di Massimo Di Centa
Si gioca di sabato, sabato 26 giugno alle 17, in anticipo, come le partite che contano. Ma un derby è sempre una partita che conta! Paluzza – Timau è un derby e quindi una partita che conta. Sempre. A prescindere da classifica e situazioni contingenti. Ho volutamente mantenuto la vecchia dizione Paluzza – Timau, perché da sempre il derby si chiama così. Avete mai sentito parlare di Internazionale – Milan? No, perché si dice Inter – Milan, e basta! Non ce ne vogliono gli amici di Cleulis, esclusi solo dalla dizione, non certo dalla trama e dall’atmosfera della sfida. Anzi, se esiste un posto in tutto il Comune in cui il derby è sentito più che altrove, beh, questo è proprio Cleulis…
Era derby addirittura quando c’erano le elezioni comunali: se nelle liste c’era un candidato sindaco di Paluzza ed uno di Timau, la campagna elettorale diventava quasi una discussione da bar sport! E se per caso alla fine vinceva il candidato di Paluzza, già si sapeva che per ogni lavoro previsto per il capoluogo, ce ne doveva essere uno anche per la frazione timavese.
Una contrapposizione non solo calcistica, quindi, ma anche culturale e sociale. Paluzza è la squadra del capoluogo, quella un po’ snob che vive quasi tutti gli eventi col distacco tipico di chi ha pensieri più grandi. Timau e Cleulis rappresentano la genuinità delle frazioni, il realismo delle periferie, un orgoglio autonomista impensabile da un punto di vista logistico e di erogazione di servizi, per così dire, municipali. Eppure una sorta di autonomia c’è ed è rappresentata dal fatto di avere una propria lingua e tradizioni culturali diverse. Timau e Cleulis, insomma, non soffrono di complessi di inferiorità, mentre Paluzza il suo complesso di superiorità lo giustifica con il fatto di essere pur sempre il capoluogo ed i due titoli vinti negli anni Sessanta. Quasi mezzo secolo fa, d’accordo, ma intanto l’albo d’oro può essere esibito con orgoglio. Quell’albo d’oro che vanta anche due finali di Coppa Carnia, sfuggite per un soffio. Era, quello, il Paluzza dei fratelli Marco e Nicola De Cillia, di Luigi Clara, di Gianni Plazzotta, di Andrea Paoloni. Una gran bella squadra che non vinse nulla ma che era in grado di giocare un calcio davvero molto bello. L’ultimo grande Paluzza, perché poi, negli anni, sono stati più i tonfi che i trionfi ed il fatto che ora il derby sia un incontro della Terza categoria la dice lunga.
Categorie a parte, i confronti diretti tra le due squadre sono in un sostanziale equilibrio: nei 50 incontri di campionato disputati, un po’ a sorpresa è in vantaggio il Timaucleulis, con 20 vittorie, contro le 17 del Paluzza, mentre i pareggi sono stati 13. Nel computo dei gol fatti, più marcata la supremazia timavese con 92 reti fatte contro le 72 dei paluzzani. Negli incontri di Coppa Carnia, invece, il Paluzza è in leggero vantaggio: in 12 incontri disputati, la squadra del capoluogo ha vinto 5 volte, perso 3 e pareggiato 4, realizzando 23 gol e subendone 14.
PERSONAGGI
C’era una volta…
Le sfide di una volta: che entusiasmo, che passione! Gente che oggi si è messa più di mezzo secolo dietro le spalle ricorda quelle partite ancora con brividi di emozione. Sono stati tanti i protagonisti di quei derby: ne abbiamo scelti due per simboleggiare la storia della stracittadina del Comune di Paluzza. Aulo Maieron e Remo Maieron, giocatori simbolo per le rispettive squadre.
AULO MAIERON. Lui è stata un’autentica bandiera per il Paluzza. Non ha mai voluto indossare nessun’altra maglia, non cedendo mai alla corte serrata che negli anni gli hanno fatto proprio il Timau ed i Mobilieri di Sutrio. “Con Timau e Sutrio – racconta Aulo – ho disputato solo qualche torneo estivo in prestito. Ero troppo legato ai colori nerazzurri, dalla serie A al … Carnico!”.
Che cosa era il derby?
“ L’occasione unica di primeggiare nel proprio Comune, il motivo per prendere in giro gli avversari in caso di vittoria. Aldilà della classifica, perché battere il Timau significava uno sfottò continuo, anche durante l’inverno successivo”.
Qualche ricordo in particolare…
“ Ho tanti ricordi, ma un paio sono davvero nitidi nella memoria. L’anno in cui il Paluzza vinse il campionato io avevo 15 anni ed ero in tribuna nel derby d’andata. Alla fine del primo tempo il Timau vinceva 2 a 0 e vidi quattro timavesi partire verso il paese: una specie di staffetta per andare ad organizzare i festeggiamenti. Nella ripresa, però, i nerazzurri si scatenarono ribaltando completamente la situazione. Finì 3 a 2 per noi. Da giocatore, invece, al Timau è legato il mio esordio nel Carnico: avevo appena compiuto gli anni necessari per giocare in prima squadra e mi toccò esordire proprio a Timau. L’allenatore mi schierò terzino e dovetti marcare Caciagli, uno che a pallone ci sapeva fare. Finì 1 a 1 e Caciagli non segnò… Ma ricordo anche una nostra vittoria per 4 a 1 in cui realizzai uno dei quattro gol, qualche minuto dopo aver colpito una traversa con un colpo di testa su azione da calcio d’angolo. Beh, non ci crederete, come ho segnato non me lo ricordo, ma la rabbia per la traversa colpita la sento ancora adesso!”.
Avversari che ricordi con piacere?
“Uno, senz’altro, è Gianbattista Silverio. Lui era veramente bravo, ma il derby gli giocava sempre brutti scherzi. Noi lo sapevamo e puntualmente iniziavamo a provocarlo: lui ci cascava sempre e spesso nelle stracittadine è stato espulso. Un altro è Giulio Matiz: che gran giocatore! Era veramente di un’altra categoria e spesso è risultato decisivo, purtroppo per noi”.
REMO MAIERON. A differenza di Aulo, Remo Maieron ha vestito anche altre maglie, quelle di Tolmezzo e Gemonese. Eppure quando ho chiesto ai timevesi di indicarmi un personaggio storico del derby, la risposta è stata plebiscitaria: Remo! Così, senza neanche citare il cognome, perché Remo, per la gente di Timau e Cleulis, è solo e semplicemente Remo.
Perché, Remo, questa stima, questo affetto nei tuoi confronti?
“Forse perché la mia voglia di derby mi usciva dalla pelle. Il derby era la partita dell’anno, non riuscirei proprio a trovare altre definizioni. Ricordo che appena uscivano i calendari della nuova stagione sportiva si andava subito a cercare le date del derby!”.
Qualche ricordo…
“il derby del 1979, il mio primo derby. Avevo venti anni e mi sono buttato in quella partita con tutto me stesso. Risultato finale? 3 a 2 per noi ed io che segno tutte e tre le reti del trionfo. In tanti anno che seguo il calcio, non ho mai visto tanta gente al campo di Timau. Uno spettacolo! Quando ho fatto il terzo gol sono andato sotto i tifosi del Timau in delirio. Ma tra loro c’era un tifoso del Paluzza, “Ciano” di Casteons: in quel gruppo di gente festante l’immagine più nitida che ho nella memoria è quella di “Ciano” che piangeva! Quella stagione fu magica, perché al ritorno, bastonammo il Paluzza con un sonoro 6 a 1, sul campo di Sutrio. Il ricordo più brutto è invece un 6 a 2 rimediato qualche anno dopo da un grandissimo Paluzza. Una lezione di calcio: ricordo i fratelli De Cillia, Clara, Paoloni, Gianni Plazzotta. Tanto di cappello ad un gruppo formidabile”.
L’avversario più tosto?
“Alberto Orsaria. Non mi dava tregua e poi era uno che reggeva il confronto anche sul piano fisico nei miei confronti. Duelli duri ma sempre leali”.
Se ti dico derby chi ti viene in mente?
“Daniele Primus e Tullio Mentil, rispettivamente un fratello maggiore ed un padre. Daniele raccoglieva le impressioni, le ansie, gli stati d’animo ed era sempre pronto a dare una mano in ogni circostanza. Tullio, invece, era semplicemente un mito! Lui gestiva il negozio di alimentari del paese ed era l’allenatore della squadra. E’ facile intuire i discorsi con i clienti nei lunedì post derby… Nella famosa partita del 1979 (quella del mio esordio), aveva promesso 100 mila lire a chi avesse segnato il gol decisivo. Una cifra enorme, per l’epoca: io, nel 1976, guadagnavo 123 mila lire al mese, quindi…”.
Tu interista doc, cosa provavi quando segnavi ad una squadra con le maglie nerazzurre?
“Un grande dolore! Ogni volta che c’era il derby, speravo che il Paluzza giocasse con la maglia bianca”.
* * * *
C’è qualcuno che il derby l’ha vissuto sia sotto la “Crete” che in Via Mulines: quindi chi meglio di Pierino Delli Zotti può descrivere l’atmosfera del derby? Lui è stato allenatore di entrambe le squadre e non ha alcuna esitazione ad affermare: “Il derby a Paluzza era quasi una partita come tutte le altre. A parte qualcuno, infatti, tra i giocatori del Paluzza erano in pochi a considerare speciale questa partita. Forse perché a Paluzza ci si scalda per pochi eventi, la gente rimane abbastanza freddina. E? più sentito il confronto con il Sutrio, ma in generale l’entusiasmo è molto tiepido. Ho allenato diverse squadre, ma un ambiente distaccato come a Paluzza non l’ho trovato da nessuna parte. A Timau c’è più entusiasmo e questa partita, a volte, rappresentava il bilancio di una stagione: vincere il derby, insomma, voleva dire considerare positivo il campionato!”.
IL DERBY OGGI
E oggi che partita è il derby? Quest’anno, con le due squadre in Terza categoria è un match un po’ in tono minore. Chi lo vince magari potrebbe prendere lo slancio morale per inserirsi nei discorsi di vertice. Però non c’è più l’atmosfera di una volta. Sono cambiati i tempi ed il campanile non offre più tanti spunti. C’è ancora una certa rivalità, ci mancherebbe, ma la collaborazione intrapresa da qualche anno a livello di settore giovanile ha senza dubbio modificato l’effetto della contesa. A sentire il derby sono quei giocatori di Paluzza che giocano a Timau (Michael Plazzotta e Andrea Del Bon, per esempio) o gente come Christian Bellina (figlio di Claudio e nipote di Nereo, due mostri sacri del football timavese) e Giacomo Matiz, due che incarnano forse meglio di ogni altro lo spirito biancazzurro di una volta.
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