Intervista esclusiva con l’ex presidente del Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia sui retroscena dell’sms che lo ha spinto a querelare il coordinatore del PDL per la Carnia.
Antonio Martini, che si è auto sospeso dal ruolo di coordinatore provinciale di Udine dei Popolari Liberali, respinge ogni possibile accusa di cattiva amministrazione o, peggio, di irregolarità nel suo operato e rilancia dicendo che il raccordo ferroviario e la discarica sono il fiore all’occhiello del suo operato politico. Difende la moglie e il fratello, che definisce di “intransigente onestà”. Attacca il consigliere regionale PDL Luigi Cacitti sugli accordi politici e critica la trasformazione dello stesso scalo ferroviario, ridotto “quasi a uno scempio, con attività produttive nel campo degli alimentari”. Rivela che sulla discarica assoldò in passato investigatori privati per scoprire i mandanti delle accuse mosse nei suoi confronti. Questo e altro emerge dall’intervista in tre parti che abbiamo fatto con quello che si definisce “Vecchio centrista”, protagonista di una contesa politica (e ora giudiziaria) con Luigi Cacitti, da lui querelato per ingiurie e minacce legate a un SMS inviatogli da quest’ultimo.
PRIMA PARTE- Un messaggio “quasi mafioso” / Quegli accordi non rispettati / La ferrovia
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Perché ha sporto querela per ingiurie e minacce contro Cacitti?
“Perché quel messaggino che mi era arrivato, dopo aver sentito diversi amici e conoscenti, da qualche procuratore a qualche avvocato, mi hanno detto “è di una gravità tale – quasi un messaggio mafioso – che tu non puoi far passare sotto silenzio, per due motivi: perché mettono in dubbio su alcuni problemi la tua attività amministrativa e poi perché in effetti creano un metodo che ha tutto, fuorché del metodo democratico”. E quindi ho preso un avvocato, non locale per non creare polemiche, un mio vecchio amico della regione: l’avvocato Monai e abbiamo fatto ‘sta cosa: è andato dai carabinieri e via, il solito procedimento”.
Il presupposto sottointeso dell’SMS di Cacitti potrebbe essere tradotto così: Se guerra vuoi, guerra avrai. Dice effettivamente: “Se vorrai continuare in questa direzione…”. Si è fatto una domanda: a cosa si riferisce Cacitti? Cosa ha fatto lei, a questo punto, a Cacitti, per innescare questo SMS?
“Eh, infatti, è ben quello che mi domando. Se non è un delirio di onnipotenza personale, perché credo sia legato alle vicende della giunta di Tolmezzo, in cui questa alleanza ampia con in lista anche i Popolari Liberali, sostanzialmente i vecchi popolari che non avevano aderito al PD. C’era l’accordo di mettere le priorità nei programmi assieme se si avesse vinto, e di dare la rappresentanza a tutti i gruppi se avessimo vinto. Le cose sono andate così. Due di Forza Italia, due nostri, due autonomi con la signora (Indipendenti per Zearo, ndr), due della Lega e due del CCD (UDC ndr) e quindi la maggioranza era quella, poi siamo venuti a sapere di un documento firmato dal Cacitti con la Lega, che cambiava un po’ tutti i giochi, ma senza nemmeno avvertirci. Noi da quella volta non ci siamo più visti. Io certo che ho fatto le mie rimostranze, anche telefonicamente, dicendo che non avrei accettato assolutamente queste soluzioni e da questo è nato questo messaggino stranissimo, sul quale io penso indagherà la magistratura, farà il suo dovere. Io sarei contento che finalmente sui problemi che cita il signor Cacitti, anche la pubblica opinione abbia contezza completa. Perché tira in ballo faccende personali: mio fratello, mia moglie, quindi di una scorrettezza fuori dal normale, perché a tutti è nota la loro intransigente onestà nella loro vita e me mi tira in ballo per la questione discarica e dello scalo ferroviario. Due problemi che sono, direi, tra i miei fiori all’occhiello, accanto alla viabilità carnica, al centro studi. Dico fiori all’occhiello perché erano legati a momenti difficili. La ferrovia, se non fossi intervenuto di brutto con il consorzio industriale, era una delle questioni che la cartiera aveva posto per tenere aperto il reparto di cellulosa, e infatti riuscii in breve tempo ad avere il finanziamento, a comperare il bene e a rimetterlo in sesto come raccordo ferroviario. Anzi, mi meraviglio, perché dopo è stato sia dismesso metà piazzale – mentre io quella volta recuperai quel che potevo recuperare coi miei tecnici – e se ne è fatto quasi uno scempio, con attività produttive nel campo degli alimentari e nessuno ha aperto il becco. Poi non si è più messo il collegamento, si è dismesso il raccordo con le cose nazionali, mentre dovevano – anche se si pagava qualcosa – rimanere la convenzione: se uno poteva comprare del legname o qualche altra cosa”.
Entrando nello specifico: per ciò che concerne lo scalo ferroviario, le accuse di Cacitti sul mancato funzionamento, di una cattedrale nel deserto, di un binario morto, lei le respinge?
“Ci sono i documenti anche perché, tanto per essere schietto, in questo brutto ambiente strano, che è la politica, io mi sono tenuto tutti i documenti, ossia ho un documento firmato dai sindacati e dalla cartiera, dagli industriali, in cui chiedevano la ferrovia, e c’è una bella pubblicazione che abbiamo fatto col compianto dottor Bortotto, presidente degli industriali e tecnico delle ferrovie, sul valore aggiunto di questo nuovo raccordo industriale di cui si parla anche in questi giorni, perché almeno per alcuni altri aspetti, anche quello turistico, andrebbe di sicuro valorizzato. Se mettiamo il conto di quanto si è speso, dai piazzali di Carnia, fino su a tutto Tolmezzo dove si è fatto su fino a Caneva e tutti i terreni della Zona industriale, abbiamo speso meno di cinque miliardi e quindi coi lavori, col sistemare il ponte, rimesso in sesto. Perché lei è giovane, ma i vecchi ricordano che la ferrovia fu chiusa dicendo che il ponte era pericolante e quindi lo abbiamo rimesso anche in attività quello. Un ponte buono è sempre una cosa utile per mille motivi”.
SECONDA PARTE – La discarica: “fu una manovra per eliminarmi politicamente” / Quei mandanti oscuri / Vecchio centrista.
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“La discarica è poi una vicenda ancora peggiore, perché è stato lo strumento…”
Mi permetta, per far capire ai lettori: si parla dell’impianto di compostaggio di Villa Santina
“Il completamento della discarica che è stato una cosa gravissima, perché è chiaro che è stato una manovra politica per farmi dei danni. Ossia per togliermi dalla politica completamente. Io poi ho capito alcune cose e spero che almeno adesso sia l’occasione per fare chiarezza e chi ha fatto l’operazione delinquenziale quella volta paghi. Di cosa si tratta, in altri termini? Si tratta dell’ampliamento della discarica, di Caneva. È un’opera alla quale io ero contrario, all’ampliamento. Perché faceva un po’ di puzza su Tolmezzo. E allora quando in giunta della Comunità (Montana) si trattava di queste cose, io non andai mai. Non fui mai, mai presente. Quando alla fine fu da approvare il progetto, il presidente Moro mi disse: devi essere anche tu, perché è un fatto politico, bisogna essere tutti presenti. Andai, approvai il progetto anzi, feci perfezionare la delibera, perché tutte le imprese che avevano le caratteristiche per partecipare al concorso, partecipassero. Poi le cose andarono avanti. Io l’anno dopo venni eletto presidente della Comunità per un breve periodo. Il primo atto che mi toccò, a operazione espropri completata, fu di immettere le imprese nei territori. Andai subito dal procuratore, che allora era il dottor Formaio, lo informai della cosa. Mi disse: “Vada avanti con cautela perché lei sa che è una bomba grossa”. “Eh, lo so – ho detto – dottore”. E quindi, mi ricordo che baruffai anche col sindaco Tondo allora, perché non lo … (?) nemmeno lui. Il giorno prima che scadessero i termini, feci entrare le imprese, e ne nacque poi quel che ne nacque, con denuncie doppie come fanno i mafiosi, in procura e dalla finanza in modo che scattasse qualcosa. Scattò l’avviso di garanzia: eravamo un venerdì santo, la settimana prima che chiudessero le liste regionali. Scattò un avviso di garanzia per un pseudo reato, non era neanche un reato, era un concorso in abuso d’ufficio. Ossia l’abuso lo avrebbe fatto il presidente, ma però quelli che erano in giunta pagavano anche loro. Mi tolsero dalla lista per le regionali a Udine, poi io feci ricorso e chiaramente vinsi perché non era nemmeno un reato. Andarono avanti anni e anni di indagini. Si spese centinaia di milioni ad analizzare l’ambiente, i limi, tutte queste cose qua: venne fuori niente. La faccenda venne chiusa. E il Tribunale: fecero con le braccia così… “Sa, può capitare”. “Sì, può capitare – ho detto – ma vi rendete conto la gaffe che avete fatto?”, mi fecero solo così… E adesso tanto bene che ritorna fuori la vicenda. Che poi tutti gli altri ricorsi collegati, la Comunità li ha vinti. L’altro giorno ho chiesto al Commissario della Comunità montana che attraverso le vie legali si faccia pagare i danni che la Comunità ha avuto. Perché ha iniziato i lavori, non li ha finiti, c’era già una guaina messa sotto. Pensi lei poi il danno: portare tutte le immondizie… è stata una cosa kafkiana. Danni che ammontano a miliardi”
Farli pagare a chi?
“Io credo che debbano pagare quelli che han fatto il ricorso, o meglio i mandanti, perché il ricorso l’han firmato tre, quattro poveri vecchietti di Caneva, che neanche sapevano niente: si è fatto apposta a far firmare ai vecchietti perché è ovvio che nessuno voleva mettere la faccia. Io a quei tempi feci delle indagini con dei gruppi di investigatori privati e mi son fatto abbastanza le idee chiare. Ci furono quindi delle informazioni errate, manipolate da parte di qualcuno, con doppia denuncia: alla Finanza e alla Procura. Quasi avessimo fatto un qualcosa di illegale, illegittimo e sostanzialmente falso, quindi una truffa. Ma l’obiettivo ero solo io, lo dissi a Moro e anche ai miei amici. Povero il mio collega Matiz, che era già malato di cuore, credo che poi sia morto prima dell’ora anche per questi motivi. D’altronde queste erano le cose della politica in quegli anni tristi, perché erano i primi anni di Tangentopoli, quindi un avviso di garanzia non voleva dire niente, però si passava per ladri appena arrivava una cosa simile. So che ne stettero male i miei figli, io abbastanza e quindi su queste cose qua, tanto bene che mi hanno ancora accusato”.
Mandanti che non se la sente di rivelare?
“Eh, eh, eh ..”
Ovviamente
“Legati al mondo della politica”
Mettiamola così: secondo lei può esserci un continuum, una continuità tra il rimestare di nuovo su questa questione e l’ambiente politico dal quale scaturì quella accusa?
“Non credo. Io quella volta patii qualche cosetta dalla magistratura, ricordo anche quando completai le scuole per i salesiani, che in effetti fu un’operazione non solo per i salesiani, che ne avevano il diritto, ma anche perché così recuperammo tutto il palazzo in cui adesso ha sede la Finanza. Quella volta il PCI mi attaccò e in procura aprirono un’inchiesta. Mi venne da ridere, perché casomai dovevano attaccare la giunta provinciale intera. No, attaccarono solo me. E anche quella volta andai in procura, portai le carte, spiegai come stavano le cose e tutto si chiarì. Erano i tempi in cui già si incominciava a fare politica attraverso le querele e le denunce. Adesso forse c’è un filo rosso, perché si va avanti con minacce che non capisco che cosa abbiano. Io non c’ho niente contro nessuno. Però voglio che questo sia un esempio. Faccia la giustizia quel che deve fare, non voglio averne degli utili, voglio che sia un esempio e nel frattempo mi sono sospeso da coordinatore provinciale dei popolari liberali, e questo mi dà ancora più forza culturale di capire che l’Italia non è fatta per due raggruppamenti soli, e quindi credo che anche nel futuro la mia presenza – ormai sono vecchio – sarà come ho sempre fatto, di vecchio centrista, ma non in questi blocchi. Perché vedo che da una parte hanno preso in giro anche Berlusconi, ossia: sostanzialmente c’è soltanto ex-Forza Italia, più ex-Alleanza Nazionale. Dall’altra parte si è visto il congresso che adesso ha finalmente messo chiarezza dove si colloca il PD, io l’avevo già intuito tre anni fa”. (A sinistra, ndr).
TERZA PARTE – Accordo ridicolo / La moglie / Il fratello / Poltrone sì, poltrone no
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Lei ha riaffrontato l’argomento politico. Calandolo nel locale, prima accennava ad un accordo pre elettorale stretto da Cacitti a sua insaputa
“Si, pre elettorale, o post, non so quando lo ha fatto, è una cosa comunque ridicola”.
A cosa allude?
“All’accordo che ha fatto lui privatamente, non era mica lui il padrone. Poteva essere il sindaco al limite, spiegando a tutti gli alleati dov’erano i motivi. Tutto lì”.
Questo è l’accordo per i posti della Lega?
“Ossia, lui per fare questo, per disdire completamente gli accordi. Ossia non dare nemmeno un posto agli amici popolari liberali…”
Un altro argomento molto delicato, al quale Cacitti accenna, è quello dei ruoli dei parenti. Viene naturale da osservatori esterni praticare una connessione immediata con la (sua) moglie e col fratello. Anche perché parla di Casa di riposo. Non si capisce se Cacitti alluda al ruolo di direttore di sua moglie. In merito si è fatto una ragione?
“Infatti, è lì che non capisco niente, perché in effetti mio fratello ha persino accettato in questa convulsa fase iniziale di fare il capogruppo (del PDL) in Consiglio comunale. Mia moglie, non perché mia moglie, è stata una dei funzionari che ha visto crescere e aiutato a far crescere la casa di riposo. E non voglio neanche fare polemica su questo. E quindi ha creato un po’ di disagio a casa, ma niente di speciale. Perché in effetti ha avuto anche riconoscimenti in comune per come con estrema serietà, onestà professionale abbia condotto la casa di riposo della Carnia, che l’ha vista lavorare per quarant’anni – oggi è in pensione – con poco personale, pochissimo, anzi ha fatto quasi la missione di insegnare a tutto il personale, che un po’ sostanzialmente lo ha allevato lei. Per cui veramente non so cosa dire di queste cose. Se poi vogliono andare a vedere a Casa di riposo, troveranno tutto a posto. Forse qualcuno che ha incarichi professionali in Casa di riposo forse non potrebbe averli sul piano deontologico, essendo stato anche amministratore pubblico, o essendo amministratore pubblico”.
Per ciò che concerne invece suo fratello Francesco, già capogruppo PDL in Consiglio comunale, è vero che lei si è arrabbiato per la mancata assegnazione di un assessorato in comune?
“Assolutamente, perché io sono arrabbiato perché dopo aver condotto le trattative, aiutato a fare il programma e non dico altro, perché d’altronde con l’esperienza che c’ho, sono anche abbastanza capace di fare queste cose. Non mi si è nemmeno detto niente. Si è andati a parlare in via privata col mio amico Vittorio (Caroli, assessore alle Opere Pubbliche, ndr) che sapevo purtroppo essere malato e che spero in questi giorni, in questi mesi, si riprenda, perché aveva anche una malattia che lo ha portato a Udine, in ospedale e tante cosette. Io son contento che si sia ripreso. Quindi era tutto super pacifico, anzi mi sembra che in questi giorni, perché non sto seguendo niente, l’abbiano reintegrato o messo in giunta non so al posto di chi. Non mi interessa. Ho detto solo al sindaco che visto che coi gruppi non se ne esce, che riprenda in mano l’iniziativa lui, perché in effetti posso dire che sono stati finora mesi di rodaggio, ma non si è visto una accelerata su tante cose importanti in cui Tolmezzo dovrebbe dire la sua con onestà, specie adesso in mancanza della Comunità montana. Ci sono tantissimi problemi e credo che le forze politiche, sia quelle di maggioranza che di minoranza possano dare il loro contributo. Per esempio, anche come metodo, sono stato sempre personalmente contrario a che nei vari enti non ci sia anche l’espressione della minoranza. Perché il controllo è quello che avviene anche un po’ a livello nazionale, il controllo è una delle cose democratiche. Altrimenti siamo a Putin o a qualcun’altro”.
Per chiudere: un’analisi complessiva. Il quadro che emerge, lasciando da parte gli aspetti penalmente rilevanti, è di una politica fatta sull’attribuzione di poltrone e non sui programmi. Lei si smarca da questo genere di far politica? Nega che sia stato così?
“È vero che è capitato così. In effetti la politica, almeno come la intendevo io, era fatta di tre parti: il “Quadro politico”, ossia quelli che si mettono assieme per un’alleanza. Un quadro politico che nasce per un “Programma”: è quello che fa mettere vicino le forze anche diverse. E poi c’è l’”Organigramma”, ossia quelli che hanno collaborato a stendere il programma. Siccome in questi anni vale sempre meno il consiglio e vale sempre di più l’esecutivo, è giusto che siano compartecipi, lasciando scegliere comunque al sindaco o al presidente di provincia le deleghe da affidare secondo le capacità o le esigenze sue. Non so, se a me dicono: hai quell’assessorato, indico quello che mi sembra più adatto. Queste cose qua sono spiaciute, ma sono servite anche per mettere in evidenza alcuni aspetti sia politici, che di metodo di far politica nel complesso. È la prima volta che mi capita in quarant’anni che faccio politica. Anche se qualche volta, dico la verità, con gli amici del PSI di allora, una qualche difficoltà l’ho sempre avuta. Mentre con i minori mo son trovato sempre a mio agio Quindi le coalizioni con la socialdemocrazia, con i liberali, i repubblicani, erano sempre ottime, e poi quel che era ottimo era il rapporto con l’allora Partito Comunista, all’opposizione, ma c’era un rapporto di amicizia. O meglio, anche di confronto, ma mai di nemici. Io penso che col povero, che ricordo sempre con tanta simpatia, Ervé Lupieri, lui da una parte sia in provincia che a Tolmezzo, io dall’altra. Ci si prendeva in giro, poi anche sul piano personale le mie assicurazioni le ho fatte sempre più che con l’Unipol, con Ervé Lupieri, tanto per capirci. Adesso la cosa si è un po’ imbarbarita”.
Per ciò che concerne il lato “organigrammi”?
“Anche. Gli organigrammi e il modo interpersonale di far politica, questo sì”.
Francesco Brollo
Approfondimenti:
Ecco l’articolo di Tolmezzo News che tratta dell’SMS inviato da Cacitti a Martini e del relativo dibattito in Consiglio comunale



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