“Cos’è un ragazzo se a vent’anni non ha un sogno per cui lottare?”

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento scritto da Marco Craighero (Coordinatore provinciale Giovani Comunisti) sul tema del rapporto tra giovani, passato, futuro e politica, introdotto dalla riflessione di Edoardo Quaglia pubblicata su questo sito.

Marco Craighero

Stimolato dall’interessante articolo di Edoardo, scrivo anche io queste righe di risposta, cercando di focalizzare la questione del rapporto nuove generazioni – passato – futuro tramite quello che è il mio punto di vista.

Pur riconoscendo il fatto che la nostra generazione sia una generazione di trapasso trovo molto pericoloso sorvolare in maniera superficiale e sbrigativa, quasi come fosse questione morta e sepolta, sui grandi ideali che nel secolo passato hanno riempito i cuori di tanti giovani dandogli una speranza e un motivo per il quale mettersi in moto e prendere parte attiva nella società.

Speranza che spesso è sfociata nelle grandi rivoluzioni, che nell’articolo “Passo Zero” vengono inserite, con accezione negativa, nello stesso calderone di guerre e campi di sterminio; quando invece andrebbe fatta attenta distinzione tra la rivoluzione in se e le degenerazioni seguenti, poiché se la rivoluzione è l’atto estremo con cui un popolo grida la sua volontà di libertà, giustizia e dignità, non si può paragonare questo atto a quanto successo in certi casi, in cui la speranza rivoluzionaria è stata tradita dall’instaurarsi di una situazione di oppressione che nulla ha da spartire con le premesse iniziali. Inoltre sottolineerei che pure la nostra società è in qualche modo figlia di una rivoluzione, che dal 1789 provocò notevoli sconvolgimenti sotto il profilo politico, sociale e culturale.

 

Noi ragazzi nati dopo il “Muro”, nel momento in cui abbiamo deciso di abbracciare un’idea, abbiamo dovuto necessariamente fare i conti con gli elementi peggiori del suo passato, dai quali dobbiamo prendere le distanze, ma dei quali dobbiamo anche fare tesoro proprio per poter evitare che vengano ricommessi certi errori. Chi mi conosce, sa che non sono uno di quei ragazzi indottrinati, pieni di dogmi e certezze, che usano un linguaggio che potrebbe avere appeal solo su un ottantenne; sanno quanto io cerchi di svecchiare la cultura che ho fatto mia, di evidenziarne gli aspetti più attuali abbandonando ciò che c’è di arcaico e cercando di rimodellare un’idea nata in un altro secolo al secolo nostro, criticando sempre chi vi si approccia col “torcicollo” e senza alcuna lungimiranza. Questo per dire che, nonostante non ci si debba fossilizzare totalmente sul passato, se i valori di base sono buoni, non c’è motivo di buttare tutto a mare solo perché il modo in cui ciò veniva espresso inizialmente non è più esprimibile negli stessi termini ai giorni nostri o perché certi esperimenti non sono giunti a buon fine: si finisce per gettare il bambino con l’acqua sporca!

Questa tendenza è dettata dal cosiddetto “pensiero unico” che ha iniziato a imperare proprio da quel ormai lontano 1989. Certamente quel Muro l’avrei picconato anche io se fossi stato presente in quegli anni, poiché era segno di limitazione della libertà, proprio quello contro cui chi abbraccia i miei ideali dovrebbe battersi! Ma riconosco anche che da quel giorno è improvvisamente svanito quel contrappeso che permetteva un riassetto equilibrato della nostra società, lasciandoci questa continua tendenza al nuovo, questa maniacale ricerca del moderno, che cancella di botto tutto ciò che era stato prima.

E che cos’è questo “riformismo modernizzante” che cancella le ideologie, se non esso stesso una grande ideologia? E’ “l’ideologia della non-ideologia”, che ci vuol far credere che ciò che è passato è vecchio, brutto e cattivo, mentre si deve pensare al futuro tramite qualcosa di nuovo e bello, che però, a ben pensarci, non ha mai connotazione certa; e se gli togliamo il grande velo di ipocrisia altro non è che l’ideologia del liberismo, ovvero quel pensiero unico che afferma la libertà ma che di libero ha ben poco oltre alla possibilità di poter scegliere una serie di prodotti su uno scaffale, e che ci ricorda quella frase di una canzone di Gaber che diceva: “tutti suonano come vogliono e ognuno suona come vuole la libertà”.

Questo per dire quanto sia pericoloso gettare allo stesso modo quello che i nostri padri hanno combattuto e gli ideali che han accompagnato proprio alcuni dei nostri padri  in quella lotta; ideali tra l’altro che hanno contribuito a dare i natali a quella Costituzione di cui appunto siamo figli.

 

Eppure questo nuovo modello dominante è riuscito perfettamente nel suo intento, nel lasciare senza punti di riferimento un’intera generazione, che vedendo per la prima volta un futuro peggiore di quello della generazione precedente, si trova disorganizzata, impotente e senza punti di riferimento, spesso totalmente rassegnata all’idea di non poter far niente per migliorare lo status quo.

Una generazione oppressa dalla piaga della precarietà, che cancella ogni certezza riguardo al domani, costringendoci a vivere nell’insicurezza e nella paura. Una generazione a cui si sta togliendo dalle mani la cultura e il sapere critico, facendo ricadere sul mondo dell’istruzione  e su noi giovani una crisi che non abbiamo causato, permettendo così di arricchire ulteriormente i veri colpevoli. E se queste sono le premesse hanno un bel coraggio a guardarci in faccia e dirci: “ah ragazzi! Voi siete il futuro!” Che futuro? Un futuro di ricatti e di obbedienza incondizionata? Essere costretti a dire sempre si e piegarci a ogni pretesa di chi ci comanda per non rischiare di restare in mezzo a una strada? Non è questa la via per far si che noi possiamo essere il futuro tanto sbandierato. Non è questo il modo di consegnare il futuro nelle nostre mani.

 

Ma per fortuna, anche in questa generazione si vede qualche segno di speranza: nei mesi scorsi ho potuto vedere nelle piazze la rabbia di chi non avrà un futuro degno delle sue aspettative, l’innocenza di chi ha un cassetto pieno di sogni ma non ha la chiave per poterlo aprire, “l’illusione” di chi aspira a un mondo migliore di quello che si ritrova di fronte.

Ed è proprio da qui che dovremmo ripartire, perché se come detto di lavoro da fare ce n’è, chi già a vent’anni ha perso la speranza, dovrebbe guardare a quei suoi coetanei che ancora credono che qualcosa sia possibile, per riprendere la carica e l’energia necessaria a rimettersi in gioco. Non importa se chi prende le decisioni non ci ascolta, non importa se ci reputano un problema anzi che una risorsa; noi dobbiamo insistere, perché la forza di noi giovani sta proprio nella nostra sfacciata caparbietà. Cos’è un ragazzo se a vent’anni non ha un sogno per cui lottare?

Uno slogan diceva: “siamo realisti, esigiamo l’impossibile!”: ecco questo dovrebbe essere il senso, il leitmotiv, di un giovane che vuole abbracciare i suoi desideri; puntare sempre al massimo. Perché l’importante è puntare, puntare alto per riuscire ad ottenere un mattoncino da cui partire per costruire la casa dei nostri sogni. E non importa se ci diranno che siamo degli illusi o degli utopisti! Una storiella diceva che l’Utopia è li, come l’orizzonte, tu cammini e lei si sposta… e allora a cosa serve l’Utopia? Serve a camminare. Quindi non lasciamo che uccidano i nostri desideri all’interno di uno schema preconfezionato; camminiamo, reclamando a testa alta un futuro all’altezza dei nostri sogni!

Marco Craighero

(Coordinatore provinciale Giovani Comunisti)

 

domenica 3 aprile 2011
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 40 Commenti

plupieri
3 aprile 2011, 13:58

Diceva un vecchio adagio russo : se a vent’anni (come Craighero) non sei comunista allora vuol dire che NON HAI CUORE, se lo sei ancora (come il sottoscritto) a quaranta e piu’ allora vuol dire proprio CHE NON HAI TESTA.. Comunque intervento da cesello, complimenti.Anche questo ragazzo farà strada.

plupieri
3 aprile 2011, 14:14

Mi soffermo anche sulla foto del post. Tra Craighero Marco e Rapotez Luciano (presidente Anpi) ci sono settanta anni di differenza pressapoco. Bel esempio di generazioni che non si .scontrano. e si passano il testimone.

Zoncolan48
3 aprile 2011, 15:43

Un “pacato festivo e primaverile” momento di riflessione.Se Francesco non se ne accorge(ma ne dubito)
riporto da messaggero veneto di domenica 3 aprile nello spazio dedicato alle lettere,la seguente dal titolo “Non solo Tolmezzo ma anche a Buttrio”a nome di Diana D’Osualdo per il comitato per la difesa del patrimonio storico e paesaggistico di buttrio,passo per passo.E ad ognuno le proprie considerazioni dopo le ultime recenti discussioni.
” Leggiamo con stupore le dichiarazioni dell’architetto professor Romano Burelli riportate nell’articolo del 16 marzo 2011 sulla riqualificazione della piazza di Tolmezzo. L’architetto Burelli respinge sdegnosamente le critiche al suo progetto,affermando che da 20 anni non progettava in Italia e che,a causa delle polemiche,non lo farà mai più.Purtroppo dobbiamo smentire l’architetto Burelli.Prima dei tolmezzini,noi abitanti di Buttrio nel 2007 siamo stati”vittime” di un suo progetto di riqualificazione della piazza del paese,per fortuna non attuato grazie all’opposizione di tanti cittadini e all’operato del comitato per la difesa del patrimonio storico e paesaggistico di Buttrio. Un progetto,ricordiamo,che avrebbe deturpato un angolo storico e interrotto brutalmente scorci panoramici e paesaggistici con la costruzione di due enormi edifici,con torrette e pilastri alti sei metri.La piazza risultante sarebbe stata ridotta da un lato a cortile del condominio e dall’altro a crocevia trafficatissimo(e quindi inutilizzabile come piazza pedonale).Per di più si sarebbero demoliti edifici dell’architettura tradizionale friulana risalenti alla fine del 700 e cementificato l’unico vasto spazio verde rimasto sulla via principale. In sostanza il progetto presentato dall’architetto Burelli si sarebbe inserito con prepotenza nel cuore del paese,senza tenere in considerazione la bellezza,l’identità e la storia di Buttrio,l’armonia del luogo,la cornice ambientale.Raccogliamo pertanto con soddisfazione il proponimento dell’architetto di non partecipare più a concorsi di progettazione in Italia”

Zoncolan48
3 aprile 2011, 15:45

Il commento sopra non c’entra nulla con il tema “ragazzi a 20 anni”,ma non sapevo come fare altrimenti.

ainrac
3 aprile 2011, 17:26

@ Zoncolan48
Deve cliccare su Politica (in alto) e ricercare all’indietro questo articolo:

Da Stockhausen ad Adorno, passando per la Panarie. Ecco la lectio magistralis di Burelli su piazza XX settembre
dove può inserire il commento.
Per facilità le unisco qui direttamente il link:
http://carnia.la/2011/03/15/da-stockhausen-ad-adorno-passando-per-la-panarie-ecco-la-lectio-magistralis-di-burelli-su-piazza-xx-settembre/

Zoncolan48
3 aprile 2011, 17:42

Grazie per il suggerimento. ainrac

Michele
3 aprile 2011, 17:48

quoto plupieri 1 e 2. mi chiedo, però: ha senso il comunismo nella nostra storia, nel nostro essere quotidiano, nel nostro fare politica? o è un retaggio culturale che appartiene al nostro passato? il comunismo è attuale?

Alessandro
3 aprile 2011, 22:08

Michele se mi permetti ti do io una risposta (logicamente è soggettiva). Sicuramente il comunismo comunque sia visto fa parte della Storia italiana. Questo è indiscutibile. Probabilmente il comunismo inteso alla Marx fa parte del passato, però non penso sia giusto abdicare le speranze di Giustizia sociale che esso auspicava. Se voler tendere a ciò significa essere comunista, allora io lo sono e ne vado fiero.
In tal senso mi piace sempre ricordare le parole di Dom Helder Pessoa Câmara (un grande cristiano e anche grand’uomo): “Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista.”
Amen

nodders
3 aprile 2011, 22:47

@ pulpieri

La frase è di Churchill, altroché vecchio detto russo, e il comunismo manco lo menzionava:
“If you’re not a liberal at twenty you have no heart, if you’re not a conservative at forty you have no brain.”

La dicotomia “fascismo-comunismo” è una cosa tutta (provincialotta) da italiani, specialmente sui vent’anni. Non so se è perché si impara a scuola (e qui c’ha ragione Berlusconi) o perché proprio Berlusconi è l’unico leader mondiale che parla ancora di “comunisti”.

Ascoltatevi Gaber (che aveva già capito tutto vent’anni fa) e fatevi una risata:

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Edoardo Quaglia
4 aprile 2011, 10:03

Bellissimo articolo! Sai bene che concordo anche io in tanti punti di esso. Le incertezze e la rassegnazione di queste nuove generazione possono essere curate solo con nuovi sogni, utopie e la forza di reagire. Anche se si allontanano come l’orizzonte e, parlando di orizzonti, direi alla Nietzsche, “prima che vengano cancellati con una spugna”.

Bravo Marco! E’ sempre un piacere!

robertodecaneva
4 aprile 2011, 10:09

E’ d’avvero bello che molti giovani come Marco ed Edo si gettino anima e corpo con tutta la loro passione in politica; abbiamo bisogno di loro, di nuove leve, sia che siano di “destra” che di “sinistra” e quasi loro coetaneo, farò di tutto per cercare (come posso) di tutelarli; poichè pur avendo ideologie diverse riescono comunque a comunicare a cercare di capirsi a confrontarsi cosa che non esiste più in coloro che superati i quarantala fanno politica! In altre parole siete in molti e rappresentate un patrimonio per la nostra terra!

Manuel Cacitti
4 aprile 2011, 10:54

L’irrealizzabilmente utopico … l’utopicamente realizzabile …

Anche sull’utle intervento di Marco, come in quello di Edoardo, mi sento di suggerire (sempre e solo ai giovani… mi raccomando ;-) ) una lettura:

“La chiave di Svolta” [Seth Godin - 2010]

Tommaso
4 aprile 2011, 14:09

Bellissima riflessione.
Lo scoramento di fronte ad un mondo vecchio che abbiamo noi giovani è enorme, basti pensare che, ormai, la nostra prospettiva futura unica è l’ università, una università demolita, privata delle sue eccellenze e dei suoi punti di forza. E dopo? Beh, disoccupati/precari fino a 40 anni!

Con un sorriso ed un po’ di amarezza, si pensa al naufragio delle nostre speranze in un futuro incerto, burrascoso.
Allora cosa si fa? Si continua a sognare, a rincorrere l’ Isola Che non C’è, ma il disincanto è tanto: ogni Utopia, da Tommaso Moro a Tommaso Campanella, da Karl Marx (in un certo senso è utopico) fino a Che Guevara (anch’ egli sognatore) è, in estrema sintesi, niente altro che il sogno perduto del tempo, il disincanto e la rassegnazione mutati in testo al fine di suggerire alle future generazioni un modus vivendi che non avrebbe provocato loro gli stessi disagi che sono andati a soffrire Moro e Campanella, il primo decapitato il secondo incarcerato per più di trent’ anni, che ha provato Marx vedendo i bimbi morire in miniera o Ernesto nell’ osservare [Diari di una motocicletta] i minatori peruviani senza un soldo per sfamarsi o i poveri malati dei lebbrosari.

Ogni sogno nasconde una grande delusione e, gratta gratta, la si evidenzia. Sognare è la nostra reazione…

Allora che fare giovani? Continuare a combattere, fino all’ ultimo per affermarci e proporre la nostra visione o rassegnarci? Rivoluzioniamo -non è una brutta parola, ha un suono bellissimo- tutto e costruiamo qualcosa di nuovo, con un piede in un passato da cui prendere ispirazioni e paure ed un altro che già si arrampica verso il futuro o piuttosto ci rassegnamo?

Mah, di delusioni -politicamente ed ideologicamente parlando- ne ho tante, specie negli ultimi mesi. Il sorriso però non mi ha mai abbandonato, il sogno neanche. Condivido appieno la conclusione di Craighero: è da pazzi, forse, ma bisogna continuare a perseguire i nostri obiettivi, ahora e siempre!

E chissà che, tra qualche lustro, non si legga un testo con un titolo “L’ utopia Reale”…

LUIGI
4 aprile 2011, 14:52

L’ABBATTIMENTO DEL MURO, CARO CRAIGHERO, NON COSTITUISCE SOLO L’ELIMINAZIONE DI UN CONTRAPPESO.

L’ECONOMIA EUROPEA HA DOVUTO PAGARE DAZIO AGLI EX COMUNISTI. SI SONO APERTE LE FRONTIERE, MILIONI DI LAVORATORI “A BASSO PREZZO” SONO VENUTI A CREARE CONCORRENZA AI NOSTRI, CHE I COSTI DELLA VITA IN OCCIDENTE, RENDEVANO GIA’ PERDENTI FIN DALL’INIZIO………………….

NON ABBIAMO CAPITO QUESTO.
L’ECONOMIA (DIVIDENDO) PRODOTTA IN UN CONTINENTE HA IMPROVVISAMENTE AVUTO UN DIVISORE DIVERSO, E LA DIFFERENZA CE LA SENTIAMO TUTTI NEL PORTAFOGLIO.

..CHE I LAVORATORI ITALIANI NON VOGLIANO PIU’ FARE I LAVORI UMILI E’ UNA TALE MENZOGNA …CHE CONTINUARE A RIPROPORLA DI VOLTA IN VOLTA E’ ADDIRITTURA UN REATO. LA VERITA’ è CHE UN LAVORATORE ITALIANO NON PUO’ VIVERE CON 1.200 EURO AL MESE, MENTRE UN RUMENO CHE LAVORA IN ITALIA CE LA FA E COME…PERCHE’ IN ROMANIA NESSUNO VIENE ANCORA STROZZATO DALLE TASSE.

LUIGI
4 aprile 2011, 15:04

VOGLIO POI AGGIUNGERE CHE INVECE I NOSTRI RAGAZZI UN SOGNO CE L’HANNO. SIAMO NOI A NON RICONOSCERLO, PERCHE’ VORREMMO CHE FACESSERO I NOSTRI STESSI SOGNI.

AGGIUNGO CHE A DIFFERENZA DI CIO’ CHE ABBIAMO VISSUTO NOI, I NOSTRI FIGLI NON SENTIRANNO L’AMAREZZA DI ESSERE INGANNATI, COME PURTROPPO LO SIAMO INVECE STATI NOI DA UNA CLASSE POLITICA VUOTA E LITIGIOSA.

I SESSANTOTTINI E POST-SESSANTOTTINI SGUAINAVANO IL PEACE AND LOVE E DERIDEVANO I POLITICI DI ALLORA, PERCHE’ AVEVANO LA CERTEZZA DI ESSERE LORO I GIUSTI, QUELLI CHE AVREBBERO GUIDATO BENE IL NOSTRO PAESE.
IL RISULTATO, DAGLI ANNI 90 IN POI, E’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI…..OGGI SI RIMPIANGONO GLI ANDREOTTI, I CRAXI I BERLINGUER…ETC. ETC.

NO…NON TOCCHERO’ I SOGNI DEI MIEI FIGLI. BASTERA’ CHE IO RACCONTI LORO LA VERITA’ DEI NOSTRI ANNI, LA VERITA’ DEI NOSTRI ERRORI, SOPRATTUTTO L’ORRORE DELLE NOSTRE UTOPIE.

Adriano Rainis
4 aprile 2011, 16:02

@Luigi, mi piace quel “ Non toccherò i sogni dei miei figli”, tutti dobbiamo cercare di farlo. Anch’io mi tengo in disparte perché, se richiesta la mia idea, mi accorgo di fare un difficile esercizio di equilibrio e di scivolare spesso dalla verità all’opinione personale.
L’esperienza che deriva dalle pedate nei denti prese in tanti anni, è frutto di maggior riflessione, di tempi lunghi di reazione e non possiamo chiedere ai giovani di andare alla nostra velocità.
Ho visto l’ultima parte di “Report” ieri sera e le interviste fatte a sindaci, in gran parte giovani, che hanno realizzato buonissime idee, riuscendo a coinvolgere la popolazione ed ottenendo risultati positivi.
Lo fanno per pochi euro, in rapporto all’impegno e non so assolutamente che opinioni politiche avessero. Questa è quella politica che ancora manca, il ricambio è lento ed ostacolato da chi crede di aver il monopolio delle idee e si reputa indispensabile.
I giovani conoscono il mondo e con esso si rapportano, noi conoscevamo bene la nostra terra e la nostra gente, ma è ora di aprire gli orizzonti, prendere le idee dove meglio sono sviluppate e rapportarle ai nostri bisogni.
Noi avevamo utopie, loro hanno degli ideali. Vogliono cambiare, non eliminandoci né cancellando la storia, ma cercando di riprendere quel progresso economico e sociale che è stato fermato per rincorrere gli interessi di pochi.

Claudio "pronti"
4 aprile 2011, 16:08

Come si può, Luigi, rimpiangere Craxi? Si rimpiange ciò che non c’è più, non ciò che domina, di fatto. Il cosiddetto “nuovo” (o piuttosto “rifatto”) sbraita dai suoi canali o tramite i suoi lacchè contro l’impropriamente detta “prima repubblica” e la “vecchia politica” che oggi, erede legittimo, impersona pienamente e ieri, prestanome negli anni dei capitali occulti, farciva di tangenti. Ci dobbiamo ancora uscire da quegli anni. Ecco dove sta l’utopia, nel nostro piccolo, mentre la storia del mondo procede ad altra velocità.

plupieri
4 aprile 2011, 17:56

Nodders..Non voglio fare il saputo tantomeno il saccente ma per me quella frase e’ di Ennio Flaiano che la rivedeva da un antico proverbio a questo punto non so se russo. Non cambia la sostanza. Non mi risulta che fosse di Curchill il quale invece sosteneva che : “il capitalismo e’ un’ingiusta ripartizione della ricchezza mentre il comunismo viceversa è una “giusta” distribuzione della miseria..Goodbye.

carnicoincazzato
4 aprile 2011, 18:23

Il comunismo sarà attuale finche il luogo in cui nasce un bambino non determina sofferenze per lo stesso, ma le stesse oppurtunità da paese a paese…
A differenza del temino del sig. Quaglia in questo scritto non ci sono riflessioni superficiali ma spunti per migliorarsi…

Luca
5 aprile 2011, 12:05

ma si sono aperte le selezioni per lo zecchino d’oro?
edoardo quaglia cordinatore di forza giovani pdl vuole diventare come berlusconi: senza parole.
marco craighero cordinatore giovani comunisti voule diventare come fidel castro o kim jong: senza parole.
cacitti fabio (mi sembra si chiami cosi) passa da coordinatore dei giovani pdl a fli perchè vuole diventare come fini: senza parole.

bravi questi giovani che non hanno mezzo ideale e vogliono sistemarsi con la politica.
i politici veri devono avere dei valori ben radicati e non pensare agli interessi e alle poltrone e se questo pensiero e quello di un giovane vuol dire che l’informazione strumentalizzata è riuscita nel suo intento.
craighero, quaglia e cacitti cercate di fare il bene delle persone che vorreste rappresentare e non solo il vostro o forse quello del partito che vi candida, vi appoggia e che poi potete anche rinnegare.
in bocca al lupo

Alessandro
5 aprile 2011, 18:07

Luca a parer mio dovresti vergognarti! Io conosco Marco e so benissimo che quanto hai scritto è completamente falso. Cosa ne sai dei valori di Marco e degli altri ragazzi? Poi mi dovresti spiegare cosa ci guadagna uno ad essere coordinatore dei Giovani Comunisti. Forse non ti rendi conto di quale partito parli (Rifondazione è senza un soldo e senza agganci con i poteri forti. Basta con queste illazioni senza fondamento. Io, conoscendolo, posso assicurare che Marco per i suoi ideali ci rimette di tasca propria. Sia in termini di tempo, sia in termini di soldi.
Per ben tre volte scrivi: “senza parole”, io invece ti suggerisco un’altra frase che rappresenta meglio il mio giudizio sul tuo post: “Un buon tacere non fu mai scritto”.

GIOVANNI 1
5 aprile 2011, 21:56

Edoardo,Fabio , Marco..BRAVI!!
Non disperate , continuate a sognare. I sogni si avverano sempre. Bisogna solo perseguirli con costanza,coraggio e rischiando del proprio. Il tempo è galantuomo e lavora per voi.
Uno di 70 anni che ha sognato e continua felicemente a sognare.

de prato renzo
6 aprile 2011, 00:18

bravo Marco non ho nulla da commentare ne nulla da insegnare a te e a Edoardo cè chi vi vorrebbe divisi dall’odio come è successo a molti di noi,vi invito a continuare questo dialogo anche con altri giovani,sono a disposizione assieme a Nonino per aiutarvi ad organizzare un confronto

kicca
6 aprile 2011, 22:35

cos’è un ragazzo se a vent’anni non ha un sogno per cui lottare?
uno che vivrà con meno entusiasmo ma con molte delusioni in meno!

fabio cacitti
30 maggio 2011, 14:03

scusa luca,solo oggi mi hanno detto che mi avevi tirato in ballo qua.
Mi scuso e ti voglio rispondere se ancora segui questo articolo.
Io non voglio diventare come fini e non voglio diventare come nessun altro.
Passo da un centrodestra a un altro centro destra che più rispecchia certe idee di sviluppo e di cambiamento. Non potendo cambiare la politica da fuori si cerca di farlo dall’interno, non voglio esser come nessuno perchè tutti siamo unici, si potesse avere un partito per ognuno di noi lo si farebbe, perchè nessuno può esser convinto, di pensarla allo stesso modo di altre milioni di persone su milioni di argomenti. Io mi sono gettato, anche ingenuamente, in politica per portare magari un giorno, mie idee a favore della società, riguardo la scuola( si guardi alla finlandia) allo sviluppo turist della carnia, alla cultura non in termine stretto cultura=musica o teatro, ma nel senso di coscienza sociale, di appartenere a una nazione ad una regione ad una terra che ha dato molto nel tempo, ma che con un altra dirigenza può dare di più. Non mi interessa avere un ruolo di rilievo, solo avere voce, esprimere le mie opinioni, cercare il dialogo costruttivo piuttosto che lo scontro, perchè nessuno è depositario, penso, della verità assoluta.
non so se ha capito ciò che voglio dire. spero di si.

luigi
30 maggio 2011, 14:31

leggo dal sig. Fabio Cacitti:
“Passo da un centrodestra a un altro centro destra che più rispecchia certe idee di sviluppo e di cambiamento”…..??????????????????????

e quali sarebbero?
Se può brevemente espormele!!!!
Magari riguardo all’economia, al futuro dei giovani, all’immigrazione, alla famiglia!!!!

Le dò un consiglio sig. Cacitti:
-nel nostro paese e in questo preciso momento storico, NON ESISTE UNA POLITICA DI DESTRA o di Centro-Destra..!!! Magari ci fosse!!!!

Esiste solo i pro-Berlusconi e i contro-Berlusconi!

Anche perchè è risaputo che andare con Berlusconi “si guadagna soldini” come si guadagna soldoni ad andarci contro.

Fini per esempio, pur di smarcarsi da Berlusconi, si sta ridicolizzando dicendo cose di sinistra!!!!

fabio cacitti
30 maggio 2011, 22:18

siamo ancora fermi alla destra e sinistra si? più di ciò che è giusto per i cittadini o ciò che non lo è?! alle decisioni che lo favoriscono e le decisioni che penalizzano la popolazione?!
destra, sinistra…sa la pubblicità che diceva: “ti interessa se è donna o uomo, eterosessuale o omosessuale ecc.” parlando di dottori e prot. civile? bene, questa è la politica che vorrei, politica dove importa chi fa delle cose che fanno crescere l italia e non a quale partito faccia parte. Vorrei dei partiti che facciano ciò che dicono durante la campagna elettorale, vorrei partiti dove non è importante chi poi si va a sedere nella poltroncina, ma di cosa poi si andrà a realizzare. Criticare è troppo facile anche se utile, alle volte si dovrebbe cercare di costruire. Costruire qualcosa di nuovo, che punti a un qualche futuro per l’italia. Nel mio piccolo forse non ce la farò mai, ma almeno provarci penso sia utile. Per farle un esempio, nell’articolo sui rifiuti valent ha fatto un commento dove parla di un possibile progetto per la discarica o comunque per diminuire anche se poco i rifiuti, nessuno ha letto, o nessuno ha fatto caso, tutti accaniti (giustamente) per l’aumento di tasse, ma bisogna affiancare proposte a critiche, io sono di questa idea.

plupieri
30 maggio 2011, 22:36

Sior Luigi.Sempre stato contro Berlusconi io, anche se non con la bava alla bocca..Ahime’ mai guadagnato soldoni.Magari.Il giovane Cacitti ha entusiasmo, lo lasci dire senza troppe contumelie. Fini poi affermando anche cose di sinistra, (tolleranza, cittadinanza, integrazione, equità sociale) non va lontano da quello che da destra (europea) sostengono da tempo Merkel, Cameron o Sarkozy. Non è lui l’anomalia della destra italiana, ma Silvio paron, un pò Fujimori, un pò Peron, persino a tratti ricorda il compagno Chavez quando vuol passare da Presidente del Consiglio a quello della Repubblica come passasse dalla Rinascente alla Standa..Mi creda Sior Luigi fareste bene a pensare a poter vivere e soprattutto governare anche senza di lui, magari Vi riesce pure meglio..So che lei non è Berlusconiano, meglio Rauti che Santanchè. Più dignità e più coraggio meno baciapile.

plupieri
31 maggio 2011, 06:45

Aggiungo, dopo aver preso visione dei risultati delle elezioni amministrative, che forse non moriremo Berlusconiani.

Claudio "pronti"
31 maggio 2011, 07:01

Basta non esserlo nemmeno da vivi. Buongiorno, buona festa della Repubblica. In anticipo.

luigi
31 maggio 2011, 08:15

meno male che sono tornati i comunisti, i magistrati racconta-palle, i maghi della monnezza, quelli dei centri sociali, degli autobus gratis per gli ultra-sessantacinquenni, delle palle eoliche sulla torre picotta e del fotto-voltaico pagato con i contributi statali!

Hanno la bandiera arancione (di quella rossa si vergognano..poverini) come quella di Gullit e Van Basten, coltivano tulipani e erba bbbbbona da fumare per tutti.

Avanti tuttaaaaaaaaaaaaaaaaa

Tiger Jack
31 maggio 2011, 11:08

Il problema del centrodestra è che molti suoi elettori avevano mandato il cervello all’ammasso… fino a domenica scorsa, quando hanno deciso, visto come ragionano i presunti sordi leaderini del PDL di usare l’unica arma democratica che al popolo è rimasta (visto che la preferenza, alle politiche, è stata tolta): l’astensione.
Siamo stufi di questa politica e di questo centrodestra.
Se non lo vogliono capire neanche ora (ricordo che Berlusconi ha dimezzato i suoi voti personali a Milano!) credo che ci aspettano lunghi anni di egemonia di Vendola e Di Pietro.
E a questo punto la frittata è completa!

luigi
31 maggio 2011, 11:25

Oltre che da Milano e Napoli, sento gioire da più parti di questa sconfitta elettorale del centro-destra.
Fossi però per il PD non gioirei più di tanto, perchè i loro candidati non hanno vinto e si sono ritrovati ad appoggiare dei candidati che o si dichiarano appartenenti all’estrema sinistra o addirittura al di fuori dei partiti stessi.

Quindi non capisco come possa il PD cantare vittoria (ma tanto loro sono abituati a salire su ogni carro che passi lì davanti…poi dove li condurrà non importa).

Ciò che mi preme è ovviamente quali saranno le risposte che questi due nuovi e inaspettati sindaci daranno alle loro città!!!
aumenteranno le tasse ai loro concittadini? Manterranno le loro promesse fatte in campagna elettorale? Accontenteranno i Centri Sociali che li hanno appoggiati? Costruiranno le Moschee? etc. etc.

E mi auguro che chiunque possa poi giudicare senza farsi influenzare dal TIFO per la politica.

Teniamo però ben presente che le casse comunali sono quelle che sono…e che mandare i rifiuti a smaltire in giro per l’Italia, costa un sacco di soldi…chi paga? Il governo centrale o i bravissimi napoletani, che in materia di filo interdentale ne sanno certamente più di me e di carnicoincazzato?

luigi
31 maggio 2011, 12:55

Caro Plupieri la fase di un certo Berlusconismo è senz’altro finita. Era l’effetto placebo che il nostro Paese ha “consapevolmente” accettato, forse per sentirsi ancora vivo al cospetto di una economia globale che in concreto, ci ha inesorabilmente massacrati.

Se Berlusconi intenderà sopravvivere dovrà per forza trovare la medicina, perchè è chiaro che questo è il momento delle scelte. Scegliere però è duro, implica rinunce e selezioni delle proiorità, perchè i soldi non ci sono, checchè ne dicano i detrattori!

Sono d’accordo che i baciapile vadano a riposare (Bondi a quanto pare l’ha capito) mentre bisogna fare spazio per le decisioni dure…e per i sacrifici.
E per questo c’è da rifondare una destra moderata nei toni, ma estremamente decisa nel fare!!!

michele
31 maggio 2011, 20:18

per fabio: bravo. ti ammiro, anche se magari non condivido tutto quello che dici. sui rifiuti ho letto e condiviso il pensiero di gvv. dx e sx? non sono uguali. è vero che la politica deve essere capacità di fare sintesi e capacità di fare progetti condivisi, ma alcune idee sono contrapposte. il dialogo, ovviamente, ci deve essere, non come in questi anni che solo perché eri di dx o di sx eri colpevole… son contento che ci sono ragazzi giovani che hanno ancora voglia di provare a rendere il mondo migliore.

Adriano Rainis
31 maggio 2011, 20:21

Berlusconi non è l’ammalato, ma il male della destra e non è nei suoi interessi trovare medicine, ma continuare a difendere i suoi interessi. Sono commoventi i dipendenti del PDL che parlano della necessità delle primarie. L’amministratore delegato di quel partito decide in prima persona chi deve presentarsi, vedi dichiarazioni di oggi sulla Carfagna candidata a Napoli. E Noemi a Casoria? Hanno perso anche quella.
Le dimissioni sono uno strumento per persone serie che, accortisi di non aver consenso, lasciano a chi può aver più capacità e voglia.

de prato renzo
1 giugno 2011, 00:16

una normale tornata aministativa con normali avvicendamenti dopo anni di amministrazioni di destra e anche di sinistra” sbagliando candidati”,trasformate da Berlusconi in un referendum su se stesso grave errore,visto che tutti i governi d’europa perdono consensi,io non mi preoccupo e penso a qualche arrogante che pesava di avere i voti alimentando paure,a quei “sigonrsi”che danno sempre ragione al capo,a quelli che pretendono le candidature non avendo consenso,ai capi che in futuro debbono decidere su stategie e persone,mi sento tranquillo e sereno(l’opposizione la so fare)

luigi
1 giugno 2011, 09:21

Le sconfitte vanno accettate. Chi ha vinto però deve accettare a sua volta di incassare quelle stesse critiche, mosse per anni, nei confronti di chi vinceva le elezioni in Calabria, in Campania e in Sicilia, dove se a vincere era la destra, si accusavano i vincitori di essere collusi con la mafia, mentre se a vincere era la sinistra, si dava il merito al risveglio della cosiddetta SOCIETA’ CIVILE.

La “munnezza e Napule” è un business della Camorra. Non riconoscerlo significa essere intellettualmente scorretti e politicamente incoerenti.
Il fatto che non si sia riusciti a ripulire la città, lo si deve all’accondiscendenza verso questo potere e alla consapevolezza che così facendo, la stessa città non avrebbe mai reagito per cacciare i propri amministratori politici locali.

In poche parole, il governo manda i carrarmati e il sindaco locale…li distrugge!!! E li distrugge standosene letteralmente fermo (a) , tanto ad agire ci penseranno certe altre persone.

Per chi vuole vedere la realtà di Napoli, Napoli è questa!

Ripulire Napoli costerà (in termini di quattrini) lacrime e sangue. Apprestiamoci a seguire questo bellissimo film…nel quale De Magistris dovrà pensare che mezza torta è sua e l’altra metà è di tutte quelle brave persone che gli hanno tolto tra le palle i candidati di Berlusconi!!!!

Il tempo è nobile.

Per quanto alla Carfagna, penso che un conto sia fare il sindaco e un altro sia fare la velina. Questo è il punto negativo fondamentale del Berlusconismo.
L’uomo o la donna immagine vanno bene in certi contesti particolari, ma il fare, l’agire, appartengono a persone di solito con le pieghe nella faccia.

Andrea Mazzolini
1 giugno 2011, 10:18

….Ehhh!

luigi
1 giugno 2011, 10:52

De Magistris ha parlato anche del suo rapporto con gli alleati. In primis, del Pd, che in campagna elettorale ha combattuto come parte integrante del sistema affaristico e camorrista che guida i destini di Napoli da decenni. Forse perchè entusiasta per la vittoria, De Magistris ha abbassatto decisamente i toni, definendo il Pd «un partito fondamentale in questa fase di rinascita» e ha avuto anche parole di elogio per l’ex sindaco Rosa Russo Jervolino. La “sindachessa” è considerata “persona per bene”

Ci vuole una faccia come il c…..MA NEGLI ULTIMI 20 ANNI CHI ERA IL SINDACO DI NAPOLI?

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