente alla popolazione. Pomposamente, ma “donate”.
Nel Medioevo è poi scattato una sorta di blackout: tutta quella sapienza, quella tecnologia e ingegnosità condivise, al servizio della gente e del suo poter crescere e progredire, si bloccarono. Le persone si misero ad attingere acqua dai pozzi, la stragrande maggioranza dei quali – coincidenza? – erano individuali, privati. La cosa alla lunga favorì il diffondersi di malattie e insalubrità, tempi bui.
C´è un´altra storia in tema che mi ha sempre colpito. Circa 9000 anni fa le popolazioni del Centro America decisero di stabilirsi in una valle in Messico, che va da Tehuacán a Coxcatlán. Erano zone fertili, con abbondanza d´acqua. Quando poi arrivarono gli spagnoli, millenni dopo, trovarono una civiltà florida e una fitta, complessa, geniale rete di canali e bacini idrici che garantivano abbondanza d´acqua tutto l´anno grazie a un sistema che integrava perfettamente le risorse sotterranee e la raccolta d´acqua piovana. Questi canali delimitavano anche le terre, e gli spagnoli per espropriarle agli indios li smantellarono completamente: oltre alla violenza come mezzo di sottomissione usarono anche la privazione dell´acqua. Con i conquistadores non iniziò certo un periodo risplendente per quella civiltà indigena, fu lo sprofondo nel buio. Oggi questa zona lotta strenuamente contro la desertificazione ed è una delle più povere del Messico, nonostante le fonti d´acqua sotterranee ci siano ancora e diano acqua pregiata, da bere, tanto che se si chiede dell´acqua minerale in un bar di Città del Messico si può tranquillamente domandare della “Tehuacán” senza timore di essere fraintesi. Peccato che quelle fonti e quelle bottiglie di minerale ora appartengano alla Coca-Cola.
Se l´acqua non è libera la gente non è libera. Se l´acqua non è libera, disponibile e abbondante, la civiltà fa un passo indietro. Quanto serve guardare al passato, a volte. I mezzi e mezzucci che oggi usano le multinazionali per accaparrarsi l´acqua in tutto il mondo, e la politica irresponsabile che in questa missione d´imbarbarimento gli regge il moccolo, prona e instupidita dal fiutare anche lontanamente qualsiasi business, sono deleteri per la nostra libertà. Privatizzare un bene comune come l´acqua significa privarne qualcuno, e non c´è nessun richiamo all´efficienza o altra scusa che tenga. Perché l´efficienza dei beni comuni dev´essere pubblica, al limite pomposamente “donata” senza chiedere nulla in cambio. Non è soltanto una questione di principio, lo dimostra la storia. Privare gli italiani del diritto di esprimersi attraverso i referendum è prima di tutto becero, un triste regredire della nostra civiltà. Sorvoliamo sui reali motivi, è un periodo buio e ci siamo dentro fino al collo.

Carlo Petrini

acqua azzurra - acqua chiara
23 aprile 2011, 17:49

@Claudio “pronti”
Guarda che i Romani all’epoca dell’impero, buttavano “il piscio” e “la defecatio” dalle finestre giù nella strada pubblica………!!!
Nè più e nè meno di quello che vogliono i Sindaci dei Comuni “ribelli”, l’acqua loro “besoi” e la merda agli altri…..!!!!!
Buona Pasqua

arcobaleno
23 aprile 2011, 22:56

hai scritto bene ” buona Pasqua” …… ti auguro tanta pace nel cuore.

paolo martinis
24 aprile 2011, 19:07

sempre per allargare la discussione, visto che la stiamo buttando in politica dei massimi sistemi (trovate altri scritti sul tema, relativi alla realtà italiana, di massarutto ed altri su http://www.lavoce.info):

“Il nome di Cochabamba, Bolivia, richiama in modo quasi letterale la principale coltivazione agricola della zona. Una grande città come tante, in Sud America: con il suo centro coloniale, pittoresco e un po’ cadente, le sue favelas fatiscenti e crescenti a vista d’occhio per la massiccia immigrazione dalle campagne. Un’ondata umana che le malandate infrastrutture cittadine non riescono a sostenere, anche perché da tempo il comune non ha i soldi sufficienti per mantenerle. La gente nelle favelas si arrangia come può, trivellando qualche pozzo, allacciandosi abusivamente all’acquedotto principale, realizzando precari e poco salubri sistemi di captazione delle acque piovane. Entra in azione il «modello Banca mondiale»: la gestione, fino ad allora nelle mani del Servicio municipal, viene privatizzata affidandola a una sussidiaria dell’americana Bechtel. Questa si impegna a realizzare gli investimenti necessari per rimettere in sesto la rete idrica e fognaria ed estenderla anche alle favelas. In cambio, ottiene in concessione la gestione per un lungo periodo. I prestiti vengono concessi dalle banche e garantiti dalla Banca mondiale – che appunto pone la condizione che la gestione venga privatizzata prima di concedere la garanzia, fidandosi poco della capacità gestionale del comune e ancor meno della volontà di esporsi a misure impopolari. Sì, perché non essendovi denaro pubblico in cassa, dovranno essere le tariffe a sostenere il rimborso dei prestiti. Fin qui, tutto abbastanza logico. Ma gli aumenti tariffari sono notevoli: l’acqua arriva a costare 20 dollari al mese, il 20% del reddito di una famiglia povera. Nel gennaio del 2000, una formidabile mobilitazione, con tanto di sciopero generale, paralizza il paese in nome del diritto all’acqua. Il governo reagisce duramente, impone la legge marziale, ci scappa pure il morto, ma in capo a 4 mesi la rivolta ottiene quello che voleva. La Bechtel viene cacciata, la legge sulle privatizzazioni viene ritirata, l’azienda diventa di proprietà del popolo, lo slogan diventa quello della «gestione democratica». Il caso di Cochabamba, amplificato dai forum noglobal di tutto il mondo, è arrivato sulle prime pagine dei giornali occidentali come simbolo di una popolazione che si ribella alla dittatura del capitale internazionale, prendendo in mano il proprio destino. Poi i riflettori dei media si sono spenti, gli attivisti se ne sono andati contenti in cerca di qualche altra testa da ghigliottinare. E si sono persi il seguito della storia. Passata l’ubriacatura, la gente di Cochabamba ha potuto rendersi conto che il problema non era la Bechtel o la legge sulle privatizzazioni. Il problema numero 1 era che per fare le cose ci vogliono i soldi, e qualcuno deve metterceli: questo qualcuno non può essere l’investitore, che al limite li presta e li rivuole poi indietro. E quindi se non ce li mette lo stato (con le imposte di tutti i contribuenti), ce li devono mettere gli utenti, o pagando una tariffa al gestore o una tassa al comune. E se, in un modo o nell’altro, non si arriva a metterne insieme abbastanza, occorre limitare le pretese, costruire un sistema meno ambizioso e accontentarsi in vista di tempi migliori. Il problema numero 2 è che, soprattutto nelle fasi di avvio del sistema, quando servono ingenti investimenti iniziali, il rischio per l’investitore è massimo, soprattutto se non sa quanto potrà contare sulla volontà politica di garantire al gestore i ricavi sufficienti per recuperare i costi e pagare i debiti. Il problema numero 3 è che fare tutto questo con una tariffa al metro cubo scarica buona parte del costo sulle famiglie povere, che consumano tanto quanto quelle ricche. Il problema numero 4 è che la gente immigrata nelle favelas è costituita soprattutto da indios, verso i quali vi è un mai sopito razzismo da parte dei discendenti dei conquistadores, ripagato da un feroce spirito di rivalsa nei confronti dei borghesi cittadini. Come dire, che la ricerca di una soluzione condivisa è ostacolata da ragioni che hanno poco a che fare con il profitto dei mercanti, e molto di più con conflitti sociali, etnici ed economici che sono in buona parte boliviani. La Bechtel, insomma, ha fatto la fine del vaso di coccio; non si trattava di una guerra del popolo assetato contro di lei, ma di una guerra civile tutta locale. Spesso ci dimentichiamo che l’acqua, oltre che una risorsa, è anche un servizio industriale, che fra la sorgente e il nostro rubinetto c’è in mezzo un insieme di tecnologie, infrastrutture, sistemi a rete, impianti industriali, controlli. C’è lavoro e capitale che in un modo o nell’altro (con le tariffe o con le tasse, nella generazione attuale o in quelle future) qualcuno deve pagare. Sarà anche vero che l’acqua è un dono di Dio, tuttavia Dio ci ha donato l’acqua, ma non i tubi e i depuratori: a quelli dobbiamo pensarci da soli. E nel Terzo mondo – dove i tubi e le opere di ingegneria costano come da noi, anche perché siamo noi a venderglieli – intervenire per realizzare un sistema idrico con standard tecnologici occidentali significa realizzare qualcosa il cui costo è fuori dalla portata della gran parte delle famiglie, e dunque non si può fare se non a spese pubbliche o della comunità internazionale. Nell’Ottocento, in Europa, è stata la borghesia cittadina a capire che, nel suo stesso interesse, doveva garantire condizioni di vita minimamente accettabili alle masse di diseredati che arrivavano in città in cerca di lavoro. Il modello del socialismo municipale si diffuse un po’ ovunque: a spese della fiscalità – e le tasse le pagavano solo i ricchi, a quel tempo – si realizzavano infrastrutture idriche, reti energetiche, sistemi di trasporto, case per i poveri, e poi un po’ alla volta scuole, sistemi di sicurezza sociale. Chi se lo fosse dimenticato, potrebbe rispolverare il fondamentale testo di Montemartini del 1902(!). È solo quasi un secolo dopo che, con l’emergere di nuovi problemi e nuove priorità, quel modello si rivela bisognoso di adattamenti, e inizia a porsi la questione di trasferire il peso dalla finanza pubblica alle tariffe. Ora ce lo possiamo permettere, perché siamo più ricchi, e per noi 20 dollari al mese non sono più una spesa proibitiva; mentre il bilancio pubblico è gravato da altre spese, e l’efficienza della gestione diviene prioritaria rispetto alla realizzazione della rete. L’errore di molti alfieri del neoliberismo, compresi quelli che hanno ispirato la politica della Banca mondiale negli anni ’90, è stato quello di pensare che il modello che attualmente sta prendendo piede nei paesi sviluppati possa essere trasferito di peso ai paesi poveri, nei quali invece manca il potere d’acquisto e mancano le condizioni sociali affinché il servizio idrico possa essere pagato interamente dagli utenti. E nei quali la priorità è la realizzazione della rete, spesso partendo da zero o quasi. Ma l’errore, simmetrico, degli antiglobalizzatori è quello di pensare che la lezione di Cochabamba sia rilevante anche da noi, e che lo sia non per le ragioni fondamentali appena viste – chi paga e come – ma fermandosi alla superficie e riducendo la questione al conflitto pubblico-privato. Conflitto che oltre tutto, almeno in Europa e negli Usa, proprio non c’è, nel senso che le varie modalità di gestione pubbliche, private e miste, convivono in modo abbastanza pacifico, con risultati in tutto e per tutto confrontabili, e le rivolte di piazza contro le tariffe e i gestori privati, quando non sono montate ad arte, avvengono soprattutto nella fantasia di qualche nostalgico della rivoluzione.”
Antonio Massarutto, “L’acqua” – Il Mulino, ISBN 978-88-15-12447-0

acqua azzurra - acqua chiara
25 aprile 2011, 22:24

Ogni giorno che passa senza investire nell’acqua è un debito che si accumula sulle spalle delle gestioni future, che dovranno pagare il doppio per recuperare il tempo che noi stiamo perdendo in scomposti dibattiti all’italiana sui massimi sistemi del mondo.
Saranno i nostri figli e nipoti a pagare il conto. Tutti invocano il “diritto all’acqua”. Sarebbe bene cominciare a renderci conto che a questo diritto corrisponde il dovere di farci carico dei costi necessari. La cosa che fa ancora più tristezza è l’entità della cifra che sarebbe necessario sborsare: in media, sono poche decine di euro all’anno per famiglia. È mai possibile che la settima potenza industriale del pianeta non sappia trovare il modo di mobilitare una cifra così esigua, per fare una cosa che, a parole, tutti convengono sia necessaria?( Fonte: lavoce.info)

Autore: Antonio Massarutto

Gian Paolo Da Ronco
29 aprile 2011, 14:16

Nel convegno del 16 aprile presso la sede della Comunità montana sono intervenuti due ingegneri della Provincia Autonoma di Trento ed il sindaco del Comune di Calavino per illustrare il funzionamento del servizio idrico integrato. Sono emerse alcune somiglianze e significative differenze nel confronto di quanto viene attuato nella zona montana dell’Alto Friuli. In Trentino ogni Comune gestisce in proprio il servizio acquedotto, eventualmente consorziandosi con altri comuni qualora sia ritenuto utile, mentre il servizio di fognatura e depurazione è gestito direttamente dalla Provincia. Da noi, invece, il servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione) è affidato al gestore unico Carniacque spa, al quale tutti i Comuni sono obbligati ad aderire.
Alla base di queste scelte diverse ci sono filosofie diverse: in Trentino l’acqua è stata considerata un bene comune, in Friuli invece non è così ma è diventata un vero e proprio business, a vantaggio esclusivo degli interessi economici di pochi soggetti.
Il Sindaco di Calavino ha illustrato le bollette emesse dal suo Comune, dettagliando voce per voce tutte le spese sostenute (dall’operaio addetto al servizio, alle spese per l’energia elettrica, ecc.) specificando che la tariffa deve coprire tutti i costi, come del resto deve avvenire anche da noi.
La filosofia cui accennavo sopra ha portato alla creazione di Carniacque Spa, con Consiglio di Amministrazione e Collegio Sindacale con relativi costi (indennità di carica, gettoni di presenza, rimborsi spese e benefit vari) che non ci sarebbero se avessimo copiato il modello trentino. Naturalmente questi costi vanno ad incidere poi sulla tariffa pagata dagli utenti, così come incidono quelle vergognose brochure autocelebrative stampate a colori su carta patinata e recapitate a tutte le famiglie l’anno scorso. Sarebbe bene che Carniacque portasse a conoscenza dei propri utenti le spese sostenute per quanto sopra, in modo che tutti possano sapere cosa pagano effettivamente nella bolletta del servizio idrico e quali sono in dettaglio i costi di gestione (spese fisse, investimenti), perché se è vero che le tariffe devono coprire interamente i costi sostenuti è anche necessario evitare gli sprechi. A tutti i livelli i politici parlano dei problemi della montagna ma non sono poi in grado di trovare soluzioni che riescano a frenare lo spopolamento; certamente non tutto si risolve riducendo i costi di acqua e fognatura, ma sarebbe già un segnale importante erogare questo servizio essenziale a costi contenuti (soprattutto per le famiglie numerose) in una zona ricchissima di acqua ed evitando gli sprechi, anche copiando quello che altrove funziona bene (sono avanti di 50 anni rispetto a noi!).
Concludo con un incoraggiamento ai tre sindaci di Cercivento, Forni Avoltri e Ligosullo, invitandoli a resistere contro chi vorrebbe imporre loro di aderire a Carniacque, auspicando che possano vincere questa battaglia di civiltà.

acqua azzurra - acqua chiara
29 aprile 2011, 15:51

Nel momento che si afferma che in Trentino sono 50 anni avanti, va da se’ che in Carnia siamo 50 anni indietro.
Ecco perchè il comitato di “ricevimento” su a Cercivento aveva i forconi……….MEDIO EVO…!!!

Paolo Querini
29 aprile 2011, 20:10

Non é che in Trentino sono cinquant’ anni avanti
Più che altro li non turbini l’ acqua gratis
E con i soldi che sgancia Enel (o chi in sua vece)
costruisci i tuboni
per captare i reflui fino al depuratore di fondovalle

Non dissimile la situazione
nella montagna valdostana
alla quale, congiuntura per congiuntura
dai precedenti 9/10 di compartecipazione si è passati all’attribuzione alla regione dell’intero gettito di un paniere nutritissimo di tributi. Irpef, Ires, ritenute su interessi e redditi da capitale, ritenute d’acconto sui dividendi, ritenute sui premi e sulle vincite, imposta sulle successioni e donazioni, Iva (compresa quella relativa all’importazione), accisa sull’energia elettrica, accisa sulla benzina, sugli oli da gas, sui gas petroliferi liquefatti e sul gas naturale per autotrazione, erogati dagli impianti di distribuzione situati nel territorio della regione, accisa sugli stessi per uso combustibile da riscaldamento, accise sugli altri prodotti energetici immessi in consumo da depositi fiscali ubicati nella regione per qualunque uso, imposte sulle assicurazioni diverse da quelle corrisposte sui premi per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, imposte sugli intrattenimenti, accisa sui tabacchi…

E noi?

Noi, nel rispetto dei princìpi indicati nella legge 5 maggio 2009, n. 42, a decorrere dall’anno 2011, contribuiremo all’attuazione del federalismo fiscale, nella misura di 370 milioni di euro annui, mediante:
a) il pagamento di una somma in favore dello Stato;
b) ovvero la rinuncia alle assegnazioni statali derivanti dalle leggi di settore, individuate nell’ambito del tavolo di confronto di cui all’articolo 27, comma 7, della citata legge n. 42 del 2009;
c) ovvero l’attribuzione di funzioni amministrative attualmente esercitate dallo Stato, individuate mediante accordo tra il Governo e la regione, con oneri a carico della regione. Con le modalità previste dagli articoli 10 e 65 dello Statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, lo Stato e la regione definiscono le funzioni da attribuire.
153. Il pagamento di cui alla lettera a) del comma 152, al netto del credito vantato dalla regione autonoma Friuli Venezia Giulia nei confronti dello Stato in base al comma 151, lettera a), è determinato in 150 milioni di euro nel 2011, in 200 milioni di euro nel 2012, in 250 milioni di euro nel 2013, in 300 milioni di euro nel 2014, in 350 milioni di euro nel 2015, in 340 milioni di euro nel 2016, in 350 milioni di euro annui dal 2017 al 2030 e in 370 milioni di euro annui a decorrere dal 2031.

I commenti metteteli voi

Io mi limito a farvi dono di questo piccolo riassunto dell’ incontro tra il Presidente della Regione Puglia e la Vice-Sindaco di Parigi

https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=explorer&chrome=true&srcid=0Bz2Qhv9ZRJ24Yzk4M2YxNzItYzcxMC00ZDYxLTk2NTYtNjkyNDgzZDQ4YzRh&hl=en

paolo martinis
30 aprile 2011, 14:24

ok, continuiamo sui massimi sistemi… :-)

prima, però, qualche spunto di discussione “pratico” su quanto detto da giampaolo da ronco e paolo querini:
- sui costi per il cda e i revisori dei conti non ho i valori esatti, ma questo mese verrà presentato il bilancio, che sarà esteso, e dovrebbero essere riportate le voci di spesa. così ci si potrà rendere conto che non sono le paghe da nababbi che si pensa.
- sui libretti si era già discusso nel post http://carnia.la/2011/01/07/elettrodotto-questione-di-punti-di-vista-un-dibattito-e-un-video/ , dal commento 96 in poi. vorrei alcune opinioni sulle pubblicazioni (spesso autocelebrative) che i comuni, la provincia, la regione e le comunità montane stampano ogni tanto, sempre con i nostri soldi. sono utili? e se non lo sono, sono una vergogna e dobbiamo indignarci?
- al convegno io ho capito che la pat CONTROLLA i collettori fognari e l’operato delle aziende che gestiscono i depuratori: in particolare testa le nuove condotte fognarie mettendole in pressione, ha messo in piedi un impianto di telecontrollo dei parametri operativi, compra i pezzi di ricambio e si fa dare quelli vecchi per verificarne le condizioni e l’usura (e quindi l’operato del gestore), sta facendo installare dei misuratori di portata nelle immissioni delle reti comunali ai collettori principali perchè c’è troppa acqua bianca, fa da stazione appaltante per le nuove realizzazioni. tutte cose intelligenti che è giusto faccia la provincia (o l’aato, secondo una legge nazionale abrogata e milleprorogata), ma che poco hanno a che fare con la costruzione o la gestione operativa degli impianti. e che, da noi, al momento sono fantascenza. ah, dimenticavo: dai conti presentati per calavino, la pat fornisce anche i finanziamenti per i lavori… :-)
- la carnia è ricchissima di acqua buona da bere quando piove (in realtà: un paio di giorni dopo di quando piove), e per fortuna piove tanto, ma ci sono anche periodi in cui non piove e le sorgenti vanno in secca. il problema è però che per arrivare nei rubinetti quest’acqua non deve perdersi per strada, cosa piuttosto difficile quando i tubi entro cui scorre sono tutti bucherellati perchè vecchi, posati male, “grattati” da chi ha posato gli altri servizi. se poi non si hanno strumenti per misurare quanta acqua esce e non si sa dove passa il tubo, trovare dove perde è difficile. sanare queste cose costa, e costa parecchio: se vogliamo contenere i costi e farli tornare a quelli delle gloriose tariffe comunali dobbiamo accontentarci. la maggiorparte degli utenti con i quali ho a che fare, però, non vuole acccontentarsi.
- secondo me in trentino sono avanti, magari non di 50 ma almeno di 30 anni. loro hanno fatto le cose per bene con i soldi che ricavano dall’elettricità (secondo paolo querini, beninteso, al convegno hanno assicurato di no, anche se visti i conti mi sembra comunque con soldi pubblici), noi le abbiamo fatte male (quanto a infrastrutture, intendo) con quelli che ci davano per il terremoto. però le tariffe al momento attuale sono molto simili. non è che forse dovremmo puntare ad evitare che le nostre tariffe diventino molto più alte di quelle trentine perchè dobbiamo recuperare il gap, invece di dire che il servizio acqua dovrebbe esserci regalato dallo stato?

massimi sistemi, dicevamo…

posto che carniacque NON è privata (al momento ha una quota di privato reale del 10% che a settembre non ci sarà più per la fusione del ramo acqua di amga col cafc), come tutti gli altri gestori dell’acqua in provincia (pubblici ora, completamente pubblici da settembre), chi sarebbero i pochi soggetti per cui l’acqua, in Friuli, è diventata un vero businnes? e sono questi ultimi che hanno fatto dire a roma che il servizio deve mantenersi da solo e a bruxelles che se il pubblico vuole gestirlo deve partecipare ad una gara? e poi di nuovo a roma: ok pubblico, fregatene di quello che dice bruxelles, gestiscilo lo stesso, ma fai entrare almeno il 40% di privato. potenti, questi nostri provinciali.
l’esperienza della provincia di trento mi ha ulteriormente convinto non che devono essere i sindaci a “mescedaa la polenta”, ma che le istituzioni devono controllare attentamente come viene svolto il servizio idrico e permettere a chi lo svolge di ottimizzare le cose, con finanziamenti o ricorrendo ad innalzamenti tariffari. a quel punto funzionerebbe anche il principio europeo che il servizio deve essere affidato con gara, al pubblico o al privato.
per le concessioni idroelettriche hanno fermato tutto per 5 anni, scritto una legge come si deve che determina energia a prezzo politico e compensazioni monetarie legate alla produzione (non campi da calcio o palazzetti dello sport, per intenderci), hanno fatto le gare e, entrando nelle società di produzione, le hanno pure vinte. sono, in definitiva, stati seri.

al solito sono opinioni personali, non rappresento in alcun modo l’azienda per la quale lavoro.
buon weekend.

Gian Paolo Da Ronco
2 maggio 2011, 21:36

@ acqua azzurra – acqua chiara

Se i forconi rappresentano il medio evo (ma secondo me sono semplicemente la dimostrazione che la gente si sta incavolando sul serio), a quale epoca storica possiamo ricondurre la prepotenza e l’arroganza di chi vuole espropriare i tre comuni dei propri acquedotti? Forse a quella dei cavernicoli dell’età della pietra…

@ Paolo Martinis

Leggendo il bilancio 2009 pubblicato sul sito di Carniacque non si riesce a capire a quanto ammonta il costo di Consiglio d’Amministrazione e Collegio Sindacale (ritengo sia inserito nelle spese varie di gestione che ha un importo complessivo di oltre 700.000 euro); spero che quello del 2010 sia più dettagliato. Io ipotizzo che il costo di questi organi possa essere attorno a 100.000 euro lordi annui, e non sono bruscolini visto che alla fine paga Pantalone….. Forse è vero che nessuno riesce ad arricchirsi con queste cifre, ma non ho mai sentito che qualcuno abbia rinunciato a queste indennità, se non altro è un bell’arrotondare le proprie entrate….
Gli opuscoli autocelebrativi pubblicati da Comuni, Provincia, Regione e Comunità montane, sono vergognosi e inutili quanto quelli di Carniacque, tant’è che cestino regolarmente tutti quelli che ricevo: se uno lavora bene, parlano i fatti e non serve autocelebrarsi, se uno lavora male non è certo un opuscolo a farmi cambiare idea; se poi devo anche pagare io, altro che indignarmi….

acqua azzurra - acqua chiara
3 maggio 2011, 10:08

Premesso che la gestione di una Società che in nome e per conto dei Comuni Soci si occupa di un bene di primaria utilità per la collettività, quale la gestione del Servizio Idrico Integrato, sottintende responsabilità e capacità gestionali che la Legge raffigura nella necessità di avere un Consiglio di Amministrazione e un Collegio dei Revisori dei conti, il tutto a garanzia del denaro pubblico che la Società gestisce; e ammesso che occorrano €.100.000 per il consiglio di amministrazione composto da 6 Consiglieri e 3 Revisori dei conti, considerate le circa 35.000 utenze che Carniacque serve, il costo pro-bolletta sarebbe di €.2,85 all’anno, costo sopportabile, a mio avviso, per garantire degli standard di trasparente efficienza.
Stesso discorso per le brochure con la carta dei servizi recapitate in ogni casa gestita da Carniacque, se la spesa potrebbe essere stata, per esempio, di €.10.000 diviso per le 35.000 utenze, il costo è di €.0.28 centesimi in un anno e una-tantum per informare doverosamente i propri utenti-cittadini e non certo per auto celebrarsi.
Poi se Lei cestina sistematicamente le doverose informazioni che una Società Pubblica deve dare, allora mi conferma che il Medio Evo prevale anche nella Sua concezione di essere Cittadino informato.

Gian Paolo Da Ronco
3 maggio 2011, 20:56

Quasi quasi mi dispiace dover dare una delusione alla sua passione per il medio evo, ma vorrei ricordarle che vivendo nell’anno domini 2011 esistono anche altri mezzi di comunicazione (radio, televisione, giornali, internet…) con i quali mi mantengo informato, così “il medio evo nella mia concezione di essere cittadino informato” non solo non prevale ma addirittura non ha niente a che fare; appartengono molto più al medio evo quegli opuscoli che secondo lei servono “per informare doverosamente i propri utenti-cittadini e non certo per auto celebrarsi”, mentre secondo me sono solo un inutile spreco di denaro pubblico.
Io sono pronto a scommettere che se i 10.000 euro che secondo lei costano le brochure dovessero essere pagati dagli amministratori DI TASCA LORO, sicuramente non sarebbe più tanto doveroso utilizzare questo mezzo per comunicare con gli utenti-cittadini …..

acqua azzurra - acqua chiara
3 maggio 2011, 23:10

Radio e Televisione quindi paga il canone,
e i giornali li compra o va al bar a leggere,
e poi Internet, quindi c’è anche un abbonamento ad un provider.
MA QUANTO COSTA TENERSI INFORMATI E CHE FATICA !!!
Ora se una Società pubblica, che oltre al costante aggiornamento sul proprio sito WEB ed oltre alla capillare e doverosa informazione porta a porta in caso di lavori che prevedono interruzioni del servizio idrico, e talvolta con comunicati sulla stampa locale fornendo informazioni utili, invia a tutti gli utenti la carta dei servizi (la brochure per intenderci), perchè Lei, che dice di essere cittadino informato, reputa tutto ciò inutile spreco di denaro pubblico????
@Gian Paolo Da Ronco
Scusi la curiosità, ma il nick-name è un nome di fantasia oppure un vero nome, e quindi di chiara discendenza nobiliare, per cui deduco di origine medievale…………
Don’t warry, be happy

Paolo Querini
4 maggio 2011, 17:36

Worry, Acqua azzurra
si dice worry

E una S.p.a. anche se PROVVISORIAMENTE parteciptata dai Comuni, non é un ente pubblico

E il decreto Ronchi, come acclarato dall’ articolo di cui per brevità mi limito a dare il riferimento qui sotto “non costituisce applicazione obbligatoria del diritto comunitario” essendo dunque tutta questa storiella dell’ “armonizzazione alle norme europee” solo ed unicamente una mistificazione.

http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/la-corte-costituzionale-e-i-passi-per-lacqua-pubblica/

Ne é comprensibile la disparità di trattamento riservata alle regioni montane a cui ho fatto riferimento in precedenza.

Non si tratta di discussioni sui massimi sistemi, perché allora sono massimi sistemi anche le tasse che lo Stato puntualmente ed inflessibilimente esige e quindi, trattandosi di astrazioni, possono venire corrisposte anche in linea teorica o simbolica, che ne dice?

Uno Stato che, ricordo, per voce della Corte Costituzionale (sentenza 326/2010) risponde alle Regioni che “il principio di leale collaborazione non trova applicazione nelle procedure di formazione delle leggi”, vale a dire:
Faccio una legge, poi la cambio e se tu hai preso degli impegni in vigenza della legge che ho modificato, arrangiati.

No. Direi che non ci siamo

C’é la Legge sulla montagna:

https://docs.google.com/leaf?id=0Bz2Qhv9ZRJ24MWM5MTk4OTctYmY4ZC00NzJkLTk0ODUtZGRkNDg4Mzc2ZjBl&hl=en

In essa sono previste specifiche attribuzioni (art.11) e le problematiche sovracomunali in materia di gestione delle risorse ed infrastrutture vanno discusse ed affrontate da un organo elettivo, non da commissari o cda

Per quanto attiene a congiunture e sacrifici, fino a che c’é capienza pari ad un milione di euro per pagare le cure dentali dei parlamentari e loro congiunti la montagna non fa nessun sacrificio (ulteriore) e se solo qualcuno prova ad aumentare di un centesimo l’ accisa sui carburanti per metter benzina negli F16, si comincia a andare a fare il pieno a Kotschach Mauthen fino a nuovo ordine anche con il decespugliatore

Gian Paolo Da Ronco
4 maggio 2011, 21:38

Il nome con cui firmo i post è il mio vero nome; pur non essendo di origine nobiliare, tra i miei antenati, sia dal lato paterno che da quello materno (genitori, zii, nonni, prozii) ho avuto modo di conoscere grandi persone, che mi hanno trasmesso, sia con le parole che soprattutto con l’esempio, i valori etici, morali e religiosi sui quali ho fondato la mia vita (la famiglia, l’onestà, la correttezza, la sincerità, la laboriosità, la generosità, il rispetto per me stesso e per gli altri, la capacità di assumere le proprie responsabilità, ecc.) Per questo ho il coraggio e l’orgoglio di scrivere il mio vero nome, a differenza di chi preferisce la convenienza di nascondersi dietro un nickname per poter lanciare il sasso e nascondere la mano senza paura di essere individuato.
Per informarmi sui miei diritti e i miei doveri di cittadino, se intendo leggere il giornale non vado al bar a leggere gratis, ma lo acquisto in edicola pagando di tasca mia, come pago di tasca mia gli abbonamenti televisivi e il collegamento internet: mi informo mettendo mani al MIO portafogli e scegliendo cosa acquistare.
Per quanto riguarda Carniacque, se è vero che è doverosa, utile e soprattutto necessaria quella relativa alle interruzioni del servizio per lo svolgimento dei lavori, non lo è a mio parere quella delle brochure, perché sono informazioni parziali e autocelebrative (non riportano mai le cose che non vanno) che come sottolinea anche lei si possono già trovare sul sito internet o sulla stampa locale: sono quindi dei doppioni molto costosi che per di più sono fatti pagare agli utenti; dal punto di vista etico e morale è ingiusto e quindi inaccettabile, a prescindere dalla cifra spesa: è come se io invitassi qualcuno a cena al ristorante e poi facessi pagare il conto al mio ospite.
Mi permetta infine un consiglio: se vuol cimentarsi con l’inglese, abbia almeno l’accortezza di controllare l’ortografia.

acqua azzurra - acqua chiara
5 maggio 2011, 15:29

Struggle and bleed.

What’s life anyway
if not pain and suffer
and words waisted away?
The end of it seems far
but so close i wish it to come
sipping my coffee plan black
sitting at the table of a bar.
Where’s happyness hidden
when rain and sadness mash
in a single droplet so harsh.
What’s serenity all about
if one idiotly follows the flow of the crowd?
What’s the meaning of esistence
while Nirvana’s got a better sentence!
Why struggle and bleed
when death is such a sweet seed

acqua azzurra - acqua chiara
5 maggio 2011, 15:35

http://altofriuli.com/in-primo-piano/carniacque-istruisce-le-giovani-leve-sull-uso-dell-acqua.htm

ACCIPICCHIA……..!!!!!!
Altro spreco di CARNIACQUE….!!!!!!

Furlàn
5 maggio 2011, 16:41

Ritorno dopo una assenza per motivi di lavoro e noto che la dialettica continua. Bene. Leggo che coloro che vogliono ritornare al Medio Evo sono in aumento. Male. Purtroppo per loro siamo già oltre l’inizio di un terzo millennio e l’informazione è la base della conoscenza. A Querini gli ricordo che “l’organo elettivo” per le decisioni collegiali esiste e delibera: si chiama Autorità d’Ambito sito internet http://www.atocentralefriuli.it, Carniacque è uno dei bracci operativi in provincia di Udine, ma sembra che tutti i problemi siano concentrati in Carnia. In altre parti della provincia (come dove abito io) l’acqua è GRATIS; mica come in Carnia dove un metro cubo (1000 litri per chi non lo sa) costa poco piu di sms!!! Per questo mi sembra giusto che i carnici non debbano pagare l’acqua: al loro posto la paghino quelli della bassa, visto che bevono “la loro acqua”. E’ lo scopo finale di tutta questa bagarre: non pagare. Meglio spenderli al bar. Oddio ognuno fa quello che vuole con il proprio denaro, ma viviamo nella Repubblica Italiana e parte di quel denaro che i carnici non vogliono tirar fuori per questo cavolo di servizio lo devo mettero io e questo non mi sta bene. Al nobile invece non dico niente, troppo nobile.

Paolo Querini
5 maggio 2011, 20:02

Furlan

a parte che a me gli ATO risultano soppressi o in corso di soppressione e quindi non vedo che prospettiva abbiano di rispondere ad un organo elettivo, qui nessuno pretende avere l’ acqua gratis.

Vede, voi di città, quando c’erano le centrali del latte, ritiravate le bottiglie sigillate con la stagnola senza nemmeno collegarle all’ esistenza delle mucche. Non parliamo dei rubinetti.

Noi qua sappiamo dove sono le opere di presa, i caselli e i pozzetti. Le condutture passano su terreni di NOSTRA proprietà. E le abbiamo lasciate passare perché era una faccenda tra noi e il Comune

Sa cos’é la Spa? L’ Spa é qella cosa che aveva tanto vezzeggiato il mio amico Bruno fino che gli ha lasciato mettere i ripetitori

“Lassa pierdi. Tu vas a finila par man di avocàz!”

Detto fatto. Come fossero diventati padroni loro, del suo terreno

So come si vive in città. Otto anni. Verona. 350.000 abitanti

Non sapete da dove arriva il latte

Michele
5 maggio 2011, 20:27

quoto Gian Paolo Da Ronco e Paolo Querini. Furlan: dalle mie parti si dice “ognuno ragiona con il suo metro”… ecco: il tuo si ferma a 99. scusa…

Furlàn
6 maggio 2011, 20:08

Gli ATO ad oggi sono prorogati al 31 dicembre, quindi sono perfettamente validi e possono decidere con l’approvazione dei loro associati: i 136 comuni della provincia. Quindi legittimi. Vede @Querini potrei essere invece un malgaro e quindi conoscere perfettamente da dove arriva il buon latte … SpA e ancora SpA almeno quelle se non raggiungono il pareggio portano i libri in tribunale, a differenza delle amministrazioni pubbliche che invece i debiti li fa e li lascia a chi segue e poi non sono responsabili di niente. E il debito pubblico cresce. E i tubi invecchiano e perdono (a proposito qual’è la vostra percentuale 70 o 90?). L’importante è NON partecipare al suo risanamento.
@Michele per fortuna che mi manca 1: ho ancora un margine di miglioramento, tu lo hai già finito.
Mandi.

paolo martinis
7 maggio 2011, 09:59

@ paolo querini

hai tirato fuori uno dei problemi peggiori che mi trovo ad affrontare ogni giorno:
“Le condutture passano su terreni di NOSTRA proprietà. E le abbiamo lasciate passare perché era una faccenda tra noi e il Comune”
da un lato quelle principali passano senza che nessuno si sia preoccupato di segnarsi dove e di iscrivere una servitù. quindi poi il padrone del giardino ci ha fatto il porfido sopra (quando non un orto, una piscina o, in qualche caso, una casa), il tubo resta sotto e adesso io che faccio? demolisco e ricostruisco per riparare la perdita?
dall’altro lato nelle utenze non è stato messo il pozzetto al limite di proprietà e il contatore, quando c’è, è stato installato in cantina. siccome il mio limite è, appunto, quello di proprietà, come faccio a sapere se il problema è prima (in strada) o dopo (nel giardino col porfido)? sfiga totale: in qualche posto magari so anche che la perdita è nel privato, questa mi svuota il serbatoio e sono tutti senz’acqua, ma il padrone vive in francia e non ha nessuna intenzione di ripararla, non gli va su il contatore (sarebbe costretto, non perchè ci guadagnamo) e non ho modo di chiudere…
spesso poi per risparmiare il comune ha fatto l’allacciamento sull’utenza del vicino, nel suo giardino. siccome in carnia i rapporti di buon vicinato non esistono (memorie di un brac di fen par la vacja) spesso mi trovo a fare più il paciere che il tecnico.
quando invece il padrone del fondo ha soldi da spendere, arrivano delle simpatiche lettere in cui gli avvocati chiedono danni (morali più che materiali, comunque monetariamente cospicui) per un prato zuppo d’acqua o perchè non si può fare il garage, che cadrebbe preciso sopra il tubo.
tralascio il discorso in merito a quanto sopra sulle fognature, finirei stanotte…

esempi (molto frequenti, credimi) per ribadirti che la gestione è più complicata di quello che credi, forse anche perché quando la gente ha a che fare con un’azienda (che ritiene, a torto, mano del capitale) diventa meno collaborativa. non sempre, in verità: ci sono utenti che ce l’hanno parecchio anche con il comune e/o a cui abbiamo risolto questioni in piedi da 20 anni. le soluzioni a tutti i problemi di cui sopra costano parecchio, soprattutto se rapportati a quanto si incamera con una bolletta (per quelli relativi alle utenze).
è cambiato, è vero, il modo di rapportarsi ai problemi: dobbiamo seguire regole ben precise, lasciando stare il “si combina” in uso ai comuni se non quando costretti. del resto, sono anche cambiati i tempi.

Paolo Querini
7 maggio 2011, 19:11

Dici bene Paolo

con la gestione Carniacque abbiamo detto addio al “si combina” e siamo entrati in un era (altro ce le forche, QUESTO é il vero medioevo) in cui si può anche NON ottenere la fornitura idrica.

Purtroppo per la società, c’é anche la documentazione:

https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=explorer&chrome=true&srcid=0Bz2Qhv9ZRJ24MWM5NTEzMjktYTY5MS00ZmM1LWI1Y2MtODBkZmQ1ZTE5NTZm&hl=en

Ho tolto il nome. Con il protocollo te la trovi in ufficio tecnico.

Il fabbricato in questione si trova poco fuori dall’ abitato. Terreno affacciato sulla strada provinciale. La condotta adduttrice che gli passa davanti.

Richiesta di allacciamento dell’ 8 marzo
Sopralluogo del 28, stesso mese
Ripetute telefonate
Poi la risposta dell’ ufficio data il 27 aprile:
“Al più vi possiamo portare l’ acqua AL DILA’ del ponte, poi l’ autorizzazione di Friuli Strade per passare il ponte con il tubo, le autorizzazioni delle proprietà attraversate, i problemi tecnici della tubazione che, agganciata all’ esterno del ponte d’ inverno gela, quelli sono tutti fatti vostri”.

Grazie del servizio

Qualunque capo operai del Comune avrebbe risolto la cosa. E senza nemmeno la necessità di consultarsi con linee gerarchiche

La differenza tra un Comune e una Spa
La differenza tra una risorsa di cui puoi usufruire
e un bene in mano d’ altri che te lo concedono a discrezione

“Per comprare e vendere terra (leggasi: acqua) bisognava innanzitutto sfrattare le persone che fino ad allora l’ avevano utilizzata. Questo avvenna tramite un processo di recinzione talvolta violento durante il quale i contadini furono allontanati dalle terre comuni e relegati nelle città (a su plasarés) dove potevano guadagnarsi da vivere vendendo il proprio lavoro, e creare domanda diventando consumatori” da Karl Polanyi – La grande trasformazione

paolo martinis
7 maggio 2011, 21:15

paolo,
non so se potrei risponderti io e se sia il caso di scrivere “in chiaro” per una questione che interessa una sola persona, ma lo faccio lo stesso perché sono convinto della validità di quanto è stato scritto nella lettera e (soprattutto) per la tua battuta sul medioevo. anche se non ho seguito direttamente la cosa e, quindi, non sono stato sul posto e non ho tutte le informazioni.

il tubo che passa (sigh) nel giardino del tuo cliente è un’adduzione ad un serbatoio che arriva da una presa (o da un interruttore, fa lo stesso). questa serve solo a portare acqua al serbatoio, ed è bene (leggi: è una regola, almeno per noi) che non ci siano allacciamenti innanzitutto perché potrebbero compromettere l’erogazione a tutti gli altri. come? perchè non ci sono misuratori di portata che mi dicano quanto parte e quanto arriva (probabilmente, visto che il tubo non funzionerà completamente in pressione, non è nemmeno facile installarli), perché tra 10 anni il chiusino probabilmente sarà ricoperto e nessuno saprà dov’è quando serve (è una seconda casa, credo), perché se è in un punto basso della linea la perdita di carico che comporterebbe un buco potrebbe limitare di molto la portata al serbatoio (quindi lasciare a secco le case più alte in distribuzione, dopo che la vasca si è svuotata per le perdite in distribuzione) o l’apertura dei rubinetti potrebbe creare casini per l’aria all’adduzione (sembra impossibile, ma nessuno mette gli sfiati dove servono).
poi, in generale, non è neanche detto che si riesca a garantire sempre l’erogazione (le adduzioni spesso funzionano a canaletta e si portano dietro tanta aria anche dove sono in pressione, anche se non mi sembra il caso specifico).
mi fermo qui per evitare di far notte, ma se vuoi ne ho altre, di motivazioni.

non sono convinto che un operaio (con un po’ di esperienza, sia chiaro) avrebbe fatto l’allacciamento lì. piuttosto un tecnico, cui a scuola hanno fatto studiare gli impianti perfetti e che non è mai dovuto andare di notte a capire perché le vasche erano vuote. te lo dico perché la regola di non allacciare in distribuzione me l’hanno insegnata gli operai, e l’ho capita sulla mia pelle.
anzi, sto continuando a verificarne la validità: questa settimana stavo cercando due valvole di sostegno a membrana per dar acqua a due stavoli nel mezzo del bosco allacciati su due distinte adduttrici (quello che c’è non possiamo toglierlo…) che non hanno rispettivamente acqua e pressione, senza compromettere la portata ai serbatoi. non mi dilungo su tempi spesi e casini vari (tipo l’inaccessibilità dei luoghi d’inverno), ma considera che solo le valvole costano circa 1000 euro l’una, non danno garanzie totali e le altre soluzioni costerebbero di più. sai cosa dicono gli utenti? mah, finché si pagavano 10 euro al comune potevo accettare la cosa, ma adesso che a voi devo darne 70… boh, io non sono contento di buttare via nemmeno 1 euro, comune o azienda che sia…

lasciando stare la discussione tecnica, che se vuoi continuiamo in privato (a proposito: è venuta la bella stagione, quando andiamo oltralpe?), una cosa vorrei che fosse chiara: considerato che noi non ci guadagniamo e non ci perdiamo nulla a “complicare” l’allacciamento al tuo cliente, non è che abbiamo scritto la lettera per fare un dispetto. è che vogliamo fare le cose per bene, e ogni tanto dobbiamo rispondere “no si combina”.

Paolo Querini
8 maggio 2011, 04:30

Se vuoi, Paolo

posso portarti in sopralluogo a uno dei tanti allacciamenti fatti su un’ adduttrice senza che si siano riscontrati particolari problemi

A memoria dovrebbe risalire al 1992

Tu, mica hai notizia di un qualche servizio pubblico che sia migliorato a seguito di privatizzazione ed il cui costo all’ utente non sia sfacciatamente aumentato?

Alberto Boiti
8 maggio 2011, 11:46

Efficienza ed efficacia della concorrenza e gestione privata (seria): http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2000
Certo il SII è un monopolio naturale e non potrebbe giovarsi in pieno della concorrenza ma con i doverosi controlli e governo dei gestori forse si può fare molto.

In un altro post (http://goo.gl/xlM1O) argomento in maniera più estesa.

paolo martinis
8 maggio 2011, 14:12

non sto negando che nel caso specifico l’allacciamento sull’adduzione si potrebbe fare senza (forse) creare troppi danni, sto dicendo che stiamo applicando una regola aurea valida anche per le possibili eccezioni. alla tedesca: se la din dice così, cascasse il mondo si fa così (li portiamo sempre ad esempio sia tu che io, i tedeschi…). non perché sono ottuso, ma per uniformità (anche di trattamento) e per evitare spiacevoli situazioni, magari imponderabili, in futuro.
un esempio sugli altri, a cui probabilmente non hai pensato: dobbiamo garantire la potabilità a tutti, e l’impianto di disinfezione lo metteremo in testa alla distribuzione. so che ora la cosa non è così stringente, ma lo diventerà sempre di più, te lo assicuro. e domani dovrei fare un impianto in culo al mondo per garantire la potabilità a un’utenza.
poi non è che non forniamo l’allacciamento, ma questo deve essere fatto al di là del rio. costa un po’ di più e va fatto bene (con una resistenza attorno al tubo, ad esempio), ma funziona lo stesso. meglio, anzi.

sulla domanda sai bene che sono d’accordo con te. in italia (ma anche nel resto del mondo) non ci sono esempi così, forse la telefonia anche se alla fine hanno fatto un cartello e il rapporto con l’utente direi che è peggiorato. va detto, comunque, che gli standard di servizio richiesti sono sempre più stretti.
se il servizio migliora i costi aumentano, se questi diminuiscono il servizio peggiora. con costi sottintendo tariffe o tasse, e ovviamente dobbiamo metterci d’accordo su cosa intendiamo per servizio (che non è il solo rapporto con l’utente). nel caso di carniacque l’obiettivo è evitare che i costi aumentino troppo. il fatto che le azioni siano pubbliche garantisce che, anche in assenza di controlli seri, non ci si lucri sopra.
in ogni caso, non so se è meglio la pubblica amministrazione o una spa a capitale pubblico (a capitale privato, senza i controlli, no). entrambe serie e preparate, ovviamente. quello che dico è che è meglio una gestione unitaria per tutto l’alto friuli, che faccia solo quello. un paio di anni fa avrei ammesso che si poteva risolvere la cosa con i comuni di vallata; oggi, visto che le unioni dei comuni non stanno assolutamente funzionando, non ne sono più tanto sicuro.

milena
10 settembre 2011, 12:21

l’ascia mio fratello,lo sai che è gey

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