L’urgenza si è manifestata con gravità per colpa della riforma Gelmini, ma il problema è quello noto da tempo: le scuole di montagna sono l’ultima diga allo spopolamento, se chiudessero assisteremmo a una esondazione demografica verso valle. Oggi, con l’innalzamento a 18 del numero minimo delle pluriclassi (prima era 12) e con il costante sfregio alla continuità didattica i problemi aumentano. Sul punto il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha oggi approvato un ordine del giorno a favore della salvaguardia e per il rafforzamento delle scuole di montagna. Il provvedimento è frutto di una mozione presentata dai consiglieri di minoranza del Pd (tra i quali il carnico Marsilio) che voleva impegnare il governatore Tondo e l’assessore all’istruzione Molinaro ad attivarsi per applicare in maniera elastica i parametri stringenti della riforma, a stipulare un protocollo d’intesa col ministero dell’Istruzione per la salvaguardia delle scuole montane e a “intervenire sull’Ufficio Scolastico Regionale affinché, nell’assegnazione degli organici di fatto alle singole scuole, tenga conto della problematica situazione della zona montana consentendo, attraverso un ampliamento della dotazione organica, la copresenza di insegnanti per l’insegnamento di alcune materie a gruppi omogenei, mantenendo in tal modo le classi “distinte” nei plessi maggiormente disagiati”.
La mozione è stata immediatamente ritirata per far posto a un ordine del giorno trasversale (sottoscritto – oltre, naturalmente ai consiglieri del PD – anche da Franco Baritussio, Luigi Cacitti e Roberto Novelli per il Pdl, Enore Picco della LN, Luigi Ferone per i Pensionati, Edoardo Sasco dell’UDC, Enio Agnola di Idv, e Roberto Antonaz di SA), approvato all’unanimità con 40 voti favorevoli. L’unanimità dà così maggiore forza nella ricerca di soluzioni a sostegno delle scuole montane e quindi anche carniche.
Nel documento sono quattro gli impegni che si chiede alla Giunta di assumersi:
PRIMO: sollecitare l’Ufficio scolastico regionale perché, tenendo conto della problematica situazione delle scuole nella zona montana, applichi l’opportuna flessibilità nella concessione del numero delle classi e assicuri l’incremento della disponibilità organica dei docenti rispetto ai parametri del decreto legge del 2008 sulla riorganizzazione della rete scolastica appunto.
SECONDO: attivarsi perché la Regione ottenga al più presto, attraverso un’apposita norma di attuazione del Titolo V della Costituzione, nuove competenze anche in materia di organizzazione dell’istruzione per poter determinare, con modalità differenziate, gli organici dei docenti nelle aree montane.
TERZO: considerare nel Piano di sostegno all’offerta formativa anche interventi mirati alla salvaguardia e al rafforzamento delle scuole in area montana per favorire la continuità didattica con la permanenza dei docenti per più anni nella stessa scuola.
QUARTO: si chiede all’Esecutivo di partecipare al tavolo tecnico di lavoro di cui fanno parte la Direzione regionale dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico del Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Udine e i rappresentanti degli enti locali e delle istituzioni scolastiche (tavolo costituito a Tolmezzo il 7 giugno scorso) e considerare le proposte scaturite proprio durante quel confronto. Soprattutto due: la garanzia del supporto alle attività didattiche nelle pluriclassi e il coinvolgimento dei Comuni nella razionalizzazione dell’intero sistema scolastico di montagna.
I COMMENTI:
Sandro Della Mea (PD): Sandro Della Mea consigliere del PD e primo firmatario tanto della mozione quanto dell’ordine del giorno per la salvaguardia e il rafforzamento della scuola in montagna esprime soddisfazione per l’accordo trasversale raggiunto in Aula. “L’ordine del giorno che ho proposto – ha dichiarato – ha raccolto l’adesione di tutti i consiglieri della montagna. L’intesa raggiunta è di buon auspicio, ma non deve far abbassare la guardia. Il documento - ha spiegato – impegna l’amministrazione regionale ad attivarsi per mettere in sicurezza l’offerta formativa nei territori montani messa a rischio dai tagli di spesa e dai progetti di riforma nazionali. Ma resta molto da fare per trovare i meccanismi più idonei a indicare l’opportuna flessibilità sulla formazione delle classi, delle pluriclassi e della dotazione organica, e per favorire la continuità didattica.
Intanto, comunque, che la Giunta si attivi per ottenere al più presto l’adeguata autonomia decisionale sugli organici nella scuola e poi si intervenga direttamente sul campo con iniziative specifiche e concrete da realizzare attraverso il protocollo d’intesa indicato dall’odg.
Il diritto allo studio in montagna – ha concluso Della Mea – resta ancora una priorità da salvaguardare. Auspico che alle attuali dichiarazioni di intenti segua un’attività conseguente tanto concreta quanto coerente”
Franco Baritussio (PDL): “L’atteggiamento dell’Aula nel voto sull’ordine del giorno sulle scuole montane è stato intelligente e responsabile, poiché su un tema così delicato come l’istruzione, che tocca la formazione e la crescita dei nostri giovani, non si poteva scherzare”. Ad affermarlo il vicepresidente del Gruppo Pdl in Consiglio regionale Franco Baritussio. “In tal modo – rileva Baritussio – l’intero Consiglio ha espresso all’assessore puntuali indirizzi per quanto riguarda gli interventi che la Regione può svolgere sia in via diretta, sia in sinergia con la Direzione Scolastica regionale, gli enti locali e gli operatori del mondo della scuola, anche al fine di eliminare il gap fra le scuole di montagna e non”. “Di rilievo – conclude Baritussio – anche l’esplicito riferimento all’attuazione del Titolo V della Costituzione ai fini di una maggiore autonomia della Regione anche in materia di organici scolastici”.
Enio Agnola (IDV): Anche l’Idv si è schierata a favore dell’ordine del giorno a favore della scuola nei territori montani. “Sui territori più marginali di questa regione – ha affermato per il Gruppo Enio Agnola – si stanno manifestando situazioni di difficoltà per la scuola dell’obbligo nonostante l’impegno delle amministrazioni comunali sia sempre più forte. Avvertiamo il rischio – aggiunge – che ci possano essere differenze nel servizio scolastico a seconda del territorio dovute anche dalle risorse disomogenee che le singole comunità locali possono mettere a disposizione. Questo è inaccettabile, perché il diritto allo studio deve essere garantito per tutti allo stesso modo. Nella divisione dei parametri di distribuzione dei contributi ai Comuni – continua Agnola – va tenuto conto quindi degli aspetti di difficoltà che si avvertono nelle scuole dei territori montani. In questi anni, soprattutto nelle scuole più piccole, – prosegue il consigliere - l’inserimento di alunni extracomunitari ha portato alla necessità di personale docente di sostegno, che però è il primo a essere messo in bilico dalla riforma nazionale della scuola e rischia così di creare un’ulteriore problema anche in nei plessi scolastici dei Comuni della montagna. Il mondo della scuola deve essere collocato al centro del programma di questa Regione, perché l’istituzione scolastica va considerata essenziale per favorire quel processo di consapevolezza di una ricchezza culturale che dovrebbe trovare non solo nei fondi e negli aiuti economici necessari a garantirne un servizio ottimale, ma anche nei programmi di studio – conclude Agnola – una propria specialità degna di una Regione autonoma con una storia come la nostra”.



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