Italia, Paese di port-ieri, ma oggi? L’opinione di Alessandro Zampa

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Alessandro Zampa durante la conferenza di ieri a Udine, dedicata al ruolo del portiere

Abbiamo intervistato il carnico Alessandro Zampa, oggi responsabile della preparazione dei portieri dell’Alessandria calcio, in passato dell’Udinese delle meraviglie, a margine di un incontro tenutosi a Udine organizzato dall’Aiac e avente ad oggetto il tema: “L’importanza del portiere nella tattica di squadra”, dove era relatore assieme a Michelangelo Mason.

Qual è lo stato di salute dei portieri in Italia?

“Diverse sono le componenti che fanno in modo che in questo momento non abbiamo il massimo di quello che potremmo avere, che la nostra scuola potrebbe dare. La scuola italiana è una scuola ottima, perché la gran parte dei portieri che vengono soprattutto dall’America, brasiliani, argentini e così via, in Italia fanno grandissimi salti di qualità. Sono tutti ragazzi che vengono con grandissime motivazioni. Forse in questo momento in Italia non abbiamo quella “fame” che questo ruolo presuppone. Fare il portiere oggi è sacrificio. Tanto tanto sacrificio e poche gratificazioni. Forse abbiamo poca gente che sceglie di fare questo ruolo.

Secondo: la situazione del nostro calcio: in questo momento un allenatore che perde due, tre partite viene immediatamente esonerato. Quindi c’è difficoltà da parte degli allenatori di far giocare ragazzi giovani, perché tutti cercano di proteggersi e far coprire un ruolo così delicato da un portiere tanto giovane è difficile. Quindici, venti anni fa succedeva che tanti portieri che provenivano dai settori giovanili di squadre di serie A, mi posso riferire a Turci, Taibi e tanti altri andavano a fare esperienza in C1 e giocavano: facevano due, tre, quattro campionati in C1 per poi ritornare alla casa madre. Toldo per esempio è andato a Trento due, tre anni e poi è tornato alla Fiorentina e all’Inter. Oggi i giovani sono poco inseriti come titolari nelle nostre squadre. Una cosa che ci dovrebbe far riflettere è come nel campionato tedesco ci siano ben otto giocatori che sono messi in lista durante una partita che devono provenire dai settori giovanili. Questo potrebbe aiutarci ad avere un po’ di più fiducia nei nostri giovani. Quindi le componenti sono sia caratteriali – non c’è tanta “fame” per fare il portiere – secondo la situazione attuale del calcio in Italia”.

Quanto sta diventando importante il gioco coi piedi per il portiere?

“Se noi ci ricordiamo l’Ajax di Crujff nel lontano ’74 aveva gia portieri che erano bravi di piede, poi nel 1999/2001 in Italia è venuto Van Der Saar alla Juventus ed è stata una lezione per tutti di come aveva la capacità di gestire con entrambi i piedi tutto quello che concerneva i retropassaggi o i calci di rinvio. Oggi come oggi, siccome sul tesserino del ragazzo c’è scritto calciatore e non portiere, sarebbe fondamentale che tutti noi capissimo che questo ragazzo ha bisogno di partecipare a tutti gli allenamenti di situazioni (di tattica, ndr) e di tecnica che fanno i propri compagni”.

martedì 30 novembre 2010
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