Italo Barazzutti ritratto in quella che lui definisce "la mia foto più bella", in Iran meridionale all'interno di una tenda di nomadi
“State tutti tranquilli. Italo continua a migliorare. E’ un miracolo che non abbia riportato grossi danni permanenti. Nei prossimi mesi dovrà frequentare più centri di riabilitazione che palestre, ma tornerà quasi nuovo… Si fa per dire… Grazie e saluti a tutti anche da parte di Italo che abbiamo più volte sentito telefonicamente” sono state queste le parole che hanno suscitato il primo reale respiro di sollievo in quanti seguivano online l’ennesima avventura motociclistica di Italo Barazzutti. Le ha pubblicate il 26 giugno sul blog di Italo la sorella Elisa, che abbiamo sentito al telefono per avere notizie del motociclista giramondo che in sella alla sua amata Thelma (una Honda Goldwing 1200 del 1986 con la quale era stato – per fare due esempi – in Mongolia e poi a lambire i confini cinesi) aveva appena concluso la cavalcata nelle americhe, toccando la Patagonia a sud e risalendo fino in cima all’Alaska a nord.
L’incidente è avvenuto per motivi ancora sconosciuti e in assenza di testimoni il 10 giugno scorso quando, dopo aver raggiunto la meta finale di Prudhoe Bay, sulle sponde dell’Oceano artico, stava tornando indietro, alla volta di Fairbanks, dove avrebbe preso l’aereo con il quale il 18 giugno sarebbe dovuto tornare in Italia. Qui a 200 miglia dall’arrivo è avvenuto il sinistro. La sorella Elisa ci fa sapere che l’incidente è stata una cosa seria con alcune complicazioni, varie le fratture. Il “Navigatore di terra”, così ama definirsi, non è però a rischio di vita e inoltre c’è la certezza che non abbia perso la mobilità. Ora si trova in una struttura che offre garanzie, nell’ospedale di Ancorage.
Elisa ci ha chiesto espressamente di ringraziare tre persone rivelatisi fondamentali in questa vicenda: due motociclisti che si trovavano in Alaska e ai quali era arrivato il tam tam di notizie su Italo e che si sono fermati a seguire l’evolversi delle sue condizioni fisiche: Ugo Raffaelli e specialmente Ilario Lavarra, milanese che con un vespino anni ’70 stava effettuando il giro delle tre americhe e che si è fermato 5 giorni accanto a Italo. Infine il console onorario Vittorio Montemezzani, che ha preso a cuore la causa di Italo dandogli un appoggio quasi fraterno. La prossima settiman volerà in Alaska Giuseppe Avanzato, marito di Elisa e medico.
APPROFONDIMENTI:
Il sito di Italo “Navigatore di terra” da dove si può accedere al suo blog



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